Economia & Lavoro

Vino, previsioni vendemmiali 2018 e record storico di export

Scritto da La redazione Domenica, 12 Ago 2018 - 0 Commenti

A commentare le indagini dell’Osservatorio del Vino sul trend del vigneto Italia alle porte della vendemmia 2018 è Paolo Castelletti, segretario generale di Unione Italiana Vini.

Prime stime sull’andamento qualitativo e quantitativo a livello nazionale della vendemmia 2018 (47/49 milioni di ettolitri, Fonte UIV), e record storico di export (+6%). Preoccupazione per la tutela delle Doc nel mondo.

È iniziata da qualche giorno la prima vendemmia 2018 in Franciacorta e in Sicilia, territori distanti, al Nord e al Sud dell’Italia del vino, dove i vitigni ben si adattano a quei microclimi. Voce comune è che si prospetta una riduzione dei quantitativi solitamente registrati, che comunque restano superiori alle rese della precedente vendemmia.

Voci che vengono confermate dall’Osservatorio del Vino (UIV e Ismea).

“È certamente prematuro parlare di numeri, ma si può ragionevolmente stimare la produzione in una forbice di 47-49 milioni di ettolitri.  Sarà decisivo l’andamento climatico del mese di agosto per determinare volumi e qualità. Dati, questi, di cui parleremo in dettaglio durante il nostro consueto appuntamento annuale con le previsioni vendemmiali“.

A commentare le indagini dell’Osservatorio del Vino sul trend del vigneto Italia alle porte della vendemmia 2018 è Paolo Castelletti, segretario generale di Unione Italiana Vini.

“Anche quest’anno il clima ci ha riservato non poche sorprese – continua Castelletti – alternando gelate, grandine e forti piogge. L’attenzione dei nostri viticoltori verso i vigneti è riuscita a contenere insidiosi attacchi di peronospora e oidio. Ora il clima farà la differenza per la regolare maturazione delle uve, determinando volumi, grado zuccherino, quadro acidico e aromatico”.

Con l'inizio della vendemmia l'Italia festeggia, comunque, il record storico dell’export di vino (foto di Andrea Di Bella) che fa registrare un aumento del 6% rispetto allo scorso anno.  E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Istat relativi al primo quadrimestre 2018 presentata in occasione del distacco del primo grappolo di uva in Franciacorta.

“Dalla vendemmia in Italia si attiva un motore economico che genera oltre 10,6 miliardi di fatturato dalla vendita del vino, realizzato più all'estero che in Italia, che offre opportunità di lavoro nella filiera a 1,3 milioni di persone tra quelle impegnate direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale e quelle presenti in attività connesse e di servizio. Il tutto sostenuto da una struttura produttiva – spiega Coldiretti – che conta 310 mila aziende agricole e quasi 46 mila aziende vinificatrici su una superficie a vite di 652 mila ettari”.

Le vendite nel primo quadrimestre dell'anno hanno avuto un incremento in valore del 4,7 % negli Stati Uniti che sono di gran lunga il principale cliente anche se preoccupano le nuove politiche protezionistiche del Presidente Usa Donald Trump.

L'aumento è stato del 4,9% in Germania al secondo posto mentre si registra un brusco calo del 5% nel Regno Unito che nonostante gli effetti della Brexit resta sul podio dei principali clienti.

A preoccupare per il futuro sono i rischi connessi agli accordi internazionali siglati, o in via di definizione, dall'Unione Europea, dal Ceta con il Canada fino al Mercosur con i paesi sudamericani, dove sono centinaia le Doc italiane che potrebbe rimanere senza tutele.

In Canada ad esempio non trovano al momento tutela importanti vini quali l'Amarone, il Recioto e il Ripasso della Valpolicella, il Friularo di Bagnoli, il Cannellino di Frascati, il Fiori d'arancio dei Colli Euganei, il Buttafuco e il Sangue di Giuda dell'Oltrepò Pavese, la Falanghina del Sannio, il Gutturnio e l'Ortrugo dei Colli Piacentini, la Tintillia del Molise, il Grechetto di Todi, il Vin Santo di Carmignano, le Doc Venezia, Roma, Valtenesi, Terredeiforti, Valdarno di Sopra, Terre di Cosenza, Tullum, Spoleto, Tavoliere delle Puglie, Terre d'Otranto.

Mentre l'accordo con il Giappone prevede la protezione da parte del Paese del Sol Levante di appena 25 denominazioni italiane, dall'Asti al Brunello di Montalcino, dal Franciacorta al Soave, dal Marsala al Lambrusco di Sorbara fino al Vino Nobile di Montepulciano solo per citarne alcuni.

Non va meglio per la trattativa in corso con i paesi del mercato comune dell'America meridionale di cui fanno parte Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay (Mercosur), con una forte vocazione vitivinicola.

Il negoziato appare molto complesso anche per la presenza in Brasile di diversi produttori di Prosecco specialmente nella zona del Rio Grande che rivendicano il diritto di continuare a fare questo vino italiano anche perché la varietà vitis vinifera "prosecco tondo" risulta iscritta nella banca dati brasiliana del germoplasma sin dal 1981.

E tutto questo mentre nel mondo proliferano falsi di ogni tipo con il Prosecco che guida la classifica dei vini più taroccati con le imitazioni diffuse in tutti i continenti dal Meer-secco al Kressecco, dal Semisecco e al Consecco, ma è stata smascherata le vendita anche del Whitesecco e del Crisecco.

Senza dimenticare le vendite su Internet anche dei kit per il vino liofilizzato "Fai da te" con false etichette dei migliori vini Made in Italy che promettono in pochi giorni di ottenere le etichette più prestigiose come Chianti, Valpolicella, Frascati, Primitivo, Gewurztraminer, Barolo, Verdicchio, Lambrusco o Montepulciano.

I dati ufficiali delle previsioni vendemmiali 2018 dell’Osservatorio del vino saranno rese note il 4 settembre a Roma presso il ministero per le Politiche agricole, alimentari e del turismo.

Andrea Di Bella


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