Cultura & Spettacoli

A World Press Photo Torino il fotoreporter siciliano Alessio Mamo (VIDEO)

Scritto da Andrea Di Bella Giovedì, 25 Feb 2021 - 0 Commenti

La mostra internazionale "World Press Photo Exhibition 2020” che fa tappa a Torino, presso il Museo Palazzo Madama, rimarrà aperta fino al 5 marzo 2021.

World Press Photo è la più importante mostra al mondo di foto­giornalismo. Nata nel 1955 e con base ad Amsterdam, la Fondazione World Press Photo si distingue per essere una delle maggiori organizzazioni indipendenti e no-profit impegnata nella tutela la libertà di informazione, inchiesta ed espressione, promuovendo in tutto il mondo il fotogiornalismo di qualità.

La Fondazione vanta il concorso di fotoreportage più prestigioso al mondo con la partecipazione annuale di oltre 6.000 fotoreporter, provenienti dalle maggiori testate editoriali mondiali.

Nel suo tour mondiale in 100 città e 45 Paesi, la mostra "World Press Photo Exhibition 2020”, sta facendo tappa a Torino, a Palazzo Madama e rimarrà aperta fino al 5 marzo 2021.

A margine della mostra, si sono svolti una serie di incontri virtuali con alcuni fotoreporter italiani. Uno di questi è stato con Alessio Mamo, il fotoreporter siciliano, premiato con la foto "Russian Mother and her Child at Al-Hol Camp" per la categoria General News (e già vincitore in scorse edizioni di World Press Photo).

Con lui hanno dialogato Marta Bellingreri, ricercatrice e giornalista indipendente specializzata in politica e culture contemporanee del Medio Oriente e del Nord Africa, Lorenzo Tondo, giornalista e corrispondente del “The Guardian” e Vito Cramarossa presidente di Cime, associazione che organizza la tappa torinese della mostra, in sinergia con la Fondazione Torino Musei.

Un incontro virtuale coinvolgente che, ancora una volta, porta in primo piano la guerra in Siria e la tremenda situazione dei bambini nei campi profughi.

Siamo all’interno del Campo di al-Hol, nel Nord Est della Siria, quasi al confine con l’Iraq, un campo profughi, di sfollati, dove all’interno ci sono le cosiddette “Vedove dell’Isis”, una prigione a cielo aperto, un luogo violento.

Qui vivono non meno di 70.000 persone. L’UNICEF stima che più del 90% di loro siano donne e bambini. Tra i bambini, solo 20.000 sono siriani. Gli altri, ben 30.000 circa, appartengono a ben 62 nazionalità diverse. Il gruppo più numeroso, circa 9.000, è rappresentato da rifugiati dell’Iraq. Sono bambini estremamente vulnerabili, sopravvissuti a terribili combattimenti e testimoni di atrocità inimmaginabili.

“Russian Mother and her child at al-Hol Camp” è il titolo della foto con cui Alessio Mamo ha ottenuto la nomination nella categoria “General News” della WPP. Lo scatto è prorompente e d’effetto: dietro il filo spinato, la scena drammatica e inquietante ritrae infatti una donna musulmana con un bambino in braccio. La tenerezza del bimbo, biondo, contrasta col nero del burqa e sullo sfondo quella rete metallica, invalicabile, simbolo  del dramma e dell’orrore del conflitto siriano, della barbarie dell’Isis (foto che segue).

La foto fa parte di un reportage realizzato da Alessio Mamo insieme alla giornalista Marta Bellingreri, nel novembre 2019, che racconta le storie di migliaia di rifugiati.

Come nasce questa foto e qual è il lavoro che c’è dietro lo scatto?”, chiede Lorenzo Tondo

Ci ritroviamo in Siria io e Marta, era il novembre 2019…. per continuare il nostro lavoro sulla giustizia post Isis – sottolinea Alessio Mamo -. Quel campo ospita circa 70 mila persone, di cui 10 mila vivono in una zona detta annessa. Un luogo insicuro e pericoloso. Noi siamo riusciti ad entrare e il fatto che Marta parli arabo ci agevola molto nei rapporti  con le gendarmerie locali. Queste donne si avviavano verso l’uscita in un ospedale di fortuna per curare il bambino. Il nero predominante mi ha sorpreso, ho cercato di parlare con qualcuna col mio stentatissimo arabo per entrare in relazione. Prima di fare qualsiasi foto è sempre importante entrare in contatto con i soggetti coinvolti, per ottenere maggiore disponibilità. La mia foto è l’immagine della sofferenza del post Isis in Iraq e in Siria, soprattutto per le donne e i bambini, ma esprime anche un frammento di umanità dettata dall’espressione e dall’inconsapevolezza del bambino”.

Tondo replica con un altro interrogativo “Spiegami quanto sia difficile penetrare questi contesti e raccontarli con le immagini, mi riferisco anche ai tuoi viaggi all’interno delle ambulanze colpite dai bombardamenti dai droni

Mamo: Le ambulanze girano al fronte e vanno a raccogliere feriti e morti sul campo di battaglia. Provo un grande malessere soprattutto, un nervosismo che non riesci a controllare per quello che succede… non so se e quanto le mie foto siano condizionate da questo stato d’animo. Però sei lì per fare il tuo lavoro, svolgere la tua missione e devi prenderti dei rischi!”.

Nel dialogo entra in scena anche Marta Bellingreri, che spesso affianca Alessio nei fotoreportage in giro sui territori della guerra che, alla domanda
Come si vivono quei momenti così intensi e complicati… e, poi, com’è cambiato il lavoro del giornalista al tempo del Covid”, risponde con le idee ben chiare e perentorie.

