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Successone del Monfrà Jazz Festival: musica e paesaggio Unesco uniti

Scritto da La redazione Martedì, 3 Lug 2018 - 0 Commenti

Quaranta concerti, circa 80 ore di musica offerte al pubblico, la maggior parte gratuitamente, oltre 3.500 spettatori coinvolti, sono alcuni dei numeri del primo Monfrà Jazz Festival che si è chiuso ufficialmente domenica scorsa.

Quaranta concerti, circa 80 ore di musica offerte al pubblico, la maggior parte gratuitamente, oltre 3.500 spettatori coinvolti, sono alcuni dei numeri del primo Monfrà Jazz Festival che si è chiuso ufficialmente domenica scorsa in un luogo unico del Monferrato recuperato per l'occasione al pubblico: il Romitorio di Moncucco di Odalengo Grande, una pittoresca chiesetta nel cuore di quel grande bosco naturale che è la Valle Cerrina.

Non è certo un caso per un festival nato proprio con l'obiettivo di unire la musica a un paesaggio nominato 4 anni fa patrimonio dell'Umanità. Ma non è l'unico risultato raggiunto dalla manifestazione come spiega Ima Ganora, Presidente dell'Accademia le Muse che ha ideato il Festival, e lo ha portato avanti insieme ad un agguerrito team formato dal direttore artistico Giorgio Allara insieme a Gigi Andreaone, Andrea Ravizza e Danilo Podda.

“Volevamo portare questa musica ai giovani e stimiamo che circa il 20% del nostro pubblico sia stato di under 35 anni, senza contare le giovani band, i tanti ragazzi intervenuti durante le jam session nei locali casalesi e il fatto che il Festival ha coinvolto 25 volontari dai 12 ai 25 anni. E' la dimostrazione che questo è un genere senza età proprio perchè rappresenta quella voglia di la libertà di espressione che c'è in ognuno di noi. E' poi c'è il dato sull'affluenza da fuori il Monferrato: con un quarto del pubblico che veniva da Torino, Milano o dal Pavese. Sono due punti fondamentali su cui vogliamo lavorare il prossimo anno cominciando già da settembre”.

Certo uno dei fattori che ha entusiasmato il pubblico dei concerti è stato il modo in cui i luoghi hanno dialogato con la musica. Lo hanno dimostrato anche questi due spettacoli conclusivi.

Sabato all'ombra degli alberi di Villa Poggio a Terruggia Andrea Rogato, Alessandro Casè e Gigi Andreone hanno accompagnato la strepitosa voce di Laura Perilli: sottile, delicata, eppure capace di spaziare per oltre due ore in un repertorio di successi.

Ukulele in mano e fiore tra i capelli rendono il tutto un po' una hawaiano e ispirano al relax di fronte ai drink del locale Melagodo. Il repertorio aiuta ulteriormente: una strappalacrime “My fanny Valentine”, “All of My”, “Estate”, ma c'è persino la cover della divertente “All About that bass” di Meghan Trainor e si scopre persino virtuosa del kazoo...

Domenica si passa dal concerto sotto gli alberi al concerto TRA gli alberi. La differenza non è da poco, perchè per questa tappa a Odalengo (AL) non siamo in una radura del bosco, ma proprio nel folto della vegetazione sovrastata solo dalla facciata dell'antico romitorio. reso di nuovo accessibile dal Comune.

“Erano più di 20 anni che molti odalenghesi non venivano qui - ricorda Fabio Olivero sindaco di Odalengo Grande – questo posto rappresenta la nostra tenacia nel preservare un territorio difficili da vivere, ma un po' così la fatica che si fa per arrivare qui, poi alla fine ci sono grandi soddisfazioni”.

In effetti il bosco di Moncucco rappresenta una sala da musica perfetta. Non per niente gli auditorium professionali sono fatti il legno e qui il legno è vivo, le piante assorbono ogni rumore che non siano le melodie “New Orleans Style” del quartetto di Stefano Calcagno protagonista del concerto.

Per arrivare in questo luogo incantato, occorre imboccare un sentiero a 300 metri dalla piazza del paese e inerpicarsi tra le piante. L'umidità nel pomeriggio contribuisce a creare l'atmosfera da delta del Mississippi. Credete che questo abbia fermato il pubblico? C'erano almeno 200 persone tra acacie, olmi e quercioli.

Un risultato che, unito al successo del concerto all'alba sul Po la scorsa settimana, dimostra quanto gli appassionati di jazz siano tenaci, ma soprattutto che il jazz è una musica capace di plasmarsi a seconda di dove e con chi la si ascolta. Ci si sente tutti amici qui come se fossimo sulla Bourbon Street a sentire Louis Armstrong.

Si perchè il Calcagno Ouartet è soprattutto un omaggio al grande Satchmo e al suo repertorio. Guidati soprattutto da Paolo Dutto al clarinetto si comincia con l'inno del trombettista: “On the Sunny side on the street” e si prosegue tra il dixieland e lo swing, con “Running Way”, “Summertime” It Don't Mean A Thing ...  A macinare il ritmo ci pensano Marco Parodi al banjo e Valerio Tovanelli al basso tuba.

E alla fine agnolotti per tutti. Anche questo è Monferrato e in fondo anche questo è molto jazz. 


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