Salute & Ambiente

Amore e odio dei siciliani verso “a Muntagna”: l'Etna

Scritto da Andrea Di Bella Martedì, 23 Feb 2021 - 0 Commenti

Una violentissima eruzione dell’Etna è in atto nella notte: si tratta del quinto parossismo negli ultimi 6 giorni. L’INGV ha comunicato che si è aperta una nuova bocca eruttiva nel Cratere di Sud/Est.

Il “Gigante Buono”, “Sua Maestà”, “Mongibello”, “A Muntagna”: è l’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa. I siciliani come me, della costa jonica, l’hanno sempre amato e rispettato, l’hanno percorso e inneggiato. Ma tante volte l’abbiamo odiato per i disastri che ha procurato: terremoti, eruzioni, cenere vulcanica sulle strade, distruzioni di interi territori. È sempre stato un fratello maggiore, che impartisce regole e insegnamenti, a cui bisogna sottostare, ma che sa anche offrirti bellezza e ospitalità.

Parlare di Etna, in questi tempi, vuol dire interessarsi del suo attuale stato, eh si, perché quando si parla del vulcano siciliano, quello che dici oggi vale solo per quell’istante.

La situazione eruttiva ed effusiva cambia di ora in ora, la sua forma si modifica in continuazione, la sua altezza, il suo modo di essere, docile, bello, tranquillo, ma anche impressionante, violento, spettacolare, distruttivo.

E allora parliamo della situazione di questi giorni di attività intensa che offre spettacolo ma anche preoccupazione.

Per fotografare lo stato attuale trovo che sia onesto e professionale riferirsi a chi certi eventi li ricerca, li studia, li approfondisce.

Quindi riporto, per i lettori di questa testata, una testimonianza autorevole di un esperto, vulcanologo e ricercatore dell'INGV, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Catania. Il suo nome è Boris Behncke, è originario della Germania ma da qualche decennio presta la sua opera presso l’Istituto siciliano.

Riferendoci all’ultima fase che stiamo vivendo, tutto è cominciato il 13 dicembre 2020, quando si è sviluppata la prima di una serie di fenomeni “parossistici”, con produzione di fontane di lava e colate laviche, alte oltre i 10 mila metri, che hanno originato abbondanti ricadute di cenere e lapilli nelle aree urbane e rurali attorno al vulcano.

Boris Behncke sottolinea che “non c'è pericolo in caso di eventi come questo. L’Etna sta facendo le sue consuete cose, qualche volta un po' più intensamente, però con questa attività in corso non c'è pericolo”.

L’episodio si è ripetuto nei giorni seguenti, ma a questo punto è meglio procedere con quanto ha scritto sul Blog INGVvulcani, il vulcanologo Boris Behncke il 20 febbraio scorso, utilizzando i dati ottenuti dalle reti di monitoraggio dell’INGV. Ma, prima di leggere l’articolo - per entrare in tema - osservate le tre foto allegate al servizio, spettacolari:

Foto 1, “Dal paese di Pianoconte sull’isola di Lipari (Isole Eolie), la colonna eruttiva dell’Etna alta più di 10 km nella fase culminante del parossismo si presenta così. Foto di Gabriele Costanzo”.

Foto 2, “Colonna eruttiva principale (al centro) e nube di cenere e vapore generata da interazione esplosiva fra lava e neve (a destra), alle ore 10:50 del 19 febbraio 2021, viste dalla zona di Monterosso, versante sud-orientale etneo. Foto di Boris Behncke, INGV”;

Foto 3, “La fontana di lava al Cratere di Sud-Est, al tramonto, accompagnata da violente interazioni fra lava e neve, vista da Linguaglossa al culmine del parossismo del 16 febbraio 2021. Foto di Vincenzo Greco, guida vulcanologica”;

E ora a voi l’articolo “Non c’è due senza tre! Terza eruzione dell’Etna in tre giorni”, di Boris Behncke.

Buona lettura!

                                                                               Andrea Di Bella
 

Vedi anche https://ingvvulcani.com/2021/02/22/lapilli-e-ceneri-il-magma-primitivo-delletna-non-ha-segreti/