Cultura & Spettacoli

Asti, i novant'anni del Commissario Maigret celebrati dallo scrittore astigiano Luca Bavassano

Scritto da La redazione Martedì, 11 Feb 2020 - 0 Commenti

Al reading di sabato 8 febbraio hanno partecipato, oltre all’autore di "Maigret e il cibo, ovvero il metodo del torpore" Luca Bavassano e a Stefano Andrini, l’attore Paolo Genta, quale lettore di brani scelti dall’opera simenoniana, Silvana Bego in rappresentanza del Cenacolo afieriano e la Libreria “Alberi d’Acqua” in veste di supporto tecnico.  

Grande successo di pubblico sabato 8 febbraio al “Fuoriluogo” di Via Govone 15 in Asti per il reading del breve saggio che lo scrittore Luca Bavassano ha dedicato al celebre Commissario Maigret, il più celebre personaggio immaginato dalla prolifica fantasia di Georges Simenon.

Inserito nell’antologia “Racconti a tavola”, curata dal giornalista gastronomo bolognese Stefano Andrini per la Historica Edizioni, Bavassano ha intrattenuto il centinaio di persone presenti con una “versione estesa” del suo scritto: l’analisi dell’opera di Siménon è stata compiuta con esaustività e brillantezza, avendo l’autore affascinato il pubblico per oltre un’ora ripercorrendo, con brio e rigore nel contempo, la parabola letteraria di uno degli investigatori più amati e meno codificati nel panorama letterario e cinematografico mondiale.

“Ho accettato con grande entusiasmo – racconta Luca – l’invito del mio concittadino Stefano a parlare di Maigret tratteggiandone, per dir così, la personalità ricorrendo al racconto del cibo e del cibo come metafora: Maigret, per fare un facile parallelo con il famoso Nero Wolfe, non è, infatti, l’investigatore solitario e cerebrale uscito dalla penna di Rex Stout, colui che conferisce all’alta cucina un sovrasenso estetizzante: Maigret rivela il suo popolano buon senso e quella singolare ‘simpatia’ che lo lega agli attori dei piccoli e grandi drammi in cui è coinvolto anche e soprattutto nella promiscuità plebea dei tavolini delle brasserie, presso le quali trangugia una birra gelata o un robusto Calvados fermier… Oppure alla mensa di casa, facendo notturno onore alle pietanze amorevolmente lasciategli dalla moglie per ristorarlo un po’ – nello stomaco, ma pure nell’animo - al termine dell’immancabile e faticosissimo turno di notte… Maigret è insomma uno di noi, un uomo della strada: lui lo Champagne non lo beve, per tema di confondersi con quel milieu di ricchi e parvenus ai quali guarda sempre con un certo malcelato fastidio…”.

Chiedo a Bavassano la ragione del titolo del suo saggio: 

“Beh, Maigret, contrariamente ai metodi positivistico-cartesiani di un Auguste Dupin, di un Hercule Poirot (altro bon vivant, peraltro!) o di uno Sherlock Holmes, non si lascia guidare da nessun metodo - empirico o scientifico che sia - per risolvere l’intrico di un’indagine. Un po’come succede pure a noi, quando ci troviamo alle prese con un intoppo logico e – che ne so? – andiamo a farci una passeggiata prima di tornare sul problema e trovarne magari l’agevole soluzione in via d’intuizione, così fa il Commissario Maigret: una buona dose di buon cibo assieme a qualche bicchierozzo di vino o altro alcoolico, lo sospingono dolcemente in una sorta di torpido estraniamento, dove, lasciando correre liberamente, a ritroso e senza meta, il flusso dei dati investigativi, all’improvviso gli giunge alla mente la soluzione dell’enigma: piena e fragrante come un perfetto croissant sfornato la mattina presto da una delle tante boulangeries parigine!

Lasciami ancora dire che questa mia riflessione sul ruolo che gioca il cibo nelle avventure di Maigret mi ha permesso di addentrarmi per l’ennesima volta in uno degli aspetti più accattivanti dell’umanità del Commissario, un aspetto, peraltro, straordinariamente attuale in un mondo in cui l’industrializzazione e la globalizzazione del cibo parrebbero aver cancellato per sempre certi piaceri fisici: un po’ del resto come i rapporti virtuali sembrerebbero aver reso obsoleti quelli reali, quelli dei confronti faccia a faccia. Però le cose non stanno ancora così e il sentire Maigret così vicino, familiare può farcelo comprendere e amare ancora meglio e una volta di più”.

Al reading - hanno partecipato, oltre all’autore e a Stefano Andrini – l’attore Paolo Genta, quale lettore di brani scelti dall’opera simenoniana; Silvana Bego in rappresentanza del Cenacolo afieriano e la Libreria “Alberi d’Acqua” in veste di supporto tecnico.  

Paolo Ferrero

Nella foto da sn. il Professor Andrini e Luca Bavassano