Territorio & Eventi

Trentodoc: lo spumante Metodo Classico prodotto con sole uve trentine

Scritto da Paolo Manna Lunedì, 14 Giu 2021 - 0 Commenti

Primo metodo classico a ottenere la D.O.C. in Italia nel 1993, ottenuto da uve coltivate fino a un’altitudine massima di 900 m.s.l.m., Trentodoc trova nel territorio montano un fattore unico e distintivo.

Uve selezionate, territorio di montagna, lunga tradizione spumantistica, rifermentazione in bottiglia e contatto prolungato con i lieviti: sono queste le caratteristiche dello spumante metodo classico Trentodoc, espressione diretta della terra che lo produce, un territorio caratterizzato da grande varietà climatica e da altitudini diverse.

Primo metodo classico a ottenere la D.O.C. in Italia nel 1993, ottenuto da uve coltivate fino a un’altitudine massima di 900 m.s.l.m., Trentodoc trova nel territorio montano un fattore unico e distintivo.

E’ il 1902 quando Giulio Ferrari, cogliendo la somiglianza tra la propria terra e la Champagne, sperimenta il metodo classico in Trentino, anche se va detto che un quotidiano locale, già a metà ‘800, riportava la notizia di un metodo classico prodotto in Trentino.

Giulio Ferrari sviluppa la passione per la produzione vinicola sin da giovanissimo, frequentando l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, per poi impegnarsi in una serie di viaggi studio a Montpellier, a Geisenheim e nella zona di Epernay, dove si convince sempre più delle affinità che legano la sua terra al territorio di produzione francese.

Ciò che impara all’estero, Giulio Ferrari lo porta con sé in Italia: è il 1902 quando produce le sue prime 200 bottiglie di metodo classico trentino. Nel 1906, alla prima Esposizione Universale di Milano, una medaglia d’oro conferma la fortuna della sua intuizione. Nel 1952 la produzione arriva a dieci mila bottiglie. Desideroso di poter vedere il progetto crescere e continuare dopo di lui, cede l’attività alla famiglia trentina Lunelli, rimanendo a lavorare in cantina fino alla sua scomparsa.

Molti viticoltori trentini – seguendo Giulio Ferrari - nel corso del Novecento iniziano a produrre con il metodo classico e danno vita a un numero sempre maggiore di case spumantistiche fino all’ottenimento della D.O.C. Trento, nel 1993, prima denominazione di origine controllata in Italia riservata a uno spumante metodo classico e una delle prime al mondo. Nel 2007 per tutelare l’identità e l’unicità di Trento D.O.C., su iniziativa di istituzioni e produttori, nasce il marchio collettivo Trentodoc, al quale oggi appartiene la quasi totalità delle case spumantistiche trentine.

Oggi sono 57 le case spumantistiche associate che producono con il marchio Trentodoc e che sottoscrivono il disciplinare di produzione. A loro spetta la tutela della qualità delle bollicine di montagna, prodotte rispettando rigidi canoni e controlli lungo tutta la filiera. La denominazione di origine è riservata a bollicine realizzate a partire da uve di provenienza esclusivamente trentina, principalmente Chardonnay e Pinot nero ma anche Pinot bianco e Meunier, ottenute con il metodo della rifermentazione in bottiglia e un prolungato contatto con i lieviti. Le case spumantistiche associate applicano regole più restrittive e severe rispetto a quelle imposte dal disciplinare, allungando la permanenza sui lieviti a esclusivo vantaggio della qualità finale di ogni singola bottiglia. 15 mesi è il periodo minimo di maturazione sui lieviti per un Brut, 24 mesi per un Millesimato, 36 mesi per una Riserva.

È la montagna che influenza il clima e la vita delle vigne, anche nelle zone del Trentino con altitudini più basse, provocando grandi escursioni termiche fra giorno e notte, indispensabili per permettere alle uve di raggiungere l’ottimale grado di maturità e per fissare le sensazioni aromatiche tipiche.

Il territorio beneficia della presenza del Lago di Garda, con il vento caldo chiamato “Ora” che da sud tutti i giorni soffia verso nord, rinfrescando l’aria e mantenendo la salubrità delle uve. Inoltre, le condizioni di drenaggio e aerazione del suolo, ricco di detriti calcarei e di un’elevata componente silicea, si traducono in vere e proprie sfumature di gusto. Il risultato generale è di grande complessità aromatica e freschezza, varietà di profumi ed eleganza.

Lo Chardonnay conferisce longevità e carica aromatica. Il Pinot nero dona eleganza, struttura e corposità. Il Pinot bianco arricchisce il bouquet fruttato di Trentodoc.

