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Asti, “rivoluzione” in Cardiologia con l'ipnosi. Speranze per anziani e bambini (VIDEO)

Scritto da La redazione Domenica, 26 Gen 2020 - 0 Commenti

Presentati a Milano i risultati condotti su 140 pazienti (degli oltre 300 interventi effettuati) il più grande studio–osservatorio sul ruolo dell’ipnosi sottoposti ad ablazione cardiaca o applicata in studi elettrofisiologici e impianti di Pacemaker o defibrillatori

Dopo un lavoro sul campo durato un paio d’anni, sotto la guida del primario, Marco Scaglione e del suo staff di sala, la divisione di cardiologia di Asti, è la prima al mondo, ad avere avviato una modalità operatoria: l’utilizzo dell’ipnosi come coadiuvante alla terapia del dolore nella procedura interventistica che applica nei laboratori di elettrofisiologia e di emodinamica, come ablazioni e impianti di pacemaker e defibrillatori.

Un fiore all’occhiello nazionale ed internazionale che racconta alcune delle eccellenze della sanità italiana, spesso sconosciute ai più.

Il protocollo di cura è stato presentato a Milano, una settimana fa, a circa 150 cardiologi interventisti italiani al convegno: “Ipnosi e cardiologia Interventistica” organizzato dall’Istituto Franco Granone – Centro Italiano Ipnosi Clinico Sperimentale e dall’ASL di Asti.

“Negli ultimi anni l’ipnosi sta emergendo come strategia per il controllo del dolore durante le procedure chirurgiche - afferma Marco Scaglione (foto) che ha effettuato il primo intervento al mondo per inserire in un paziente il defibrillatore – "L'ipnosi rappresenta un protocollo ben consolidato in altre branche della medicina. Assoluta novità a livello internazionale è l’utilizzo in campo cardiologico. Con oltre trecento interventi effettuati nel nostro centro astigiano, oggi sappiamo che l’ipnosi condotta da un terapista qualificato o da un operatore sanitario è una pratica efficace, sicura e senza controindicazioni”.

I cardiologi dell’Ospedale “Cardinal Massaia” di Asti, hanno anche presentato per l’occasione i risultati del più grande studio – osservatorio sul ruolo dell’ipnosi nei 140 pazienti sottoposti alla procedura di “ablazione cardiaca”.

Secondo lo studio, l’ipnosi ha successo nel 97% dei casi; la procedura di cardiologia interventistica risulta indolore nel 78% dei casi, l’ansia della procedura si riduce dell’83% e il paziente ha l’impressione che l’intervento duri meno (del 30% rispetto alla durata effettiva) migliorando così il suo vissuto. In più si utilizza una dose minore di farmaci analgesici, come è stato invece necessario nel 56% di coloro che non erano stati ipnotizzati e in due pazienti si è dovuto ricorrere alla narcosi profonda per il controllo del dolore. Risultati che potrebbero anche ridurre i costi procedurali. 

Per questo l’intero staff non solo di sala operatoria, ha seguito in passato un corso durato alcuni mesi che ha visto coinvolti operatori sanitari, sia tra medici e infermieri dove sono stati formati in comunicazione ipnotica frequentando uno specifico corso in ospedale gestito da “tutor” dell’Istituto Franco Granone – Centro Italiano Ipnosi Clinico Sperimentale di Torino, raggiungendo la completa autonomia nella comunicazione ipnotica.

“Secondo gli studi – conferma Milena Muro, operatore sanitario esperto in Comunicazione Ipnpotica – Didattica dell’CiiCs – lo stato ipnotico viene raggiunto in quattro minuti. Durante l’intervento un operatore comunica con il paziente per mantenerlo in condizione perché si deve stare in relazione continua. Ma non si deve parlare sempre, anzi lo si lascia tranquillo a “sognare” su cose che lo appassionano. Ci sono persone che immaginano di staccarsi dall’esperienza fisica del momento, che può essere dolorosa per immaginarsi in luoghi diversi dell’infinito come mare o montagna. Alcuni nel corso dell’intervento hanno fatto il giro del mondo”.

L’ipnosi è una strategia terapeutica efficace per il controllo del dolore.

“Per questo motivo – interviene Marco Scaglione – tenendo conto che la durata delle procedure può arrivare anche a tre ore. È necessario tenere il paziente con un livello di sedazione tale da renderlo immobile e permettergli  un controllo del dolore. Queste procedure vengono eseguite ad un numero sempre maggiore di pazienti, tra cui anche anziani e proprio loro potendo avere comorbidità che potrebbero controindicare l’uso di farmaci specifici o sedazione profonda possono trovare nell’ipnosi un’alternativa allettante”.

Il dottor Marco Scaglione chiude spendendo parole di elogio per la Sua equipe: “I risultati già ottenuti mi rendono orgoglioso del lavoro “speciale” di tutti i miei collaboratori e spingono noi tutti a perseverare nell’impegno che quotidianamente mettiamo nel nostro lavoro”.

Alberto Fumi

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