Territorio & Eventi

Verdi distese di frutteti nel Roero, non solo culla di una fiorente viticoltura

Scritto da Redazione Mercoledì, 19 Ago 2020 - 1 Commenti

Forse meno conosciuto delle Langhe, il Roero è una terra ricca di contrasti e sfumature tutta da scoprire…

Il Roero (Roé in piemontese) è una regione geografica e storica del Piemonte, situata nella parte nord-orientale della provincia di Cuneo. Prende il nome dalla famiglia omonima - la casata astese dei Roero – che a partire dal periodo medioevale e per vari secoli ha dominato su questo territorio.

Osservando il percorso del Tanaro su di una mappa scoprirete una cosa curiosa. Se a Sud le curve delle Langhe si innalzano fino a diventare Appennino Ligure, a Nord, sulla direttrice che idealmente collega Bra, Alba e San Damiano d’Asti la pianura scavata dal fiume crea un altro sistema collinare che, altimetricamente più basso, si spegne nella pianura di Torino, verso Ceresole.

Questa zona, che si distende sul confine nordorientale della provincia di Cuneo, è il Roero il cui territorio è protetto dall'Unesco.

Caratterizzato da colline verdissime e frastagliate, il Roero è assai più vario delle vicine Langhe: orti, boschi di latifoglie e castagneti, frutteti, piccoli laghi e, soprattutto, le Rocche, imponenti calanchi che, d’improvviso, rompono il paesaggio creando bastioni di roccia e canyon profondi anche centinaia di metri, immediatamente evidenti perché espongono il ventre della collina: il giallo delle arenarie che qui caratterizzano i suoli del Roero.

In sintesi, i suoli del Roero differiscono da quelli di Langa per un’età globalmente più giovane e per una considerevole presenza di sabbie fini e calcaree, peculiarità che ha permesso al Roero di differenziare le colture: non solo vigneti, ma orticoltura e frutticoltura d’eccellenza.

Il territorio del Roero riprende il nome dai possedimenti della famiglia Roero, il territorio di Bra, solo in minima parte appartenente ai domini della famiglia, non fa parte della toponomastica.

Segue l'elenco dei 24 comuni che compongono il Roero:

 

Una straordinaria orticoltura e frutticoltura

Per capire la ricchezza orticola del Roero basterebbe fare un giro al Mercato Ortofrutticolo del Roero: oltre 400 contadini che espongono il meglio delle produzioni locali. Tra gli ortaggi e la frutta prodotti in zona, per fare qualche esempio, spiccano le pesche del Roero, le albicocche, le pere Madernassa, le mele renette, i peperoni, gli asparagi, i porri, le fragole (celebrate a Sommariva Perno da una sagra dedicata), le castagne del Roero e le nocciole Piemonte IGP. 

Le pesche che salvarono il Roero

Prodotto tipico delle zone intorno a Canale d’Alba e Monteu Roero, la coltivazione della pesca avviene ancora secondo la tradizione, su terreni anche scoscesi, bene esposti, dove non è possibile ricorrere all’irrigazione. Le pesche si diffusero nel Roero per sostituire i filari colpiti da fillossera alla fine del XX secolo con notevole fortuna commerciale. Dal punto di vista varietale prevalgono le cultivar con buccia pelosa e a polpa gialla. In tutto il Roero si sta assistendo ad un imponente sforzo di recupero e valorizzazione di antiche varietà un tempo coltivate in questa zona.

La pera Madernassa

Vanto del Roero, la pera Madernassa è protetta e valorizzata dall’omonimo Consorzio. Leggenda vuole che la pianta madre nacque da un seme caduto per caso in un appezzamento della cascina Gavello della Borgata Madernassa su di una collina posta tra i paesi di Guarene e di Castagnito. Da lì si diffuse per le sue caratteristiche: un frutto croccante e asprigno, con note agrumate, perfetto da cuocere e da utilizzare in ricette raffinate.

La Nocciola Piemonte IGP

Sicuramente la più pregiata nocciola al mondo grazie al sapore delicato e persistente, per consistenza e duttilità di impiego nelle produzioni di pasticceria. È lei la «Regina Nocciola» diffusa nelle Langhe e nel Roero: sulla sua raccolta si basa gran parte dell’economia agricola della zona, subito dopo la viticoltura.

La pagina https://www.facebook.com/sentierideifrescanti ci porta a conoscenza che sono arrivati i giorni delle deliziose susine del Roero: piccoli tesori di dolcezza che «esplodono» proprio in questo periodo di agosto.

In particolare tra i comuni di Magliano Alfieri, Priocca e Castellinaldo d’Alba, sono in raccolta le susine Santa Clara, le cosidette "Stanley", tra le più longeve appartenenti al gruppo dei susini europei.

Violacee e oblunghe le Santa Clara sono molto particolari anche per il lungo picciolo che ricorda quello delle ciliegie e per i grappoli di rami cascanti densi di frutti, caratteristici della loro pianta.

Le deliziose Santa Clara hanno un uso molto variabile: grazie alla loro polpa dolce e poco acida sono utilizzate sia per l'essicazione sia per la produzione di confetture, succhi, marmellate, sciroppi e distillati.

Qualcuno di voi ricorderà sicuramente la tipica espressione dei nonni che andavano con il cestino "a ramasè" i ramassin caduti per terra.

Deriva dal fatto che i ramassin - un'altra variante di susine di questo periodo - si possono raccogliere soltanto quando cadono naturalmente dalla pianta e lo si deve fare in maniera tempestiva, direttamente da terra, a mano. A differenza delle altre susine classiche che si possono staccare direttamente dal ramo.

Pensate che nei luoghi dove le coltivazioni sono più estese, i ramassin vengono addirittura raccolti con le reti. 

E allora, buon - ramasè - e buone scorpacciate!

Luciana Monticone