Salute & Ambiente

Un'idea di felicità... il 2019 anno nazionale del Turismo slow

Scritto da La redazione Lunedì, 7 Gen 2019 - 0 Commenti

E allora quale senso diamo al viaggiare? Occorre voltare pagina, cambiare lo stile di vita, pensare alle relazioni tra le persone, con i compagni di viaggio e, perché no, con se stessi...

“E’ bello entrare a piedi in una città sconosciuta, andare con la misura dei passi tra gli abitanti, sotto le loro case. Sturare il naso per fiutare il luogo, intendere le voci di una lingua straniera, bere a una fontana l’acqua che è diversa in ogni posto della terra. Sulla pelle si posa la miscela di vapori, cotture, sudori, panni stesi. E’ giusto entrare a piedi in una città sconosciuta”. Da “A piedi, in bicicletta” di Erri De Luca e Fabio Pierangeli.

Lo aveva preannunciato l’allora ministro dei Beni culturali e del Turismo Dario Franceschini: “Il 2019 sarà l’anno del turismo lento”.

E allora, pronti via. Itinerari slow, green e sostenibili.

Un’occasione per valorizzare le destinazioni minori e i paesaggi dell’Italia meno conosciuta.

L’Italia dei Borghi diffusi a decine nel nostro Bel Paese: che sia il percorso dei mulini ad acqua, un itinerario in bicicletta o a piedi alla scoperta di luoghi religiosi, un viaggio su un trenino storico, magari con una vecchia locomotiva che sbuffa, una passeggiata a cavallo, la scoperta dei luoghi della transumanza, la condivisione del tempo con i protagonisti dell’attività contadina, pastori, allevatori, casari, vignaioli, frutticoltori.

Respirare aria antica, godere la bellezza del paesaggio, scoprire vere e proprie autenticità, dal cibo rurale e genuino ai prodotti tipici di un territorio, dalle risorse naturali alle antiche tradizioni. Progettare modelli di viaggio basati sulla volontà di scoprire quanto di bello e di buono ci può riservare ancora la nostra splendida Penisola.  

In ogni regione italiana, dal Brennero a Capo Passero, esistono centinaia di borghi di montagna, silenziosi ed invitanti, fatti di pietre e fiori, di fontane e di fienili. Tocca a noi riscoprirli, visitarli, a passo lento e corto, gustarli, farli dialogare.

Dobbiamo lasciare l’asfalto affollato delle autostrade ed inoltrarci per qualche chilometro su strade secondarie, magari in terra battuta, perderci in un sentiero campestre, per scoprire mondi dimenticati, intatti, luoghi di sogno, di pace e di bellezza.

Luoghi vicino ai quali siamo passati decine di volte senza accorgercene, in mezzo a cui viviamo senza pensarci.

Dopo l’anno dei Cammini, l’anno dei Borghi e l’anno del Cibo, il 2019 viene battezzato anno del Turismo slow. 

E ci siamo dentro fino al collo, perché il nostro, sì quello italiano, è un territorio che si presta a viverlo slow, lentamente, a sognarlo, ad interpretarlo, a viverlo intensamente, col cuore, ad assaggiarlo.

Ambiente, paesaggio, natura, cibo e tradizioni chiedono rispetto e un contatto ravvicinato, vogliono viaggiatori attenti, protagonisti di esperienze, partecipi e poco spettatori.

Abbandoniamo la frenesia, la velocità, il mordi e fuggi, riflettiamo su nuove forme di viaggio.

Le grandi mete sono intasate e di conseguenza manca il concetto di benessere.

E allora qual è il senso del viaggiare? Occorre voltare pagina, cambiare lo stile di vita, pensare alle relazioni tra le persone, con i compagni di viaggio e, perché no, con se stessi.

Che sia il sentiero di terra nera di Ginostra, a Stromboli, tra profumi di fichi e di ginestre, a dorso d’asino, o il molo del rione Corricella di Procida, suggestivo e romantico, tra silenziose reti di pescatori e lenzuola colorate stese su fili storti, oppure la terrazza di filari soleggiati e scoscesi che profumano di Prosecco a San Pietro di Barbozza, a un passo da Valdobbiadene, o magari un campo di papaveri e girasoli nelle bionde terre del tufo della Maremma, e perché no, un viaggio in treno in seconda classe tra Sulmona e Castel di Sangro, dentro faggeti immensi sotto la Maiella e poi, fra prati, greggi e vigne, col treno più lento d’Italia, laggiù verso l’Adriatico che non arriva davvero mai. Spingetevi a trovare bellezza e felicità in quell’Italia ancora nascosta ai più.

Ricordo di avere scoperto, vent’anni addietro, una Venezia bellissima, intima, affascinante, straordinaria, silenziosa, diversa, andando per Bacari, sì le antiche e tipiche osterie dei veneziani veri, fuori dai circuiti turistici di massa, dove potevi incontrare nobili e gondolieri, gustando Sarde in saor, Acciughette, Baccalà fritto, la frittata col Radicchio di Treviso, accompagnati dall’immancabile Ombra de vin, rigorosamente in piedi. Una Venezia indimenticabile, un sogno compiuto che mi porto dietro da allora...

“Un’idea di felicità”, come il titolo di un interessante libro di Luis Sepulveda e Carlo Petrini, dove le suggestioni del vivere lento, del rispetto della natura, della poesia della vita, del decidere la direzione in cui muoversi e del ritmo con cui devo arrivare diventano i primi passi per riappropriarsi di quel diritto al piacere che viene negato ai più, il diritto alla felicità.

Forse oggi il più rivoluzionario, democratico, umano degli obiettivi.

Noi possiamo smettere di correre verso una destinazione ignota e ricominciare pienamente a esistere.

Riappropriamoci del lusso della lentezza.

A cura di Andrea Di Bella

Photo  © Andrea Di Bella