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A Torino un Museo per vedere il passato e immaginare il futuro (VIDEO)

Scritto da La redazione Sabato, 9 Gen 2021 - 0 Commenti

La RAI è nata a Torino (come EIAR) e qui è allestito il suo museo nella sede di Via Verdi. La ricerca di unicità e universalità ha ispirato il completo rinnovamento del Museo, il cui nuovo allestimento è stato inaugurato il 26 settembre 2020 dopo quasi un anno di lavoro.

Bello e interessante veramente. Un piacere visitarlo e conoscerne meglio ciò che vi è esposto e custodito. E’ il “Museo della Radio e della Televisione” allestito presso il Centro di Produzione della Rai di Via Verdi 16 a Torino.

I cimeli e gli apparecchi tecnici, professionali e a uso domestico, sono ambientati all’interno della sala dedicata a Enrico Marchesi. Marchesi, torinese, fu un vero pioniere della radiofonia italiana, prima direttore centrale della FIAT e poi presidente dell’URI e della EIAR.

Gli oggetti che vi potete trovare fanno parte del patrimonio Rai, con conseguente storia dello sviluppo tecnologico del nostro paese, ma non mancano anche le donazioni effettuate da privati.

Parliamo di telegrafia, telefonia, radio, televisione, registrazione. Dagli apparecchi utilizzati da Guglielmo Marconi per i suoi primi esperimenti, alla radio a galena, dai registratoti a filo d’acciaio ai primi microfoni, arrivando alla TV e alla registrazione videomagnetica.

L’idea di allestire un tale museo risale al 1939 proprio a Torino in quanto città importante per la EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche), di fatto a Torino c’era la Direzione Generale e il Laboratorio di Ricerche, ma fu la guerra a bloccarne la realizzazione.

Il progetto venne ripreso a metà degli anni 60 quando un gruppo di esperti, fra i quali l’ingegnere Alessandro Banfi già direttore tecnico dell’EIAR, prese oggetti e documenti con l’intento di collocarli in Via Arsenale 21 all’interno del palazzo aziendale, ma anche questa volta il museo non venne allestito. Il materiale raccolto venne invece collocato presso il Centro di Produzione di Via Verdi 16.

Fu qui che nel 1980 una parte degli oggetti venne sistemata in alcune vetrine posizionate all’ingresso dello stabile e si dovette attendere il 1984, quando in occasione della celebrazione dei 60 anni (1924 – 1984) della Radio, la collezione dei cimeli venne esposta in visione al pubblico. La stessa, revisionata e restaurata a dovere, prese posizione nell’attuale sala Marchesi nel 1993.

La piacevole esposizione ha inizio con una prima parte ricca di modelli che hanno preceduto gli esperimenti di Guglielmo Marconi. Sto parlando della pila di Alessandro Volta datata 1799, del primo generatore statico di energia elettrica da dove partirono gli studi sulle correnti elettromagnetiche che sono alla base della telegrafia. Potete dunque trovare diversi apparati telegrafici della metà del 1800, tra i quali il famoso telegrafo Morse. Un particolare interessantissimo che vi consiglio di osservare con attenzione, qualora aveste l’occasione di visitare il museo torinese, è il fonografo a cilindro del 1877 ideato da un autodidatta antecedente a Marconi e a Thomas Alva Edison. A seguire nelle vetrine una ricca ed elegante collezione di vecchi grammofoni.

Il percorso museale procede con la fedele ricostruzione del trasmettitore usato da Marconi nel 1895 a Pontecchio per il suo primo esperimento. Altri antichi trasmettitori e ricevitori arricchiscono questa parte dell’esposizione. Essendo, come detto all’inizio, una collezione prevalentemente aziendale della Rai è facile intuire come possano essere presenti gli oggetti e gli apparecchi che hanno accompagnato l’evoluzione tecnologica del comparto: sia in ambito civile che militare. Si arriva dunque al 1904 con il primo diodo, e al 1906 con triodo.

Sono gli anni tra le due guerre a scandire il tempo dell’affermazione della Radio. Il 27 agosto 1924 viene costituita la URI (Unione Radiofonica Italiana). Pensate che nacque dalla fusione tra la torinese SIRAC e la romana RADIOFONO ed ottenne la prima licenza in esclusiva per trasmettere, con una concessione di stato valida per quattro anni. La prima trasmissione ufficiale porta la data del 6 ottobre del 1924 con un trasmettitore situato a Roma. Nella grande e accogliente sala museale un ricchissima collezione di vecchi apparecchi Radio del passato dai vari design di allora e delle tante marche, molte italiane, un tempo famose. Radio sì, ma anche i microfoni con la loro storia ed evoluzione, come il Round-Marconi uno storico modello della radiofonia proprio del 1924.

