Tu sei qui

Castiglione Falletto, Terre del Barolo grande cooperativa di Langa

-

Importante e piacevole l’evento organizzato dall’AIS – Associazione Italiana Sommelier – di Torino, dedicato a Terre del Barolo, storica cooperativa di Castiglione Falletto (CN), a sostegno della diffusione della memoria storica e della filosofia culturale e produttiva della cantina.

Sono molteplici i motivi che consentono di usare gli aggettivi “importante” e “piacevole”. Importante perché la florida situazione economica e sociale che il territorio langarolo sta vivendo, che ha permesso di far entrare le colline del comprensorio nel patrimonio culturale che l’Unesco difende perché restino eredità di tutta l’umanità, sono anche figli della nascita di Terre del Barolo.

L’8 dicembre 1958 Arnaldo Rivera, maestro elementare e storico sindaco di Castiglione Falletto, e 21 soci decisero di fondare la cooperativa per mettere un freno agli incombenti timori di spopolamento della zona. E’ necessario ricordare che negli anni ’50, in Piazza Savona ad Alba, si svolgeva periodicamente il cosiddetto “mercato dei morti”, dove gli agricoltori che non possedevano un appezzamento di terreno congruo o i mezzi finanziari necessari per produrre il proprio vino erano costretti a cedere le uve al mercato, gestito allora da speculatori che potevano imporre prezzi di acquisto completamente slegati dal livello qualitativo del frutto. A quel tempo, inoltre, il Barolo era un vino poco conosciuto, che non aveva ancora compiuto il salto di qualità che lo ha condotto nell’empireo dell’enologia mondiale. Spesso i produttori erano costretti a cedere le bottiglie in conto resto delle vendite di barbera o di dolcetto, allora preferiti dal mercato.

In questo scenario Rivera e i primi soci decidono di cooperare in cantina e di responsabilizzarsi l’un con l’altro perché legati dai medesimi interessi: iniziano a parlare di sostenibilità e tutela ambientale a presidio delle zone rurali e per il mantenimento del paesaggio viticolo e mettono al centro della catena produttiva la passione e la cura artigianale del territorio, per dare il via alla nascita dell’operazione “terroir” in Langa, con buona pace dei francesi.

Se avrete la pazienza di leggere le motivazioni a sostegno dell’assegnazione del patrocinio Unesco alle Langhe le troverete straordinariamente simili a quelle all’origine della fondazione della cooperativa.

Importante per gli appassionati o per coloro che desiderano avvicinarsi al magico mondo del Barolo perché la cooperativa di Castiglione Falletto possiede vigneti storici in ciascuno degli undici comuni del comprensorio, permettendo di approfondire la conoscenza di molti dei microclimi e territori così diversi tra loro, che donano al vino prodotto quelle caratteristiche che lo rendono unico, senza essere costretti a reperire bottiglie di tanti produttori, ciascuno con la sua filosofia produttiva.

Importante per l’accento posto sul Nebbiolo, capace di legarsi all’ambiente circostante e al lavoro dell’uomo, ponendosi al centro del terroir, come solo i grandi vitigni possono e sanno fare. Il geologo Edmondo Bonelli, consulente della cooperativa, ha presentato gli aspetti forse meno conosciuti: quelli legati alla composizione del territorio, che nel caso delle Langhe sono tali da renderle un unicum. Tutto ha origine 15 milioni di anni fa quando le Langhe erano sommerse dal bacino marino terziario ligure – piemontese, le cui correnti seguivano i venti che ancora oggi spazzano la zona, i quali, provenendo da est, si scontravano con le Alpi e facevano precipitare sedimenti in mare. Le correnti amplificavano l’effetto dei venti e conducevano i sedimenti a compattarsi nelle marne che formano la struttura odierna delle colline langarole.

Infine le vere star della serata: i vini, tutti appartenenti alla nuova linea produttiva di Terre del Barolo, dedicata al fondatore Arnaldo Rivera, prodotti solo con le uve che crescono sui vigneti migliori, per i quali è stato approfondito il legame che intercorre tra gli enologi e gli agronomi della cooperativa e gli attori fondamentali del sistema cooperativo, i soci, incentivati a migliorare le già ottime condizioni di cura e allevamento delle uve, alla ricerca del frutto più adatto alla filosofia produttiva della linea Arnaldo Rivera: la qualità.

 

 

Impossibile stilare classifiche di merito, perché tutti i vini degustati, indipendentemente dal vigneto di provenienza, hanno evidenziato grande eleganza, armonia ed equilibrio. Perfetti nelle note fruttate e talvolta floreali, più o meno accentuate, vestiti di seducenti vesti speziate e spesso balsamiche. Il palato ha confermato la grande eleganza, il composto equilibrio, la presenza della trama tannica tipica dei vini da Nebbiolo, e la freschezza. Vini che fanno presagire gli anni di evoluzione che li attendono ma che, al medesimo tempo, ti incentivano a berli ora.

Infine, ma non meno importante, partecipare all’evento su Terre del Barolo ha concesso il privilegio unico di poter trovare argomenti per rammentare a chi guarda con sufficienza alle esperienze cooperative piemontesi lo sbaglio che commette, perché fa torto sia all’importante storia sia agli ottimi vini che producono.

Paolo Manna

Commenta con il tuo account Facebook!