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All’Istituto “Giolitti” di Mondovì Silvia Dai Prà ha presentato “Senza salutare nessuno. Un ritorno in Istria"

Scritto da Redazione Domenica, 9 Feb 2020 - 0 Commenti

L'incontro delle classi quinte dell'Istituto “Giolitti” di Mondovì con Silvia Dai Prà autrice del romanzo “Senza salutare nessuno. Un ritorno in Istria".

10 febbraio, giorno del ricordo delle vittime delle foibe, istituito a partire dal 2006: l'Istituto Alberghiero Giolitti-Bellisario ha voluto celebrarlo ospitando Silvia Dai Pra’, autrice di “Senza salutare nessuno. Un ritorno in Istria".

Toscana di nascita, la scrittrice è anche insegnante di lettere presso scuole tecniche professionali a Roma, dove vive ormai da anni. Dalla sua esperienza di docente ha derivato il romanzo “Quelli che però è lo stesso", romanzo che era stato preceduto da un altro in cui si indagava il mondo dell'adolescenza “La bambina felice".

Con “Senza salutare nessuno", invece, il campo di osservazione cambia: diventa da un lato più introspettivo e dall'altro assume un respiro di carattere storico.

Silvia Dai Pra‘, infatti, parte alla ricerca di alcuni aspetti oscuri della sua famiglia paterna e si ritrova a confrontarsi con altri aspetti oscuri, quelli legati alle tormentate vicende storiche che hanno interessato i confini orientali dell’Italia e le popolazioni Giuliano- istriano-dalmate che li abitavano e da cui il padre proviene.

“Senza salutare nessuno” è il risultato quindi di una ricerca durata due anni, svolta dall’autrice per scoprire il motivo per cui il suo bisnonno Romeo Martini, nato a Martincich, titolare di un negozio di alimentari di Santa Domenica di Albona in Istria, fu ucciso e gettato nella foiba di Vines nell’ottobre del 1943 insieme ad altri migliaia di italiani barbaramente uccisi in due momenti della Seconda Guerra Mondiale da parte dei partigiani del generale Tito: dopo la firma dell'armistizio con gli anglo-americani, l'8 settembre del 1943 e dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Ad aggravare ulteriormente questa vicenda storica c'è il fatto che per decenni tale eccidio è stato sottaciuto, minimizzato, rimosso.

La scrittrice, partendo dalla scomparsa del bisnonno, che rappresenta un lato oscuro del ramo paterno della famiglia, cerca di indagare in questa rimozione personale e collettiva. Lo fa con una scrittura talvolta aspra, altri ironica, ma sempre molto autentica ed intellettualmente onesta, ponendo l'accento su quanta fatica le sia costata, e ancora le costi, respingere le facili strumentalizzazioni e polemiche che accompagnano quel triste periodo della storia d'Italia.

Hanno assistito con interesse ed attenzione tutte le classi quinte dell’istituto, mentre le alunne che avevano già avuto l'opportunità di leggere il libro hanno posto domande all’autrice e letto alcuni brani da loro scelti, coordinate dalle loro insegnanti di Italiano e Storia.