Territorio & Eventi

Alla scoperta della bellezza paesaggistica italiana, riserva di felicità ed emozioni

Scritto da Redazione Sabato, 16 Mag 2020 - 0 Commenti

Con l'intento di realizzare un giornalismo partecipativo che dia voce ai territori rurali del "bel Paese" attraverso il racconto di esperienze di viaggio, dalla cultura alla storia e alla tradizione con la presentazione di nuovi modi di vivere sostenibili, prende vita la rubrica "La bellezza del Paesaggio rurale italiano".

Mi piace iniziare quest’articolo con le parole di uno dei più grandi narratori italiani del Novecento, Mario Soldati, in uno straordinario reportage sul nostro Paese nel momento del trapasso verso la modernizzazione selvaggia del consumismo:

Una volta, ricordo di aver risposto a un disperato ricercatore di cibi genuini, che la sua ricerca non era più così disperata: se lui soltanto si fosse dato la pena di lasciare l’asfalto e di inoltrarsi qualche chilometro per le strade secondarie, di breccia o di terra battuta. A chi ricerca aspetti antichi, e non guasti, delle nostre città e del nostro paesaggio, il tragitto è ancora più breve: basta allontanarsi poche centinaia di metri dalle vie del traffico grande o piccolo e dell’industria piccola o grande. Basta scantonare in qualunque sentiero campestre. Trovi mondi nascosti, riserve di pace e di bellezza”.

I tempi sono certo cambiati, i paesaggi che ricordo e non ritrovo più nel mio viaggiare lungo la Penisola, non siamo riusciti a salvarli completamente, anzi ne abbiamo protetti solo una parte marginale.

Le strade a scorrimento veloce, le autostrade, hanno sdradicato alberi secolari, così come immense colate di cemento si sono abbattute, incuranti, su splendide distese di campi fertili. Pascoli abbandonati cancellati da frane e slavine e muretti a secco, infiniti e assolati, lasciati a sgretolarsi, sotto gli occhi di tutti e il silenzio di tanti.

È il Paesaggio italiano che si è frantumato, negli anni, ma non tutto è perduto.

Luoghi che sembravano dispersi, abbandonati, stanno ricominciando a trovare vita. L’uomo ha forse capito l’importanza della terra, soprattutto i giovani, che sono tornati a calpestarla, a coltivarla, a vivere in campagna. Il paesaggio per essere bello deve essere vivo, altrimenti muore.

La bellezza è fragile e va curata giorno per giorno. Se si rinuncia alla bellezza, si rinuncia alla felicità.

Esplorare, contemplare, vivere in un paesaggio bello crea benessere psichico.

Bisogna, quindi, costruire bellezza attorno a noi e preservare quella che già fortunatamente è riuscita a salvarsi, dagli alpeggi con le malghe dell’arco alpino, alle colline di vigne che punteggiano poeticamente tutto lo Stivale, dalle meravigliose pinete maremmane ai fantastici alberi d’ulivo del Sud e le distese dei campi di grano che sono stati falcidiati in passato e, perché no, quei muretti a secco di pietra lavica, antichi e geometrici, che attorniano, meravigliosi, i dammusi di Pantelleria.

L’Italia industriale di qualche decennio addietro ha spazzato, come un uragano, uomini e casolari di campagna e senza contadini il paesaggio ha sofferto, è svanito assieme a un pezzo di civiltà.

È l’Italia della Bellezza paesaggistica che voglio raccontarvi, dei contadini, del mare e dei pastori, dei casari e dei campi di grano, degli eroici terrazzi di vigne e delle distese d’ulivo.

Il percorrere le strade nascoste della nostra bella Penisola diventa un approccio slow, in termini turistici, e favorisce la sostenibilità ambientale; offre, inoltre, numerosi vantaggi: ampi spazi verdi e, perché no, azzurri, dove la distanza sociale può essere garantita; il meraviglioso contatto con la natura, la possibilità di fare trekking in mezzo a vigneti, frutteti, boschi; organizzare bike tour con degustazioni di prodotti tipici; possibilità di visitare cantine; e, tema molto rilevante, vivere esperienze enogastronomiche memorabili in località del nostro Paese a contatto con i produttori locali.

Faremo un viaggio partendo dal Sud anzi dall’Isola che guarda l’Africa da vicino, proprio Pantelleria, “figlia del vento”, con le sue vigne basse di zibibbo, Patrimonio UNESCO, per poi risalire la Penisola e andare a girovagare tra le colline profumate del Prosecco, passando per la Maremma, esempio di equilibrio e armonia, tra butteri e pinete e poi…la Sardegna selvaggia dei Nuraghi e dei pastori e, ancora, l’Arcipelago Toscano, tra pini marittimi e ginestre in fiore, e poi i terrazzamenti di vigne eroiche delle 5 Terre (nella prima foto), così come le nostre colline di poesia UNESCO di Langhe Roero e Monferrato (seconda foto).

Ci ritroveremo nei luoghi dove il cielo e la terra si incontrano, cosa che non avviene in città, perché qui, ahimè, l’orizzonte siamo costretti ad immaginarlo.

Ciascun itinerario sarà accompagnato da una serie di fotografie del paesaggio geografico e culturale che, mi auguro, possa restituire a voi lettori le stesse emozioni che ho provato io, nel visitarlo.

Non sarà un racconto tutto d’un fiato: un incontro per ciascun paesaggio, che narra cultura, storia, tradizioni, che, spero, possano incuriosirvi, prima di preparare le valigie non appena tutte le campane d’Italia suoneranno a festa, perché vorrà dire che siamo usciti dal buio e dall’isolamento.

Per ora, non ci resta che sognare, per il viaggio nella Bellezza autentica del Bel Paese avremo tempo!

“… tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avrete fatto che per quelle che avrete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete i venti con le vostre vele. Esplorate. Scoprite. Sognate”.

(Mark Twain)

Testo e foto © ANDREA DI BELLA