Economia & Lavoro

Vinitaly, dal Pinerolese in scena anche l'eroica coltivazione della vite su 90% di pendenza

Scritto da La redazione Martedì, 10 Apr 2018 - 0 Commenti

In cattedra l'agricoltura vitivinicola di montagna con le vigne della Val Germanasca. Domenica prossima, 15 aprile a Verona la testimonianza del giovane vitivinicoltore Hammond Combe di Pomaretto. in questi primi anni il Consorzio ha lavorato le uve nel Centro Bonafous di Chieri.

Da Pomaretto a Vinitaly, domenica prossima, 15 aprile a Verona è di scena la viticoltura eroica della valle Germanasca, in provincia di Torino. Protagonista il giovane vicepresidente del Consorzio produttori Terre del Ramìe, Hammond Combe, 35 anni, viticoltore che porta avanti la tradizione di famiglia producendo vino di montagna su terreni estremi, con pendenze fino al 90%.

"E’ l’attaccamento alla nostra terra che ci spinge ad andare avanti osserva Combe - la passione e il gusto per le sfide più difficili, il piacere di produrre qualcosa di unico e irripetibile".

L’appuntamento con la testimonianza di Combe è nell’Area Meeting, padiglione 10 (Cia), stand D 2, dalle ore 16 alle 17.

PRODUZIONE DI NICCHIA - Combe imbottiglia circa 500 litri di Ramìe all’anno. Una produzione di nicchia, come quella degli altri nove soci del Consorzio, che complessivamente mette sul mercato intorno a 3 mila bottiglie all’anno, destinate ad un pubblico di appassionati e intenditori, in buona parte stranieri.

Costituitosi nel 2010, in questi primi anni il Consorzio ha lavorato le uve nel Centro Bonafous di Chieri  - Cantina della Città di Torino – in convenzione con DI.VA.PRA Università di Agraria di Torino, avviando ultimamente una sperimentazione sul bianco e sul rosato, con vinificazione svolta alla Scuola Malva Arnaldi di Bibiana.

PENDENZE ESTREME - E’ sui ripidi versanti alpini che da Pinerolo salgono verso Sestriere e Prali, da 600 a 800 metri sul livello del mare, che vengono coltivati i vigneti di Avanà, Avarengo, Chatus e Bequet.

La viticoltura eroica  viene praticata, in particolare, a Pomaretto e Perosa Argentina, terre di produzione del Ramìe. Un territorio orfano dell’industrializzazione tessile di fine Ottocento, vittima del grande spopolamento a favore delle città. Luoghi di montagna dove l’età media della popolazione è molto avanzata, ma dove non mancano i giovani, come Hammond, che si impegnano a rilanciare l’antica tradizione vitivinicola che risale addirittura al XIV secolo, quando  agricoltori coraggiosi domarono le forti pendenze del terreno con muri di terrazzamento a secco.

COLTIVAZIONI ECOSOSTENIBILI -  "Oggi spiega Combe - grazie a particolari sistemi di potatura, imparati in altre zone d’Italia e in Francia, sono stati recuperati vigneti di sessanta o settant’anni e, contrariamente al passato, non sono più utilizzati diserbanti, ma l’erba viene tagliata e lasciata sul campo, facendola così entrare nel ciclo vitale delle viti sotto forma di fertile compost".

Le temperature fresche consentono una produzione per pianta molto bassa. Molti grappoli vengono volontariamente tagliati per permettere a quelli superstiti di produrre il giusto grado di zuccheri durante la maturazione. I produttori del Ramìe puntano quindi sulla qualità, con una cura quasi maniacale per ogni singola pianta. Il microclima di questi luoghi e la particolare ventilazione consentono di utilizzare pochissimi trattamenti.

La vendemmia è anche questa un’operazione faticosa e minuziosa. In alcuni casi viene effettuata in sei o sette momenti diversi per cogliere i giusti gradi di maturazione. Effettuata esclusivamente con le forbici, ogni grappolo viene delicatamente preso con le mani e depositato nelle ceste.

DOVERE MORALE - "I giovani vignaioli di queste terre commenta Roberto Barbero, presidente della Confederazione italiana agricoltori di Torino -  hanno riscoperto come mantenere vivi i terrazzamenti e i sistemi di coltivazione, permettendo di conservare e proteggere il territorio. Un’agricoltura innovativa e più consapevole, che favorisce il mantenimento idrogeologico, ambientale e paesaggistico. Grazie alla viticoltura eroica si esprime quasi un dovere morale verso gli avi che hanno costruito e modellato il paesaggio con mezzi molto minori di oggi. Nello stesso tempo viene conservato un territorio che è in prestito dai nostri figli".

SAPORE ANTICO - Quando si beve un bicchiere di Ramìe, sembra di sentire questa fatica e questa cura nella produzione in vigna. I profumi e i sapori risentono dell’andamento climatico di ogni annata, ma il colore  rosso rubino è abbastanza carico, con profumi intensi di frutta matura, liquirizia e spezie, avvolgenti e persistenti. Il vino Ramìe è  adatto per tutto il pasto, ma in particolare si abbina bene con secondi di carne bovina.

O. B.

Ma quanto costeranno queste bottiglie non solo prodotte con amore ma con grandissimi sacrifici visto che i numeri sono decisamente bassi ma confermano la lotta fra l'uomo e la natura per sopravvivere in territori quasi incontaminati che meriterrebbero da parte dei Media in particolare di attenzioni particolari? Una valutazione del cuore pensando ai valori che raggiungono il Barolo ed il Barbaresco, i vini più quotati al mondo. Le bottiglie di Ramie andrebbero vendute almeno a 100 euro al pezzo considerate tra l'altro decisamente da collezione. Uno stimolo per questi pionieri produttori del Consorzio, giovani che credono nell'agricoltura o meglio nella viticoltura estrema,

(a. fu.)


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