Territorio & Eventi

El Bertu, 100% Timorasso da oggi entra a far parte della famiglia Autin (VIDEO)

Martedì, 20 Lug 2021 - 0 Commenti

El Bertu, un successo il Timorasso della Cantina L’Autin, presentato nel corso di una cena-evento all’Hotel Turin Palace di Torino.

Stappare una bottiglia de L’Autin è una piccola immersione, una comunione silenziosa e completa nella nostra vita, nel nostro piccolo grande territorio dove la vigna, da sempre, viene coltivata, amata e coccolata” .

A parlare così, col cuore, è Mauro Camusso (nella foto tra i vigneti), agronomo, titolare dell’azienda vitivinicola L’Autin, innamorato del suo territorio, dei vigneti, della “sua” pietra di Luserna. Il territorio è quello che va da Bibiana a Campiglione Fenile, nel pinerolese, in provincia di Torino, un luogo dove pochi sono i produttori di vino.

Da queste parti, la risorsa primaria è stata da sempre la pietra. Un mondo fatto di miniere, (famosa la Miniera di talco Paola n.d.r.), di cave, di pareti rocciose e da gente che la estrae e la lavora. E così è successo a Mauro Camusso, che, assieme alla moglie Maura, si è sempre dedicato a questa attività significativa della Val Germanasca.

Ma quando nell’animo si scontrano, lavoro, entusiasmo, amore per la propria terra e passioni per ulteriori finalità, entrano in ballo le sfide. Nel 2010, Mauro dà ragione alla passione e, nonostante l’ambiente pedoclimatico locale possa sembrare poco adatto alla viticoltura, con il cugino Pier Giorgio Gasca, decidono di rompere gli indugi e di trasformare in attività la passione per la vite.

È bastato un piccolo vigneto – autin in piemontese –  ereditato dal padre e prima di lui dal nonno, all’imbocco della Val Pellice, per far partire una bella storia del vino, coraggiosa, affascinante, intrigante, che oggi possiamo raccontare felicemente, visti i risultati eccellenti.

Mauro, anduma ent l’autin a gavé i but“, “andiamo nella piccola vigna a togliere i germogli”, mi suggeriva, da piccolo, mio nonno!

Al piccolo vigneto ereditato se ne sono aggiunti altri e oggi, l’azienda può contare su una superficie viticola di circa 10 ettari, a cavallo tra le province di Torino e Cuneo: un impegno e una scommessa.

I terreni sono di origine alluvionale, morenica, con forte caratterizzazione locale. Nella zona di Barge sono più pesanti e argillosi; il clima più mite, protetto, è accarezzato dal Monte Bracco (la montagna attraversata e nominata da Leonardo da Vinci, di passaggio verso la Francia, nel ‘500, n.d.r.) che smorza anche gli sbalzi termici: l’ambiente si adatta bene alle uve nere e alla vinificazione in rosso.

A soli 10 km, nelle campagne tra Campiglione e Bibiana il contesto è alquanto diverso: il terreno è decisamente più sciolto, sabbioso, ghiaioso con una fortissima presenza di scheletro e strato fertile sottile.

Siamo all’imbocco della Val Pellice, la zona è meno riparata, le escursioni termiche giornaliere sono importanti. L’ambiente pedoclimatico è idoneo alla produzione di vini bianchi estremamente profumati, caratterizzati da ottime acidità e mineralità.

Qui il valore della produzione vinicola è alto in quanto fattore di valorizzazione del patrimonio storico, culturale e paesaggistico oltre che elemento di tutela del territorio altrimenti destinato al dissesto se non all’abbandono, dopo aver raggiunto la massima espansione a cavallo tra i due secoli.

Fin dalla nascita, L’Autin intrapreso il percorso per un metodo totalmente biologico e dal 2019 l’azienda è certificata Bio: no a diserbanti, concimi o antiparassitari. Si interviene in modo mirato, con mezzi meccanici e biologici. Le pratiche sono quelle tramandate, che l’esperienza ha maturato con gli anni e adattato alle esigenze della viticoltura moderna. La vendemmia, come vuole la tradizione, è manuale.

