Cronaca

Vendita cannabis legale, a fuoco locale nel Lazio: il racket della droga?

Scritto da La redazione Mercoledì, 21 Mar 2018 - 0 Commenti

A rischio anche i punti vendita di Asti, Alessandria, Casale Monferrrato, Alba e Cuneo. Accusati di concorrenza dagli spacciatori? Stefano Cirone: "Forse qualcuno ha avuto un raptus. Hanno voluto farci dei danni. Se fosse bruciato tutto dentro saremmo rimasti in ginocchio. Abbiamo il record che il nostro è il primo locale in Italia ad aver subito un atto del genere”.

Neanche una settimana dopo la sua inaugurazione, il "Canapub" di Monterotondo (Roma), locale che vende cannabis legale, è stato dato alle fiamme da ignoti.

Un gesto che poteva causare una vera e propria tragedia dato che le fiamme hanno lambito il tubo del gas del palazzo nel cuore del Centro Storico monterotondese, zona molto frequentata dagli spacciatori specialmente nelle ore serali.

Stefano Cirone, uno dei proprietari del locale è intervenuto ai microfoni della trasmissione "Legge o Giustizia"su Radio Cusano Campus per parlare della sua vicenda.

Il suo, infatti, è il primo locale di questo tipo in Italia ad aver suìito un simile attacco. “L’idea è stata del mio socio Alessio che ci ha visto lungo. È un mercato praticamente vergine. Rispetto ad altre negozi abbiamo deciso di differenziarci puntando anche sulla socialità. Con il pub ci si può sedere, bere qualcosa e non solo compare l’infiorescenza. Abbiamo deciso di puntare sui derivati della canapa. Dalla cosmetica alla parte alimentare”.

Cirone non sapeva che il Centro Storico di Monterotondo fosse un luogo molto frequentato dagli spacciatori. “Io sono di Roma. Il Pincetto a Monterotondo è un monumento storico e solo dopo ho scoperto che non è proprio frequentato benissimo. Ho saputo che molti cittadini si erano lamentati. Ancor prima di quello che ci è successo il Sindaco si era già mobilitato. Gli autori del gesto non sono ancora stati trovati ma le telecamere della banca che si trova di fronte al nostro locale ha ripreso tutto. La comunità ed il Comune ci sono stati vicinissimi. Abbiamo fatto una manifestazione nella quale ci siamo appropriati nuovamente del Pincetto dando un forte segnale”.

È stato un atto intimidatorio o solo il gesto di un pazzo? “Non saprei. Non c’era stata nessuna avvisaglia. Non c’era sentore che potesse accadere qualcosa del genere - conclude Stefano - Forse qualcuno ha avuto un raptus. Hanno voluto farci dei danni. Se fosse bruciato tutto dentro saremmo rimasti in ginocchio. Abbiamo il record che il nostro è il primo locale in Italia ad aver subito un atto del genere”.


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