Vengo mossa sempre da un senso di urgenza… per queste zone martoriate, per quella gente confinata… la Siria si è raccontata in questi anni attraverso gli arrivi degli immigrati… sento il bisogno di stare accanto a gente che lotta, ritengo che la cosa giusta da fare sia raccontare la loro situazione, fare emergere azioni di sfruttamento e abusi, di annientamento dei diritti umani. Con la pandemia è stato difficile, sono dovuta tornare in Italia, ma non  vedo l’ora di tornare in Medio Oriente non solo per raccontare ma per indagare quel mondo, quella gente, i loro comportamenti in questo momento così difficile… vorrei ascoltare le situazioni sociali… sulle mascherine, le problematiche legate alla scuola… vorrei portare sotto gli occhi di tutti le difficoltà di accesso ai luoghi e le possibilità di incontrare persone. Nel mio lavoro, in quelle condizioni, una delle cose più belle è proprio il rapporto con le persone”.

Una delle domande che viene dal pubblico connesso:Come si fa in un progetto di ricerca complesso, con centinaia di scatti, come si fa a scegliere solo una fotografia”

Risponde Mamo: ”Riesco ad avere diversi scatti nei miei reportage… avevo presentato un lavoro di 10 scatti….  World Press Photo ha scelto quella che è in mostra! È un progetto di ricerca doloroso… dipende dai tempi di sosta sui luoghi e chi mi accompagna come supporto giornalistico. Sono in ogni caso delle sfide. A volte ti accorgi, se il tempo a disposizione è breve, di avere dimenticato qualche scatto importante ed è un vero rammarico”.

Ancora un'altra domanda dal pubblico: Quanto è importante la relazione che si instaura col soggetto da fotografare”

Risponde il fotoreporter: ”Moltissimo! Per me è fondamentale riuscire ad instaurare un rapporto di complicità, a definire ‘perché ti sto inseguendo… perché desidero quella foto… perché mi interessa’. E allora devi spiegare, devi convincere, in alcuni casi, devi entrare in sintonia perché quella condizione, quel soggetto, quella situazione devi sentirla tua, devi viverla anche tu, profondamente. Mi fa lavorare meglio. Trovarmi nella situazione di fotografare volti anonimi mi fa sentire a disagio, in difficoltà. È un ostacolo che devo superare e non è il modo che preferisco”.

Foto 1: La via principale del campo per sfollati di al-Hol, nel Nord-Est della Siria, dove si trovano in maggioranza siriani e iracheni che hanno vissuto per anni sotto l’Isis - © Alessio Mamo.

                                                                                         Andrea Di Bella


Alessio Mamo è un fotografo siciliano con base a Catania, in Italia, e collabora regolarmente per The Guardian e L'Espresso. Dopo aver conseguito una laurea in chimica, Mamo si è poi laureato in fotografia presso l'Istituto Europeo di Design di Roma, Italia nel 2007.
Nel 2008 ha iniziato la sua carriera nel fotogiornalismo, concentrandosi su questioni sociali, politiche ed economiche contemporanee. Mamo copre questioni relative allo sfollamento e alla migrazione dei rifugiati a partire dalla Sicilia, per poi estendersi ai paesi del Medio Oriente. Le sue foto sono state pubblicate sulle principali riviste internazionali come TIME, The Guardian, Newsweek, Le Monde, Der Spiegel, Stern, National Geographic, Geo, Polka, AlJazeera, The New Yorker, Internazionale e L'Espresso.
È anche un fotografo collaboratore di Medici Senza Frontiere e dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR).

Coinvolgimento di World Press Photo:
Fotografo pluripremiato del concorso fotografico 2018
Fotografo pluripremiato del concorso fotografico 2020

Alessio Mamo sui Social Media:
Instagram: @alessio_mamo
Twitter: @AlessioMamo

Marta Bellingreri è una ricercatrice e giornalista indipendente specializzata in politica e culture contemporanee del Medio Oriente e del Nord Africa, titolare di un dottorato di ricerca internazionale in Studi Culturali con una tesi sulle arti e le pratiche culturali femminili contemporanee nella capitale della Giordania, Amman. Ha vissuto e lavorato in molti paesi del Medio Oriente, come Tunisia, Giordania, Iraq, Siria. Il suo lavoro è apparso in molti media italiani e internazionali come noi: L'Espresso, Il Venerdì, The Guardian, BBC, Al Jazeera, Stern, tra gli altri. E’ autrice di due libri "Lampedusa. Conversazioni su isole, politiche e migranti" su Lampedusa con Giusi Nicolini, e "Il sole splende tutto l'anno a Zarzis" sui migranti minori in Tunisia, Francia e Italia. Ha partecipato anche alla produzione dei film "Dalla parte della sposa", "Shores", "Isola". Marta è co-fondatrice dell'associazione "diARiA" nella sua città natale Palermo, in Sicilia. I progetti che ha sviluppato in Medio Oriente insieme al fotografo Alessio Mamo sono stati premiati due volte da World Press Photo.

Lorenzo Tondo, classe 1982, è invece giornalista e corrispondente del “The Guardian” per il quale si occupa di Sud Europa e di temi legati alla crisi migratoria. In passato, ha collaborato con “The New York Times” e “Time”. Dal 2010 al 2015 ha lavorato nella redazione de “La Repubblica” a Palermo, dove ha ottenuto numerosi riconoscimenti per le sue inchieste. Nel 2015 si è aggiudicato il premio nazionale di giornalismo Giuseppe Fava Giovani e nel 2016 il premio internazionale Maria Grazia Cutuli come giornalista siciliano emergente. “Il Generale” è il suo primo libro.