Cronaca

Sgominata un’associazione criminale di “predatori seriali” di anziani

Martedì, 2 Feb 2021 - 0 Commenti

Gli investigatori sono riusciti a individuare un gruppo piemontese, di origini sinti, gravitante su Alba (Cuneo) e Asti. Il provento dell’attività delittuosa, sinora censito dall’indagine, ammonta a circa 185 mila euro.

Nelle prime ore della mattinata i Carabinieri dei Comandi Provinciali di Cuneo e Asti, congiuntamente a quelli della Compagnia di Cles, hanno dato esecuzione a cinque misure cautelari in carcere, emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari di Trento, su richiesta della locale Procura, nei confronti di altrettanti soggetti, gravemente indiziati del delitto di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di 27 reati predatori (1 rapina e 26 furti in abitazione) soprattutto in danno di anziani, perpetrati tra le province di Trento e Brescia, da aprile 2019 a gennaio 2020.

I provvedimenti cautelari, eseguiti stamane, concludono una articolata indagine condotta dalla Compagnia di Cles con la Sezione Operativa di Trento, convenzionalmente denominata “Revenge”, che ha consentito di documentare l’attività di un’associazione criminale dedita ai reati contro il patrimonio, i cui membri nel corso di vere e proprie trasferte criminali, hanno messo a segno numerosi colpi in Trentino.

Gli obiettivi erano principalmente ville isolate della Val di Non, dove sono stati perpetrati 10 furti nei Comuni di Predaia (5), Sanzeno (3), Ton e Sarnonico, ma anche in altre località della Provincia (16), come Arco (3), Riva del Garda (5), Cavedine, Ala (3), Pieve di Bono-Prezzo, Sella Giudicarie, Tenno e Nago Torbole.

In totale 26 colpi in Provincia di Trento e un ulteriore furto -in itinere- in un’abitazione di Puegnago del Garda (BS).

L’operazione ha preso le mosse dall’analisi di alcuni furti, condotti contro le residenze di anziani, in cinque occasioni, infatti, gli arrestati avevano depredato le abitazioni di ultrasessantenni, dopo averli raggirati, fingendosi dipendenti dell’acquedotto.

Lo stratagemma consisteva nel bussare alla loro porta, per presentarsi quale tecnico della società erogatrice e segnalare la presenza di mercurio o altri inquinanti nell’acqua, che avrebbero certamente intaccato gioielli, denaro e documenti presenti in casa.

Contemporaneamente veniva suggerito alle vittime che sarebbe bastato collocare questi beni nel frigorifero, per preservarli da qualsiasi rischio, dopodiché un complice, approfittando della distrazione dei proprietari, si impossessava del bottino, allontanandosi.

Non è accaduto questo però il 19 giu. 2019 a Cavedine, quando due della banda si sono introdotti nell’abitazione di una coppia di anziani coniugi e dopo aver immobilizzato le vittime, minacciandole con una pistola, le hanno rapinate di denaro e gioielli, per circa 100 mila euro.

Il gruppo criminale, dove non trovava persone in casa, forzati gli infissi, entrava per cercare la cassaforte e, individuata, la apriva con il flex.

Le indagini dei Carabinieri di Cles sono risalite alle identità dei rei grazie all’attenta analisi dei siti internet – dediti alla vendita di autovetture di grossa cilindrata - identiche a quelle con targhe contraffatte, utilizzate per questi reati e tramite il raffronto di annunci e estrapolazioni dai sistemi pubblici di videosorveglianza, gli investigatori sono riusciti a individuare un gruppo piemontese, di origini sinti, gravitante su Alba (CN) e Asti, che aveva rapporti con il proprietario dell’auto riconosciuta.

La presenza di personaggi legati al mondo dei furti, tra cui un Sorvegliato Speciale di Pubblica Sicurezza, ha consentito quindi di avviare i successivi servizi di osservazione e pedinamento, con il supporto di attività tecniche e intercettazioni, che hanno condotto a raccogliere gravi e concordanti indizi di colpevolezza a loro carico.

Nel corso delle trasferte i criminali utilizzavano sistemi ricetrasmittenti per comunicare e captare le trasmissioni delle forze dell’ordine, celando arnesi e refurtiva in appositi vani delle autovetture.

Il provento dell’attività delittuosa, sinora censito dall’indagine, ammonta a circa 185 mila euro.