Cronaca

Torino, scoperta la banda dello spray, che ha scatenato la tragedia di Piazza San Carlo

Scritto da La redazione Sabato, 14 Apr 2018 - 0 Commenti

La banda smantellata dalla polizia durante l'inchiesta sui fatti del 3 giugno, entrava in azione durante i concerti ma anche nei negozi e nei centri commerciali. Ancora sotto accusa i controlli di quella sera: "Fu un caso di panico collettivo. Con un piano migliore le persone avrebbero potuto spostarsi in pochi minuti"

Usavano lo spray al peperoncino per fare confusione durante i concerti, ma anche contro singole persone. Questa la condotta della banda di giovanissimi rapinatori smantellata dalla Polizia a Torino durante l’inchiesta sui fatti di piazza San Carlo. Gli indagati sono dieci. I colpi che, a vario titolo sono loro addebitati, sono numerosi e sono stati commessi in Italia ma anche all’Estero.

La banda entrava in azione durante i concerti (il 9 giugno 2017 al Kappa Futurfestival al Parco Dora di Torino, il 17 febbraio in Olanda al concerto del cantante Kendrik Lamar, il primo ottobre 2017 al concerto di Elisa e Ghali alle Ogr, sempre a Torino), in diversi negozi e centri commerciali (Mediaworld di via Nizza e corso Giulio Cesare l’11 gennaio e il 18 gennaio, un punto vendita di Modena il 21 gennaio, un outlet di Modena il 23 gennaio).

Tra gli episodi contestati, poi, c’e’ anche una rapina dell’8 settembre 2017, quando tre ragazzi hanno preso un passaggio da un uomo. Poi, con una scusa, gli hanno chiesto di fermarsi al Cimitero Monumentale, dove gli hanno spruzzato in faccia lo spray urticante e gli hanno rubato una collanina e il cellulare. Le indagini proseguono alla ricerca di eventuali complici.

Emergono sempre più particolari nel decreto di fermo di Sohaib Bouimadaghen, il 20enne di origini magrebine, nato e cresciuto a Cirié (Torino), sospettato di aver scatenato l’inferno in piazza san Carlo, a Torino, lo scorso 3 giugno, insieme ad altri tre nord africani, componenti di una più vasta gang specializzata in colpi messi a segno con lo spray urticante.

La Procura del capoluogo piemontese ha infatti specificato che se quella tragica sera gli addetti alla sicurezza avessero “approntato e predisposto misure idonee a salvaguardare l’ordinato svolgimento dell’evento” e l’incolumità dei partecipanti, “la condotta delittuosa” della banda di rapinatori “non avrebbe comportato l’esito infausto. Poiché la moltitudine degli individui avrebbe potuti spostarsi in pochi minuti”.

Torna così a far discutere il dispositivo di sicurezza approntato quel giorno, con il sindaco Chiara Appendino che risulta tra gli indagati assieme al suo ex capo di gabinetto Paolo Giordana, l’allora questore Angelo Sanna, funzionari della questura e di Palazzo Civico, e i responsabili di Turismo Torino, la partecipata del Comune che organizzò la proiezione su maxi schermo della finale di Champions tra Juventus e Real Madrid.

Nel documento i pm Vincenzo Pacileo, Antonio Rinaudo, Paolo Scafi e Roberto Sparagna hanno spiegato: “che si dovevano controllare che in piazza non fossero portati strumenti atti a ledere, come le bottiglie di vetro, nonché misure idonee a garantire un rapido deflusso delle persone in presenza di eventi perturbatori quali un gesto anticonservativo, un attentato terroristico, la condotta di uno psicopatico, malori, panico”.

Infine hanno aggiunto i giudici: “il comportamento degli addetti allo svolgimento ordinato della manifestazione e alla sicurezza degli spettatori è da qualificarsi come colposo”, mentre la condotta dei rapinatori – accusati di aver spruzzato spray al peperoncino tra la folla nel tentativo di depredarla – è stata dolosa perché finalizzata “a creare una situazione di panico”.

Fu proprio il “panico collettivo” la sera del 3 giugno a provocare i bruschi movimenti della folla. Nelle carte dell’inchiesta che ha portato agli arresti di ieri, i pm della procura torinese, per spiegare cosa accadde durante la proiezione su maxi schermo della finalissima, utilizzano un termine che “in psicologia sociale e in sociologia, secondo la più accreditata dottrina, è caratterizzato da un repentino movimento di più persone”, in un “contesto spaziale limitato”, generato da “emozioni diverse quali sorpresa, paura, disgusto, rabbia” davanti a “una circostanza percepita come minaccia per la sopravvivenza dei singoli”.

I magistrati si sono avvalsi della consulenza di uno specialista della materia, l’accademico Fabio Sbattella, docente all’Università Cattolica di Milano. Nel suo rapporto del 6 giugno sull’andamento della serata, quando ancora non si conosceva la causa scatenante, la Digos annotava che dopo il primo spostamento di massa della folla, che alle ore 22.12 si aprì “a raggiera”, qualcuno fra gli spettatori, verosimilmente suggestionato, lanciò un “grido d’allarme”, urlando parole relative all’imminente esplosione di un ordigno” e contribuendo con ogni probabilità “allo stato di agitazione tra le prime persone coinvolte”.


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