Territorio & Eventi

Luigi Boveri vignaiolo nei Colli Tortonesi racconta, in attesa del Vinitaly 

Scritto da Andrea Di Bella Sabato, 9 Apr 2022 - 8 Commenti

A maggio due etichette numerate in Edizione Limitata, che danno il via a un anno di celebrazioni per i 30 anni dell’azienda. In scena Il Filari di Timorasso Colli Tortonesi Doc 2015 e il Vignalunga Barbera Colli Tortonesi Doc 2015. A maggio si inaugura anche la nuova sala di degustazione, con cucina.

Incontro Luigi Boveri, responsabile con la moglie Germana, dell’Azienda agricola omonima di Costa Vescovato, in provincia di Alessandria, in occasione del Derthona 2.0, evento del vino dei Colli Tortonesi dedicato alla Doc Derthona e Timorasso, che si è tenuto nei giorni 1 e 2 aprile al Museo Orsi di Tortona.

Fondata nel 1992, con 28 ettari vitati, l’azienda produce circa 90mila bottiglie all’anno. Le vigne sono distribuite tra Costa Vescovato, dove c’è la maggiore estensione vitata, e i comuni confinanti di Villamagnano e Carezzano. Ci si sposta da un filare all’altro e cambia la zona comunale.

L’azienda festeggia le trenta primavere quest’anno e per l’occasione esordiscono due nuove etichette celebrative numerate in Edizione Limitata, il “Filari di Timorasso Colli Tortonesi Doc 2015” e il “Vignalunga Barbera Colli Tortonesi Doc 2015”, testimoni della storia e della passione di questa famiglia per il proprio territorio. L’uscita delle due etichette celebrative è prevista per maggio 2022.

Trent’anni di coraggio e fatica per una famiglia del vino che, assieme ad altri produttori pionieri, ha fatto la storia dei Colli Tortonesi.

Se mi guardo indietro, non riesco a credere a quanto sia cambiata l’immagine del nostro territorio, i Colli Tortonesi, in Italia e nel mondo”. Nelle parole di Luigi Boveri c’è tutta l’emozione e l’orgoglio di chi non ha mollato mai, credendo nella rinascita di questa zona del Basso Piemonte, in provincia di Alessandria, che fino agli anni Novanta era considerata la Cenerentola della regione.

In anteprima, sul banco di assaggi, ecco il Filari di Timorasso, annata 2020 che fa bella mostra di sé.

È un cru, deriva da una vigna vinificata a sé, su un terreno molto particolarespiega Luigi -, esclusivo per esposizione e caratteristiche geologiche, che conferiscono, poi, un carattere molto particolare in bottiglia e nel sorso. Vedremo quale sarà la reazione degli assaggiatori… un vino molto giovane. Il Timorasso è un vino che “va aspettato”, con un grande potenziale di invecchiamento. Esiste, però, uno stuolo di appassionati che lo preferisce “a metà strada”, tra la giovinezza e qualche anno di invecchiamento. Vogliamo accontentare tutti. Vinitaly ci offre l’occasione, la scena per farlo”.

Uno scenario che è cambiato parecchio negli ultimi decenni.

È cambiato tutto. Io e mia moglieaggiunge Boverisiamo partiti giovanissimi, all’inizio degli anni Novanta. L’enologia italiana usciva danneggiata dallo scandalo del metanolo di fine Anni ‘80. Però si percepiva che nel mondo del vino stava succedendo qualcosa, si avvertiva un cambiamento, soffiava un vento nuovo. Abbiamo costruito una nuova cantina. Arrivare a questi livelli, sinceramente, non lo immaginavo. Si stava passando dal vino del ‘contadino’ al vino del ‘vignaiolo’, fatto dall’artigiano della terra. L’attenzione, la sensibilità verso questo mondo sono improvvisamente cambiate. Dobbiamo dire grazie anche agli operatori che gravitano attorno al Pianeta Vino che sono riusciti ad avvicinare nuove fasce di appassionati e a consolidare l’amore dei vecchi amanti di questo importante comparto della gastronomia”.

Ma è solo bravura dei produttori?

