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Alba, celebrato il 70° anniversario del conferimento della medaglia d’oro al valor militare

Scritto da La redazione Lunedì, 18 Nov 2019 - 0 Commenti

È stata una cerimonia di alto profilo istituzionale quella che si è tenuta ieri ad Alba per celebrare il 70esimo anniversario del conferimento della medaglia d’oro al valor militare, avvenuto il 13 novembre 1949.

Hanno voluto unirsi al sindaco di Alba Carlo Bo, il prefetto di Cuneo Giovanni Russo, il governatore della Regione Piemonte Alberto Cirio, sindaci e rappresentanti di numerosi comuni della provincia, assessori e consiglieri della città di Alba e molte associazioni combattenti giunte per l’occasione ufficiale con i propri gonfaloni.

La cerimonia si è aperta con un preludio musicale della banda della città di Alba che ha eseguito vari brani, tra cui l’inno di Mameli, sotto i portici del palazzo comunale.

A seguire, l’assessore alla Cultura Carlotta Boffa ha dato il benvenuto alle autorità civili, religiose e militari presenti in un’affollata sala consiglio “Teodoro Bubbio” che ha visto i numerosi interventi concentrarsi sul tema della conservazione della memoria della lotta di Liberazione e sulla necessità di preservarne i valori e di tramandarli ai giovani.

Il sindaco Carlo Bo ha raccontato che “Quando sono diventato sindaco e per la prima volta mi sono seduto alla scrivania, ho preso in mano con commozione la cornice alle mie spalle contenente la pergamena con il decreto di conferimento della medaglia d’oro”.

Ha poi voluto ricordare i racconti del nonno partigiano e le parole di monito che rivolgeva ai nipoti: “rifarei tutto perché credo fermamente nell’antifascismo e perché l’ho fatto per voi”.

La chiosa finale del primo cittadino è stata sull’importanza di “ricordare per non dimenticare perché la storia potrebbe ripetersi e di tenere viva la memoria per tenere viva la democrazia. Al mio insediamento ho giurato sulla Costituzione, ma dentro me stesso ho giurato sui valori fondanti della Resistenza”.

Siamo qui per ribadire un concetto importante: la storia va rispettata e prima ancora conosciuta”, è stato il pensiero iniziale del presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio che ha poi ammonito sul rischio attuale di considerare scontate le conquiste acquisite di libertà. Dopo aver comunicato che già dal prossimo anno saranno stanziate nelle scuole piemontesi risorse regionali per potenziare la conoscenza e lo studio della nostra storia, il governatore ha chiuso il suo intervento con una netta presa di posizione: “Siamo geneticamente antifascisti perché geneticamente siamo per la libertà”.

Enzo Demaria, ex sindaco di Alba ed attuale presidente di A.n.p.i. sezione di Alba, ha ringraziato per il loro impegno nel coltivare la memoria storica gli ex sindaci presenti in sala, l’onorevole Ettore Paganelli ed il senatore Tomaso Zanoletti.

E poi, nel salutare la figlia Margherita, ha ricordato Beppe Fenoglio, cantore della Resistenza dell’albese che tanto ha contribuito a tramandarne il ricordo. Dopo il commovente coinvolgimento di Giuseppe Ambrogio, giovanissimo testimone dell’assassinio del fratello da parte delle truppe fasciste, Demaria ha concluso sottolineando come i partigiani siano riusciti a raggiungere un obiettivo comune, pur nutrendo idee politiche diverse, simboleggiate dai differenti colori dei loro fazzoletti.

Nel corso del pomeriggio sono intervenuti anche don Dino Negro, a portare il saluto del vescovo monsignor Marco Brunetti, ed il prefetto Giovanni Russo che ha letto il messaggio giunto per l’occasione dall’ufficio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, soffermandosi sulla necessità di coinvolgere i giovani per trasferire la memoria alle nuove generazioni che rappresentano il futuro del paese.

Dopo alcuni momenti di lettura da parte dei giovani studenti del Liceo Classico Govone, Giovanni Dotta e Rachele Sacco, e del presidente del Consiglio Domenico Boeri, la conclusione della cerimonia è stata affidata al sindaco Carlo Bo che ha consegnato una targa commemorativa a Bianca Farinetti, moglie del comandante partigiano Paolo Farinetti, cui se ne affiancherà una seconda per “Meghi”, l’ultima staffetta partigiana ancora in vita, Margherita Mo.