La natura ha i suoi cicli, i suoi ritmi, ogni annata è così diversa seppur così simile alle altre. Il cambiamento climatico sconvolge i ritmi ma l’attività umana attenta, accorta, sopperisce con destrezza alle mutazioni. Le viti e l’uva hanno bisogno di tempo, in campagna non bisogna avere fretta.

Terreno e ambiente esigono rispetto, solerzia e attenzione. “Solo l’esperienza maturata anno dopo anno, giorno dopo giorno, minuto dopo minuto ha reso possibile un sogno che si rinnova a ogni vendemmia e che desideriamo condividere con voi quando assaggiate i nostri vini”, afferma Mauro.

In passato su questo territorio si è privilegiata la coltivazione di vitigni a bacca rossa richiesti dalla produzione del Pinerolese Doc, mentre Mauro decide di impiantare anche uve bianche internazionali e autoctone.

Il Pellengo, prodotto dalle uve Riesling è una particolare interpretazione del celebre vitigno renano;  il Cupa D’or, ricavato da vitigno Sauvignon Blanc; il Verbian, da un raro antico vitigno alpino a bacca bianca, il Bian Ver, sono esempi dell’eccellenza dei bianchi, testimoni del nuovo pensiero aziendale.

Una filosofia che arricchisce la cantina, nel 2021, con El Bertu, altra chicca enologica nata dal Timorasso, bianco di grande personalità già prodotto sui Colli Tortonesi sin dai tempi remoti, ambasciatore di autenticità. Grazie al terreno argilloso e con una buona componete calcarea, ad una esposizione soleggiata e riparata dal vento, nell’areale di Campiglione Fenile il Timorasso ha ritrovato il suo habitat naturale, esprimendo assoluta naturalezza ed eleganza.

El Bertu è stato presentato nel corso di una cena-evento all’Hotel Turin Palace di Torino. Prodotto con uve
Timorasso, nasce dalla passione della famiglia Camusso per il vino e il loro territorio.

Il nome? È stato Mauro Camusso, durante la cena di presentazione, a svelare il segreto del nome dato alla nuova etichetta di L’Autin. “Poiché mio fratello Alberto è mancato nel 2012, l’ho voluto dedicare a lui che non ha avuto il tempo di assaggiarlo“, afferma.

EL BERTU: SCHEDA TECNICA

È prodotto con uve di Timorasso, un vitigno autoctono Tortonese che si esprime con naturalezza ed eleganza anche nell’areale di Campiglione Fenile. 

Vitigno: Timorasso. Affinamento: per alcuni mesi in vasche inox; dopo l’imbottigliamento riposa almeno sei mesi in cantina.

Analisi sensoriale
Vista: giallo paglierino con riflessi dorati.
Naso: intenso, ampio, con note fruttate che ricordano la frutta esotica, sentori di pietra focaia
Gusto: buona acidità, fresco e persistente
Abbinamenti: primi piatti, carni bianche, formaggi di media stagionatura
Temperatura di servizio: 7-8°C

È stato abbinato magicamente con le tre portate preparate da Giuseppe Lisciotto, giovane executive chef de Les Petites Madeleines, il Ristorante dell’Hotel, e servite nell’elegante scenario della Terrazza del Turin Palace: in ordine, “Capasanta scottata, anguria e mango“, “Raviolo ripieno di pomodorini confit, crema di stracciatella e olio al basilico“, “Filetto di rombo glassato con salsa legata al cioccolato bianco e asparagi“. Lo “Stecco di Sorbetto alla pesca e amaretto” ha concluso la cena accompagnato da Passi di Gio, Malvasia Moscata, dedicata a Giorgio.

È passato parecchio tempo dalla prima volta che con papà abbiamo assaggiato il Timorasso: un vino bianco che non deriva da un vitigno semplice, dalla forte personalità che lo rende complesso e molto longevo, caratteristica rara per le uve a bacca bianca. I terreni ghiaiosi di Campiglione Fenile hanno dimostrato di essere molto adatti ai bianchi, per questo 5 anni fa abbiamo deciso di piantare quest’uva”, spiega Elisa Camusso, giovane ingegnere, che dal padre ha ereditato, però, la grande, immensa passione del vino.

La storia continua, con successo.

                                                                                         Andrea Di Bella