Economia & Lavoro

Verona, il Vinitaly punta i riflettori sul Roero: a Teo Costa il "Premio Angelo Betti"

Scritto da La redazione Sabato, 14 Apr 2018 - 0 Commenti

Il vignaiolo di Castellinaldo, tra i benemeriti per la viticoltura piemontese. Diventato famoso nel 1995 per la realizzazione di un'intera linea di vini con le etichette riproducenti i quadri di Ligabue grazie alla collaborazione con il più grande collezionista italiano del famoso pittore naïf, il senatore Giuseppe Amadei.

Il Roero torna da protagonista sulla scena del Vinitaly 2018. Così al vignaiolo Roberto Costa, pioniere piemontese dei vini senza solfiti aggiunti, è stato assegnato il riconoscimento 2018 del Vinitaly per la Regione Piemonte.

Titolare insieme al fratello Marco dell'azienda di famiglia, a Castellinaldo (Cuneo), 50 ettari vitati tra Langhe e Roero quasi totalmente dedicati ai vitigni piemontesi - cui recentemente si è aggiunta una proprietà di 40 ettari in Alto Monferrato che presto ritroverà nuova vita - vede così riconoscere la sua instancabile vena creativa che lo ha portato a intraprendere con la sua azienda sempre nuove strade.

"Con la designazione per il Piemonte di Roberto Teobaldo Costa per il premio "Angelo Betti" al 52° Vinitaly - ha spiegato l'Assessore Regionale all'Agricoltura Giorgio Ferrero - abbiamo voluto premiare la passione, l'umiltà contadina, il forte attaccamento al territorio, il rispetto delle tradizioni unito all'innovazione e alla volontà di affrontare sempre nuove sfide. Il premio è un omaggio a una famiglia, a una azienda e al suo territorio".

Non è la prima volta che la viticoltura roerina sale alla ribalta dell'appuntamento veronese, luogo di incontri fra operatori e buyer in arrivo da tutto il mondo, nella quattro giorni italiana dedicata al vino. Infatti prima di Costa, il riconoscimento, che da quest'anno e dedicato ad Angelo Betti, che si chiamava "Premio Cangrande", aveva già avuto altri due "figli del Roero" tra gli alfieri del vino piemontese. Nel 2009 era toccato a Ornella Costa Correggia di Canale e nel 2013, Giovanbattista Marchisio aveva ricevuto il "Cangrande", quale presidente della Cantina del Nebbiolo di Vezza d'Alba a significare l'opera umile ma efficace per la qualità dei vini apportati da tutti i soci.

Roberto Teobaldo Costa, per tutti ormai Teo, 53 anni e tre eredi tutti avviati a restare in cantina, è dal 1986 alla guida dell'azienda di famiglia e rappresenta la quarta generazione di viticoltori. A fondare l'azienda, sul finire dell'800, è stato il bisnonno Antonio Costa, in paese famoso con il soprannome di "Giobbe" per la sua pazienza, che deve avere lasciato ai discendenti come una "vena" della sua positività.

Ottimista e tenace, Teo Costa è stato fra i primi in Italia e primo in Piemonte a puntare sulla vinificazione senza solfiti aggiunti, mettendo a punto un metodo specifico che ha poi brevettato nel 2007. Dopo il primo spumante rosato "SO2 free" che ha ottenuto riconoscimenti nazionali e la lusinghiera recensione della giornalista e Master of Wine Jancis Robinson, la gamma dei vini senza solfiti aggiunti si è andata ampliando per andare incontro sempre a nuovi consumatori.

Negli ultimi anni, poi, ha intrapreso il progetto “Libera Natura” in collaborazione con altre aziende agricole di Castellinaldo, il paese del Roero dove ha sede il nucleo originale dell'azienda. Si tratta di un accordo tra produttori che li impegna a ridurre in modo sostanziale gli interventi chimici nella coltivazione del vigneto e nella produzione del vino e a incrementare la fertilità naturale nei terreni vitati.

Diventato famoso nel 1995 per la realizzazione di un'intera linea di vini con le etichette riproducenti i quadri di Ligabue grazie alla collaborazione con il più grande collezionista italiano del famoso pittore naïf, il senatore Giuseppe Amadei, non ha mai finito di stupire con le sue iniziative che offrono sempre nuovi spunti all'economia aziendale.

Recentemente Teo Costa ha intrapreso una nuova sfida che riprende la vecchia passione del padre Antonio, viticoltore e, un tempo, anche allevatore: ricostituire una razza di maiali neri piemontesi che riproduca le caratteristiche dell'antico ed estinto Maiale di Cavour.

L'allevamento è contiguo all'azienda viticola e sfrutta i terreni boschivi non adatti alla viticoltura. Liberi di scorrazzare tra il bosco e il prato, sembra che i suoi maiali neri siano ghiotti delle vinacce esauste prodotte in azienda. Forse per questo i salami che produce si adattano così bene alle degustazione dei suoi vini...

 

 

 

 


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