Il Meunier è, invece, utilizzato più di rado ma è apprezzato per la capacità di adattamento alle più disparate condizioni climatiche e bilancia le note acide. Il metodo principale di coltivazione delle uve, oggi come un tempo, è la pergola trentina, sistema di viticoltura tra i più diffusi in quanto garantisce un’adeguata esposizione solare alle vigne, poste nella maggior parte dei casi su terreni in pendenza.

Inoltre, la pergola permette lo sfruttamento dei terrazzamenti e facilita, garantendo un buon risultato, le operazioni di potatura e di legatura dei tralci. Altre pratiche, ormai molto diffuse per la coltivazione delle uve destinate a Trentodoc, sono il guyot e il cordone speronato.

Consapevoli della ricchezza del Trentino, le case spumantistiche che aderiscono all’Istituto Trento Doc praticano la viticoltura sostenibile: dalle azioni in campo a quelle in cantina, sono impegnate nella tutela dell’ambiente, degli operatori e del consumatore. L’altitudine e la montagna, di fronte ai cambiamenti climatici in corso, rappresentano per Trentodoc una grande risorsa: i territori dedicati alla vigna, che in alcuni casi sorgono a 900 metri di quota, sono fazzoletti di terra rubati alla montagna, dove la proprietà media è molto frammentata e il costo dei campi elevato.

Questa posizione territoriale di favore permetterà di alzare al bisogno, a livello di altitudine, la coltivazione dei vigneti, conservando la qualità del prodotto finale. Le cantine sono molto attive nella tutela dell’ambiente, dell’operatore e del consumatore.

L’adozione su vasta scala di pratiche di difesa integrata – il Trentino è stato il primo in Italia a fare questa esperienza – risale alla fine degli anni Ottanta attraverso la creazione di un “Protocollo d’Intesa” volontario, sottoscritto dai produttori dei diversi comparti agricoli. Con questa iniziativa, il settore viticolo e quello agricolo trentino hanno promosso la diffusione di tecniche di coltivazione ecosostenibili, riducendo l’impatto ambientale in viticoltura e proponendo indirizzi tecnici che hanno consentito di aumentare il livello qualitativo della produzione viticola ed enologica, con nuove possibilità̀ di qualificazione del prodotto.

Nel 2017 è poi intervenuto il sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata (SQNPI), realizzato attraverso norme tecniche specifiche per ciascuna coltura e indicazioni fitosanitarie vincolanti, comprendenti pratiche agronomiche e limitazioni nella scelta dei prodotti e nel numero dei trattamenti.

Questo sistema prevede la definizione di linee guida nazionali e l'adozione di protocolli di produzione integrati a livello territoriale (approvati dal MIPAAF), nonché l’implementazione di un rigoroso metodo di rintracciabilità, con l'obiettivo di dimostrare che i prodotti certificati provengano da aziende agricole che applicano i disciplinari. In Trentino, l'82% della superficie vitata è certificata SQNPI.

Degustare Trentodoc è un’esperienza che consente di ricercare nel calice tutte le fragranze che esprimono un intero territorio. Iniziamo con il perlage: caratteristica fondamentale di Trentodoc sono le bollicine fini e persistenti. Le sensazioni olfattive di Trentodoc richiamano fragranze fruttate e floreali, oltre a note di vaniglia, albicocca, frutta esotica, nocciole tostate, pane sfornato, mela golden, cioccolato bianco e gelsomino. Al gusto si rivela secco, con la sua tipica freschezza, pieno nell’impatto e rotondo, caratterizzato da un sapiente equilibrio tra morbidezza e misurata acidità.

Trentodoc va servito in un calice sufficientemente ampio, a una temperatura fra gli 8° e i 12°. Trentodoc è adatto a essere consumato a tutto pasto e una delle altre sue caratteristiche è di abbinarsi perfettamente con la maggioranza dei piatti: ideale con ricette a base di carne dal gusto strutturato o con proposte più delicate e semplici, con i primi piatti e con il pesce, sia cotto che crudo, si può dire che sia l’accompagnamento ideale per accompagnare pietanze della cucina regionale, italiana e internazionale.

Le bollicine trentine accompagnano anche la cucina più innovativa, come quella dello chef Alessandro Gilmozzi del ristorante El Molin di Cavalese (Trento), come ha testimoniato la sessione tenuta per la critica gastronomica ed enologica in occasione del Trentodoc Day, nel corso della quale Simone Loguercio, miglior sommelier d’Italia AIS 2018 ha abbinato il millesimato 2013 Trento DOC Altilia ad alcune preparazioni di Gilmozzi: il grissino delle Dolomiti, farina di segale e lichene bianco con lievito madre di cirmolo, frollini di Trentingrana e tisana alpina, la pasta condita con il pesto alle gemme di abete rosso primaverile.

Tutto ottimo! Provare per credere.

Paolo Manna