Una curiosità sulla quale non potete non soffermarvi durante la visita è il celebre: “uccellino della radio” il cui cinguettio viene usato ancora oggi dagli anni 30 come intervallo tra un programma e l’altro. Bellissimo è il meccanismo che fu ideato per la sua costruzione.

Durante gli anni 30 il territorio nazionale viene pressoché interamente coperto dalla rete radiofonica a onde medie e la Radio diventa per tutti. La troviamo in molte case degli italiani e nei luoghi di ritrovo. Il modello “Coribante” della Marelli è il primo ad essere prodotto su larga scala a partire dal 1931 accompagnato dal motto: “il meglio in radio”. Durante il decennio successivo iniziano le produzioni dei modelli di lusso, compresi quelli con tanto di giradischi incluso nel mobile, e dei modelli più popolari. Il Regime Fascista istituisce l’Ente Radio Rurale per diffondere la Radio negli ambienti contadini, in particolare nelle zone delle bonifiche, facendo nascere “Radiorurale”. Durante le giornate della mostra di Milano del 1939 viene presentato al pubblico il “Fido Marelli” ovvero il più piccolo ricevitore Radio italiano: pesa solo 2 kg ed è particolarmente economico. Anche per questi apparecchi il museo offre una graziosa collezione.

Altra curiosità da non perdere è il Registratore a nastro d’acciaio “Lorenz 1935 Stahltonbandmaschines” funzionante.

 

Se Guglielmo Marconi è il padre della Radio, il fisico inglese John Logie Baird (1888-1946) è il papà della televisione. Fu lui infatti ad avere intuito per primo che si potevano trasmettere delle immagini a lunga distanza. Il disco di NipKow fu l’apparecchio usato per i primi esperimenti del fisico risalenti al 1923. Tre anni dopo dagli studi della BBC venne trasmesso il primo programma televisivo sperimentale su di uno schermo 5 x 10. Grazie ai suoi apparati la BBC tra il 1932 e il 1935 trasmette programmi regolarmente in tutta l’Europa occidentale. Nel museo un modello Baird originale del 1928.

Arriviamo al 1939 quando la EIAR copre quasi tutto il territorio italiano con la rete Radiofonica servendo più di un milione di famiglie. Sempre in quel periodo attiva due stazioni sperimentali televisive, una a Milano e l’altra a Roma. il 26 ottobre del 1944 l’EIAR prende il nome di RAI (Radio Audizioni Italiane).

Durante la seconda guerra la Radio gioca un ruolo importantissimo, sia per la vita civile che per quella militare. Nel museo molti gli apparecchi, spesso costruiti con mezzi di fortuna, usati nei campi di prigionia in Polonia e in Germania. Ricevitori e trasmettitori tra i quali il “Safar 542” utilizzato per l’ascolto clandestino nel Nord Italia durante l’occupazione tedesca di Radio Londra.

Al termine del conflitto bellico vengono riprese le sperimentazioni televisive, a Torino viene allestito un primo studio di ripresa (Studio Scribe) in Via Verdi, dove viene installato un trasmettitore. L’11 settembre del 1949 a Milano durante le giornate dell’Esposizione Internazionale della Televisione iniziano le trasmissioni sperimentali. Si attende fino al 1954 l’anno in cui cominciano le trasmissioni regolari della TV in VHF.

Il museo custodisce tante attrezzature usate negli anni 1950-1970 delle quali non vi parlo e dopo spiegherò il perché.

Arrivo invece al 1977 quando anche in Italia entra in funzione la Televisione a Colori con un ritardo di 10 anni rispetto ad altri paesi europei. Nel 1979 inizia il suo percorso di vita anche la terza rete. Il museo si completa con le attuali tecnologie.

Ho scritto tutto questo grazie ai dati che vengono forniti ai visitatori tramite il pieghevole di presentazione del museo stesso, ho tralasciato molte cose per due motivi essenziali: il primo per non essere, come tanti, un copia e incolla, e poi per invitarvi alla vista di persona. Amici e amiche che mi avete letto fino qui, se venite e Torino, la mia meravigliosa Torino, tra tante cose belle e culturali da vedere, buttate un occhio anche in Via Verdi numero 16, un occhio al “Museo della Radio e della Televisione”.

Vi troverete un angolo della vostra vita: io l’ho trovato.

Fabrizio Salce