Economia & Lavoro

Vendemmia 2018 (+15%): Italia record storico export (+4%), primo produttore al mondo

Scritto da La redazione Venerdì, 7 Set 2018 - 0 Commenti

A preoccupare per il futuro sono i rischi connessi agli  accordi internazionali siglati, o in via di definizione, dall''Unione  europea, dal Ceta con il Canada fino al Mercosur con i Paesi  sudamericani.

Con la vendemmia, arriva per l'Italia anche il record storico delle esportazioni di vino "made in Italy".

L'export del settore registra un aumento del 4% rispetto allo scorso anno. Il dato emerge da un'analisi della Coldiretti su dati Istat relativi  ai primi cinque mesi del 2018, in occasione della presentazione delle previsioni vendemmiali 2018 di Ismea e Unione italiana vini con il  ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio.

L'Italia dunque si conferma primo produttore al mondo di vino e resta sul trono anche quest'anno grazie a una "buona vendemmia che permetterà al settore vitivinicolo nazionale di riprendersi dopo un anno difficile. La produzione lungo lo Stivale è stimata in 49 milioni di ettolitri, con un incremento del 15% rispetto ai 42,5 milioni dello scorso anno, che riavvicina l'Italia alle medie pre-2017", l'annata più scarsa del decennio.

Le previsioni vendemmiali 2018 ( vedi anche i dati della Cia e quelli di Assoenologi) presentate dall'Osservatorio del Vino di Ismea e Unione Italiana Vini (Uiv) al ministero delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo,  evidenziano "una crescita produttiva rilevante che delinea un quadro nel complesso positivo seppur con qualche criticità, in particolare al Sud, influenzato da un'estate segnata dalla piovosità consistente che ha messo in difficoltà i produttori di alcune regioni. La viticoltura italiana, in larga parte, ha comunque saputo affrontare questo bizzarro andamento stagionale con attenzione, tempestività e professionalità, consentendo al nostro Paese di confermare anche quest'anno la propria leadership produttiva a livello mondiale".

"L'incremento produttivo della campagna in corso è importante
- ha detto Raffaele Borriello, direttore generale dell'Ismea - per le cantine italiane e consentirà di recuperare gli effetti negativi derivati dalla forte riduzione registrata nel 2017, soprattutto sul fronte delle esportazioni. La minore disponibilità di prodotto dell'anno passato, associata ad un aumento consistente dei prezzi, ha determinato infatti nei primi 5 mesi del 2018 una riduzione del 10% dei volumi di vino esportati in tutto il mondo".

"Di rilievo - ha aggiunto - il calo di prodotto italiano importato dalla Germania e dal Regno Unito e la conferma, a meno di clamorose sorprese, del sorpasso della Francia nel mercato statunitense. Riteniamo comunque che l'incremento di produzione del 2018 avrà un effetto positivo sulla ripresa delle esportazioni italiane nei mercati internazionali, con la prospettiva di superare la soglia dei 6 miliardi di euro a fine anno".

"La vendemmia - sottolinea poi la Coldiretti - in Italia impegna 310 mila  aziende agricole e quasi 46 mila aziende vinificatrici su una  superficie a vite di 652 mila ettari. Si tratta di una attività che  attiva un motore economico che genera oltre 10,6 miliardi di fatturato dalla vendita del vino, realizzato più all'estero che in Italia, che  offre opportunità di lavoro nella filiera a 1,3 milioni di persone tra quelle impegnate direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione  commerciale e quelle presenti in attività connesse e di servizio".

"Le vendite - continua l''associazione di categoria - hanno avuto un  incremento in valore del 3,7% negli Usa che sono di gran lunga il  principale cliente, ma l'aumento è stato del 3,6% in Germania e un  vero balzo del 12,2% si registra in Francia, storico concorrente del  Made in Italy, ma che dal punto di vista produttivo dovrà  accontentarsi anche quest'anno del posto di onore a livello mondiale  con 46,1 milioni di ettolitri da imbottigliare secondo le stime di  Agreste, il servizio statistico del Ministero dell''Agricoltura  francese".

"In controtendenza rispetto all''aumento generale - precisa ancora  Coldiretti - sono le esportazioni in Canada che risultano in calo  dell'1% dopo l''entrata in vigore dell''accordo di libero scambio  (Ceta). A preoccupare per il futuro sono i rischi connessi agli  accordi internazionali siglati, o in via di definizione, dall''Unione  europea, dal Ceta con il Canada fino al Mercosur con i Paesi  sudamericani, dove sono centinaia le Doc italiane che potrebbero  rimanere senza tutele".

"In Canada ad esempio - ricorda l''associazione - non trovano al momento tutela importanti vini quali l''Amarone, il Recioto e il Ripasso della Valpolicella, il Friularo di Bagnoli, il Cannellino di Frascati, il Fiori d''arancio dei Colli Euganei, il  Buttafuoco e il Sangue di Giuda dell''Oltrepo'' Pavese, la Falanghina  del Sannio, il Gutturnio e l''Ortrugo dei Colli Piacentini, la  Tintillia del Molise, il Grechetto di Todi, il Vin Santo di  Carmignano, le Doc Venezia, Roma, Valtenesi, Terre dei forti, Valdarno di Sopra, Terre di Cosenza, Tullum, Spoleto, Tavoliere delle Puglie,  Terre d''Otranto". 

"Mentre l''accordo con il Giappone - continua la  Coldiretti - prevede la protezione da parte del Paese del Sol Levante  di appena 25 denominazioni italiane, dall''Asti al Brunello di  Montalcino, dal Franciacorta al Soave, dal Marsala al Lambrusco di  Sorbara fino al Vino Nobile di Montepulciano solo per citarne alcuni".


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