Innanzitutto, parliamo di un grande ‘bianco’ prodotto non in Alsazia o in Alto Adige, ma in Piemonte, dove il terroir è storico per i ‘rossi’ – afferma Boveri -. Madre Natura, oltre alla nostra volontà e, se vogliamo, alla nostra bravura, ha fatto il resto. Ha fatto in modo che da queste terre uniche venisse fuori un vino bianco importante con capacità di invecchiamento notevoli, e in Italia ce ne sono davvero pochi. Poi, una parte di questo successo, dobbiamo dirlo, deriva dall’attenzione maggiore che tutti i media stanno dedicando al vino. Inoltre, voglio sottolineare che “nel bicchiere il vino c’è”. È passato un messaggio importante, in questi anni, non ingannevole: quello che si dice e si scrive è confortato dalla realtà.

La fillossera e poi… la svolta

Certo! Il Timorasso ha una lunga storia. Per secoli era stato allevato sui Colli Tortonesi – ricorda - poi la battuta d’arresto per la diffusione della fillossera ha causato una forte battuta d’arresto… siamo alla fine dell’Ottocento. Alla ripresa, dalle nostre parti andavano forte i rossi; tra i bianchi avevamo il ‘Cortese’, di facile coltivazione. Inizia il periodo buio per il Timorasso. Fino agli Anni Sessanta del Novecento si bevevano solo vini rossi.
E poi la svolta. Grazie a Dio e a Walter Massa, il padre putativo del Timorasso, c’è stata la riscoperta di questo storico, antico vitigno. La cosa più bella, che voglio che tutti capissero, è stata la costruzione di una squadra di vignaioli che ha creduto in questa riscoperta e ha saputo dare lo spirito giusto a questa nuova vita del nostro grande bianco, fino ai giorni nostri”.

Ma parliamo, ora, delle caratteristiche del suolo davvero particolari… e il vostro “Filari” ne gode

Noi abbiamo la fortuna di essere in una zona di confine – ribadisce Boveri -, dove esiste realmente questa ricchezza del suolo. Le nostre vigne godono di due macro tipologie di terreni: in direzione sud sud-ovest, verso la Liguria, i terreni sono marnoso calcareo-tufacei, composti dalla cosiddetta terra bianca. Terreni antichissimi dove è possibile trovare reperti fossili (ad es. conchiglie) provenienti dal fondo marino risalente a epoche remote. In direzione nord-nord-ovest e nord-est il terreno definito è calcareo-argilloso, la cosiddetta terra scura. Questo terreno è frutto di profondi e intensi rimescolamenti avvenuti nei millenni, formando così la tipica terra argillosa di collina molto diffusa nel tortonese e nell'alessandrino. Il nostro Filari Timorasso proviene da quella terra bianca, ricca di componenti tufacei. Terre meno fertili, meno produttive, con conseguente abbassamento della produzione, della vigoria vegetativa delle piante. C’è un maggiore controllo della quantità con evidenti sono gli effetti sulla qualità, sicuramente molto importante: nascono vini molto concentrati. La mineralità è in evidenza”.

Guardiamo al futuro. La nuova sala di degustazione: “Boveri incontra”

“Sarà inaugurata a maggio e vogliamo che sia il nuovo luogo d’incontro di tutti gli appassionati, in cerca di vini territoriali. Ampia oltre 120mq, più 50mq di terrazzo, può accogliere 50-70 persone a sedere, un centinaio in piedi. La nostra idea per questa sala degustazione è una sorta di "Boveri incontra”, perché vorremmo contaminare il nostro mondo con altre realtà. Ci sarà una cucina a vista per ospitare chef. Ci tengo a precisare che non sarà un ristorante, ma il focus resterà sempre il vino.  Una prosecuzione naturale di quanto abbiamo fatto in tanti anni nella nostra cantina”.

Dalle ultime parole di Luigi Boveri, ci aspetta un bel tempo. Il vino sempre al centro, naturalmente. La bella storia continua. Qui sanno dove si deve andare. Arrivederci al Vinitaly. Grazie Luigi, grazie Germana.

                                                                               Andrea Di Bella