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Il Monferace segna il ritorno del Grignolino al suo spirito antico, nobile e ribelle

Giovedì, 20 Giu 2019 - 0 Commenti

Al castello di Ponzano esordio della sorprendente Riserva dal vitigno più autoctono del Monferrato prodotta da 10 aziende. 

Il recupero del posto che spetta al Grignolino sul proscenio dell’enologia piemontese ed italiana è completo.

Il vino piemontese preferito dal Re Umberto I e che per secoli fu cercato ed amato anche da tante corti italiane ed europee is back, grazie all’illuminato progetto del Monferace, patto tra vignaioli che mira al recupero di un vino storico, che nasce dal vitigno più autoctono del Monferrato.

I dieci soci (sei della provincia di Alessandria, 4 in quella di Asti) amano la terra del Monferrato e si sono uniti per passione comune, non solo per il Grignolino, ma verso le tradizioni, le culture e la natura monferrina per un’iniziativa dal forte valore culturale e turistico, come ben evidenzia il nome Monferace, antica denominazione del Monferrato, coniata dal geografo Leandro Alberti autore nel 1550 del Descrittione di tutta Italia, opera che ambì a descrivere le singole parti che componevano il bel paese come insiemi geografici, culturali, storici, produttivi ed umani.

Il Monferace è un Grignolino in purezza al 100%, che torna al suo antico splendore e al carattere ribelle, selvatico e libero che l’ha contraddistinto sin dal 1200, quando i monaci del Capitolo di Sant’Evasio di Casale Monferrato ne narrarono per la prima volta in un documento ufficiale la sua coltivazione.

Perché recuperare lo spirito ribelle? Perché è intrinseco al Grignolino. I due padri fondatori della comunicazione enologica, Luigi Veronelli e Mario Soldati, ne scrivevano negli anni ’70. Per Veronelli il Grignolino dava “…vini testa balorda, anarchici, individualisti: rossi chiari, vivi di trasparenza porporina alla nascita, subito asciutti senza cedimenti e asprezze, vogliono essere bevuti giovani; uno, due, cinque anni secondo volontà loro (capaci in certe annate di andare avanti, a dispetto…)’’ (1972, Guida all’Italia Piacevole).

Mario Soldati ne puntualizzava gli aspetti più autoctoni e “contadini”: “Il Grignolino, tra tutti i vini piemontesi, è certamente il più delicato, sopporta male i viaggi, richiede troppi accorgimenti nella scelta del locale dove lo si conserva: insomma, non si adatta, assolutamente non si adatta, alla brutalità del consumismo’’ (1975, «La Spedizione del Grignolino», Vino al Vino).

Per produrre il Monferace, i dieci soci hanno sottoscritto un accordo produttivo molto preciso.

Come evidenzia Guido Carlo Alleva, Presidente dell’Associazione “Il disciplinare è ben preciso, tratto da vigneti idonei e quindi iscritti in un apposito albo, la cui resa massima non deve superare i 70 quintali d’uva per ettaro. Un vino che nasce da quel Grignolino che può dare grandi risultati grazie agli importanti tannini, che evolvono meravigliosamente negli anni e che, più di altri, rispecchia anche il carattere del territorio”.

Il Monferace deve essere affinato per almeno 40 mesi, di cui 24 in botti legno. Si ottiene un vino dal colore rosso rubino, con profumi di frutta rossa, fiori, in particolare di geranio, e spezie, che ha una filosofia di vinificazione ispirato ai prestigiosi tempi antichi del Grignolino, quando si aveva la pazienza di attendere che il vitigno raggiungesse la sua più elevata nobiltà.

Il Monferace è quindi una Riserva di grande eleganza, nella quale il vitigno Grignolino indossa il miglior abito da sera.

Di seguito una breve descrizione dei vini dei dieci produttori che sono stati presentati.

Il Golden Arbian Monferace 2015 della Tenuta Paolo Angelini presenta aromi fruttati, speziati e balsamici; il palato è ben collegato alla trama del tannino. L’attende un grande futuro.

Il Monferace 2015 della Tenuta Tenaglia è luminoso, molto fresco con sentori di eucalipto, fiori di pesco, e spezie. Molto elegante.

Il naso del Fiamengh Monferace 2015 della Tenuta La Fiammenga spicca per le note dolci e di legno affumicato. Sul palato è lungo e persistente, con note speziate e floreali.

Bricco del Bosco Vigne Vecchie Monferace 2015 dell’Azienda Accornero esprime una grande trama tannica, grande equilibrio, precisione ed eleganza.

Uccelletta Monferace 2015 dell’Azienda Vicara presenta aromi pepati, fruttati e balsamici. Molto lungo e persistente.

Il Monferace 2015 di Tenuta Santa Caterina esprime sentori di fiori, frutta e balsamici. Anche al palato si presenta fine ed elegante.

Il naso del San Sebastiano Terre Bianche Monferace 2015 del Castello di Uviglie è di fiori e frutta. Sul palato i tannini sono presenti ma non invadenti. Elegante e graffiante senza usare i muscoli.

Il Monferace 2015 di Tenuta Alemat sfoggia tanta eleganza, equilibrio tra l’acidità e i tannini, che sono già svolti e fusi nel vino.

Il Monferace Brasal 2015 di Agricola Sulin presenta sentori fruttati, speziati e balsamici. Vino corposo, elegante e complesso. Dal carattere deciso.

Il Monferace 2015 dei Fratelli Natta è lungo e persistente. Naso con aromi di frutta rossa, rosa canina e chiodi di garofano. Tannini e acidità presenti e gradevoli.   

Paolo Manna

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