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Il Vice-Sindaco di Camagna Monferrato ci scrive sulle ricadute negative con i dazi sul vino

Scritto da Redazione Mercoledì, 15 Gen 2020 - 0 Commenti

Riceviamo e pubblichiamo: "Alcuni vignaioli, grandi e piccoli, tra cui oltre una ventina nella nostra provincia, hanno stilato una petizione che ha superato rapidamente le 15 mila adesioni e che può essere sottoscritta qui",,,

Gentile Direttore,
da amministratore locale di un Comune rientrante nel territorio del Monferrato storico, sono stato molte volte a contatto con realtà legate a una produzione che definire iconica sarebbe, probabilmente, riduttivo: quella del vino.

Ebbene, da diverse settimane i giornali locali omologhi ai nostri dell'astigiano e del cuneese hanno cominciato a far circolare una serie di notizie assai preoccupanti, che non hanno trovato spazio da noi: l'aumento dei dazi americani sul vino proveniente dagli Stati dell'UE!

A smuovere le acque sono stati alcuni vignaioli, grandi e piccoli, tra cui oltre una ventina nella nostra Provincia e svariati nei dintorni proprio di Camagna. Loro hanno deciso di dare battaglia, al momento da soli, con opere di sensibilizzazione e lettere ai nostri rappresentanti, in Italia come in Europa, e ritengo che meritino maggiore attenzione. Hanno stilato una petizione che ha superato rapidamente le 15 mila adesioni e che può essere sottoscritta qui.

Prima di tutto occorre qualche dato in più. Il valore dell'export agroalimentare dall'Europa verso gli USA si aggira sui 22 miliardi di euro; di questi, il valore del vino europeo è pari a 4 miliardi, e pesa per il 75% sulle complessive importazioni statunitensi di vino. L'Italia, con oltre 1,7 miliardi di euro, è il secondo esportatore di vino dopo la Francia.

Dietro questi numeri, specialmente nelle nostre piccole realtà, sappiamo bene esserci il lavoro di migliaia di aziende con decine di migliaia di addetti; piccole aziende, per la maggior parte, che costituiscono il tessuto fondamentale dell'agricoltura italiana.

Sono piccole aziende che non soltanto generano reddito per i produttori e i loro collaboratori, ma sono le prime forme di tutela dei territori nei quali operano, difendendo i nostri paesi dal dissesto idrogeologico presidiando le campagne e impegnandosi nella difesa dei suoli.

Tutto questo oggi è a rischio: l'incremento del 100% dei dazi statunitensi sull'importazione di vini e altri prodotti agroalimentari europei rischia di distruggere, in breve tempo, quanto costruito dalle nostre realtà produttive in decine di anni di lavoro e impegno costante. Dazi che non sono legati a dinamiche interne al settore agroalimentare, ma che sono "scaricati" su di esso come misura di ritorsione commerciale per i sussidi che alcuni Paesi europei hanno erogato all'industria aeronautica.

Come sostengono questi viticoltori, tutto ciò è sbagliato, e credo che nessuno possa restare insensibile alla loro battaglia. La viticoltura italiana non può diventare la merce di scambio sul tavolo dell'industria aeronautica e i vignaioli italiani non possono diventare le vittime di una "guerra" iniziata su altri fronti, e che dovrebbe essere risolta attraverso mediazioni condotte su ampia scala.

Credo che tutti gli amministratori di un territorio storicamente vocato come il nostro debbano esprimere a gran voce la propria contrarietà a questa guerra commerciale, e schierarsi al fianco di tutta la filiera produttiva. Tra di loro non si possono dimenticare gli importatori e distributori americani, che in queste settimane hanno avviato numerose campagne d'informazione e sensibilizzazione nei confronti dell'Amministrazione USA, cui sono stati indirizzati migliaia di commenti e di appelli affinché i nuovi dazi non entrino mai in vigore, e affinché siano sospesi i dazi del 25% già in essere per alcuni vini europei.

Il Commissario europeo per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, Phil Hogan,è arrivato ieri a Washington per trattare la situazione e ci saranno grosso modo due settimane di istruttoria prima che sia presa una decisione definitiva. Abbiamo modo per far sentire ancora la nostra voce: come amministratori possiamo fare la nostra parte, in primo luogo facendo sapere ai produttori che non sono soli e, in secondo luogo, tramite il lavoro di sinergia delle organizzazioni (ANCI e UNCEM su tutte) e delle altre Istituzioni, chiedendo che sia posta la massima attenzione sulla vicenda, da parte dei parlamentari ed europarlamentari eletti nei nostri territori.

La storia, si sa, non ha scolari, altrimenti sarebbe risaputo che guerre commerciali a colpi di dazi non hanno mai portato progresso, prosperità e pace.
 

Luca Beccaria,

Vicesindaco  di Camagna Monferrato (core zone sito UNESCO)

(Alessandria)