Salute & Ambiente

L’aglio fa bene all'Amore, ma quello di Caraglio...

Scritto da Redazione Domenica, 3 Gen 2021 - 0 Commenti

Il territorio del comune di Caraglio, un comune della provincia di Cuneo in Piemonte sito nella fascia pedemontana della Valle Grana, vallata famosa per il formaggio Castelmagno, è indubbiamente vocato proprio per la coltivazione dell’aglio.

Le dolci acque del Lete un fiume dell'Ade che producono l'oblio della morte. Mitologia, squisita mitologia greca e romana.

Squisitezza e mitologia mi fanno pensare, e non sorridete, ad un meraviglioso prodotto della terra, la cui presenza in migliaia di ricette è di fondamentale importanza.

Il suo profumo è penetrante e il sapore forte, deciso, ma al contempo delicato, appartiene alla storia dell’uomo e della cucina.

Sto parlando dell’Aglio.

Considerato un rimedio per quasi tutti i malanni del genere umano, di lui Emily Gerard - autrice scozzese del 19° secolo - riportava, nell’ambito della sua famigliarità con le tradizioni e il folclore di una definita parte della Romania, che in Transilvania non bisognasse mai gettare via l'aglio perché portava (e forse porta) male.

L'aglio è definitiva la prima delle piante ad avere una collocazione nella superstizione sassone.

Ricordiamo che non viene solo usato contro le streghe, ma anche apprezzato come utile rimedio contro moltissime malattie e come efficace antidoto contro il veleno.

Si dice che porre l'aglio nella borsetta evita che le streghe la rubino, così come non venga rubato il latte dalle stalle, mentre se lo strofiniamo sul corpo preserva dalla peste.

Gli antichi egizi avevano per l’aglio tanto riguardo e rispetto che lo utilizzavano in occasione dei giuramenti. Gli ebrei invece, pensando e rimpiangendo la libertà nel deserto, rammentavano ciò che in Egitto mangiavano in grandi quantità: pesce, meloni, cocomeri, cipolle e aglio.

E anche il Talmud lo raccomanda menzionando ben cinque cose alle quali l’aglio fa bene: soddisfa, riscalda il corpo, fa brillare il viso, aumenta il liquido seminale e uccide i vermi.

Altri sostengono che metta in difficoltà i nemici per via del benessere che crea, e al contempo che serva a rafforzare l'amore (contiene allicina, un potente antibatterico che abbatte il cortisolo - l’ormone dello stress - e favorisce la produzione di acido nitrico, il vasodilatatore per eccellenza).  

Poi c’è che dice che sia un buon rimedio contro il male di orecchi e di denti, anche se per quest’ultimi bisogna fare attenzione che non tocchi la carne perché procurerebbe la lebbra.

Plinio il vecchio nella sua “Storia Naturale” afferma che l'aglio tiene lontani i serpenti e gli scorpioni in virtù del suo odore e ogni genere di bestie.

Per i parenti non mi pronuncio, così come fece Plinio. Se bevuto o mangiato cura i morsi e se lo strofiniamo su di un magnete la calamita perde il suo potere.

Richard Cavendish nel suo “Le Arti Nere” ci erudisce con delle informazioni al quanto particolari. Sembrerebbe di fatti che nell'antichità classica le persone che si recavano in cerca d'erbe di particolare efficacia erano consigliate di muoversi in fretta, di mantenersi caste, di indossare abiti bianchi o, al limite, di andare nude e a volte, tra i consigli, di masticare aglio in quanto il suo odore avrebbe tenuto lontano i demoni della foresta.

Per completare, nella “Morte Nera” di George Deaux viene riportata la testimonianza di un'anziana zitella che ha festeggiato il suo 100º compleanno. La donna attribuisce la sua lunga vita proprio al fatto che ogni mattina mastica un grosso pezzo di aglio. Questo, detto tra noi, lo fa anche la mia vicina di casa e devo dire che giovane non è. Ma è un pettegolezzo e non mitologia.

Storie, leggende, letteratura antica, mitologia, popoli e credenze io dico che l’aglio mi piace e mi è sempre piaciuto. In Italia, da Nord a Sud, ne abbiamo differenti tipologie, una più buona dell’altra e il suo uso rende più piacevole la vita quotidiana.

 

In provincia di Cuneo celebre e di ottima qualità è l’aglio di Caraglio. Il territorio del Comune di Caraglio sito nella fascia pedemontana della Valle Grana, vallata famosa per il formaggio Castelmagno, è indubbiamente vocato proprio per la coltivazione dell’aglio.

Qui gli inverni si contraddistinguono per essere freddi e spesso nevosi, mentre le stagioni, quella estiva e quella primaverile risultano particolarmente fresche e piacevolmente ventilate: Tali condizioni climatiche consentono all’aglio di presentarsi al palato del consumatore con un sapore decisamente delicato.

L’aglio di Caraglio si semina in autunno e la sua coltivazione segue pratiche e tecniche tradizionali; pertanto si hanno lavorazioni manuali, assenza chimica di sintesi, rotazione del terreno almeno ogni tre anni con leguminose come lenticchie e fagioli), oppure con cereali, mais, segale e frumento. Altre tipologie di colture possono anche essere patate e cavoli.

La pianta dell’aglio è forte e rustica, il bulbo ha piccole dimensioni che oscillano dai 20 ai 60 mm mentre gli spicchi sono affusolati e presentano striature color rosso.

Al termine della raccolta, che avviene nel mese di giugno, i bulbi vengono posti in essicazione sui graticci per essere poi pronti per il confezionano che si svolge a mano. La delicatezza del suo sapore la ritroviamo anche nei profumi ed è un aglio ottimo sia crudo che in cottura.

Chiaramente più che ideale per la tipica Bagna Cauda piemontese ma anche solo per la classica strofinata sul pane con l’aggiunta di olio e sale. L’aglio di Caraglio si evidenzia per la sua facile digeribilità.

Aglio: col bene che ti voglio!!!

Fabrizio Salce