Cultura & Spettacoli

Asti, sul palcoscenico dell'Alfieri Luca Bavassano con i suoi compagni di viaggio Alessio Bertoli e Paolo Genta

Scritto da Redazione Lunedì, 14 Set 2020 - 0 Commenti

“Sì, viaggiare!”: l’eterna metafora del viaggio tra Alfieri e Simenon, secondo lo scrittore astigiano Luca Bavassano è andato in scena sabato scorso al Teatro Alfieri di Asti. Si, viaggiare! Attraverso idee, parole, emozioni... alla perenne ricerca del vento favorevole, cercando di evitare le tempeste e scegliendo i giusti membri dell’equipaggio...

Nato a Cuneo, ma bolognese di formazione, lo scrittore astigiano Luca Bavassano affronta l’eterna metafora del viaggio in un saggio filosofico-letterario dedicato non solo al suo diletto Georges Simenon, ma anche al tragediografo Vittorio Alfieri: intitolato “Sì viaggiare!”, il dotto testo del nostro Autore è stato portato in scena sul palcoscenico del Teatro Alfieri di Asti sabato 12 settembre, con la “preziosa collaborazione” (sottolinea Bavassano stesso) dell’attore e regista Alessio Bertoli.

Lungo e complesso, intessuto di numerose citazioni tratte dai romanzi dello scrittore belga (interpretati da Paolo Genta) o dalla “Vita scritta da esso” dell’Alfieri (declamate da Bertoli), il saggio del Nostro esamina con dovizia di particolari la tematica del viaggio, dei luoghi e del tempo: inutile e presuntuoso da parte dell’umile cronista restringere in poche righe la quantità dei passi utilizzati al fine della propria analisi.

Se dovessi, peraltro, arrischiare il mio “sugo di tutta la storia”, oserei dire che, mentre per l’Alfieri i viaggi e i paesaggi rivisitati nella sua autobiografia spirituale diventano gl’ideali sfondi su cui si erge la torreggiante personalità del protagonista (il cui “alto sentire", debordante talvolta in evidente egolatria, viene sovente - e assai volentieri - mitigato da gradevolissime pennellate di autoironica indulgenza), in Simenon i luoghi visitati – dal vicino Mar Mediterraneo alle remote lontananze dell’Africa Nera o del Pacifico –  sono lì a dimostrare che la natura “carnale” (nel senso della “sàrx” paolina, quale ricettacolo del vizio, principio sordido e miserabile scaturigine di un' immedicabile corruzione) dell’uomo  si disvela “dentro covile o cuna" nel suo nudo, inerme squallore sotto ogni cielo e a qualunque latitudine. 

Se il paesaggio assume talvolta in Alfieri i tratti del Sublime, preludendo all’accensione lirica o a qualche vitalistica impresa, degna di un giovane Titano di provincia, nello scrittore belga la natura è spesse volte simbolo e annuncio di fallimenti e tragedie: esistenziali o criminali. O di entrambe, l’una quale presupposto dell’altra.

Pigliamo la simbolica delle acque: in Alfieri, nel descrivere il tratto di mare ghiacciato del Golfo di Botnia  che durante l’inverno polare in Svezia lo separa dall’isoletta a cui tendeva, usa termini densi di magniloquenza: “terribile”, “grandiosità”, “fantastico” e “poesia”.

In Simenon il mare accenna al mistero delle cose, inattingibile per l’intrinseca inadeguatezza creaturale dell’uomo: affascinato dalla purezza cristallina delle acque, nondimeno i fondali trasmettono quel senso di abissale fatalità e di scacco esistenziale che ben ritroviamo nei resoconti di viaggi tropicali, nella letale, conradiana fissità del fiume equatoriale in “Colpo di luna”, nelle fascinose ambiguità dei fondali di Porquerolles ne “Il clan dei Mahé”.  O ancora nella metafora dell’uomo come di una barchetta alla deriva, nella feroce indifferenza del mare di casa, ora sbatacchiata da un vento contrario, ora invischiata da un’interminabile bonaccia…

“Però  non ci dimentichiamo – soggiunge Luca Bavassano a sipario chiuso – che per l'uomo e lo scrittore Simenon, lo ‘andare fiduciosamente alla deriva’ costituisce un aspetto necessario e positivo dell'esperienza stessa del viaggiare, inteso come  montaliano ‘varco’, rivelazione, liberazione esistenziale…”.

Saggio letterario – come si è già detto - più che copione teatrale, “Sì viaggiare!” è un lungo viaggio (lo spettacolo dura un’ora e mezza) nella vicenda artistica e spirituale degli autori prescelti: le indicazioni registiche di Alessio Bertoli hanno saputo conferire alla difficoltà del testo la miglior resa drammaturgica possibile: puntuali i recitativi dei due lettori, alternatisi con puntualità e passione all’esposizione dell’Autore e chiamati in causa dal sapiente gioco di luci orchestrato dall’abile regia.

Presente in sala un bel pubblico, attento fino alla fine a cogliere fino al termine la ricchezza di un testo assai complesso ed esigente.  

La foto che correda l'articolo è opera di Efrem Zanchettin.

Un'ultima menzione per Selene Riccio, allieva della scuola “Teatralmente” di Asti, attivamente coinvolta nella comunicazione e realizzazione del progetto “Sì, viaggiare!”.

Paolo Ferrero