Salute & Ambiente

Sanità, cittadini soddisfatti degli infermieri ma in Italia, ne mancano 50 mila

Scritto da La redazione Mercoledì, 7 Mar 2018 - 0 Commenti

Nel sondaggio FNOPI - Cittadinanzattiva: per il 52% degli intervistati li ritengono ancora in numero insufficienti

I cittadini apprezzano e stimano gli infermieri, pero' vorrebbero non solo che ce ne fossero di piu' (visto che ne mancano almeno 20mila in ospedale e 30mila per rendere efficiente l'assistenza continua sul territorio, con una perdita di oltre 12mila unita' dal 2009 al 2016), ma anche che potessero essergli piu' vicini, senza burocrazia e non solo in ospedale.

È quanto emerge in sintesi dai risultati di un sondaggio dell'Osservatorio civico Fnopi-Cittadinanzattiva, presentati in occasione del primo Congresso della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, che si è chiuso oggi a Roma all'Auditorium Parco della Musica.

L'indagine ha coinvolto 1895 cittadini ed e' stata condotta attraverso 34 sedi territoriali del Tribunale per i diritti del malato dislocate in 15 Regioni. In quattro casi su cinque, intanto, i cittadini riconoscono facilmente gli infermieri tramite elementi identificativi e vedono tutelata la propria privacy nel 70% delle situazioni.

Gentilezza e cortesia durante l'assistenza viene riferita nell'88% dei casi, mentre valori piu' bassi si riscontrano su empatia e disponibilita' all'ascolto, che comunque si riscontrano nel 72% dei casi. Solo un infermiere su cinque non ha dedicato il tempo necessario per informare e rispondere ad eventuali domande del cittadino/paziente, contro l'80% degli infermieri che ha fornito informazioni chiare e comprensibili.

Prima di esami, terapie e trattamenti, il professionista ha spiegato cosa stava per fare nel 72% dei casi e, di fronte a ritardi o problemi organizzativi, nella meta' delle situazioni ha informato per tempo e aggiornato il cittadino.

Fuori dall'ospedale, secondo il sondaggio dell'Osservatorio civico Fnopi-Cittadinanzattiva, circa tre cittadini su cinque affermano di essere stati supportati dall'infermiere a gestire la patologia e i trattamenti, riferendo inoltre, in almeno un caso su due, come il professionista abbia organizzato il calendario delle visite e dei successivi esami (55%). C'e' ancora da lavorare sulla formulazione del piano di assistenza mirato alla persona e ai suoi bisogni che, in quasi due casi su cinque (39%), non vede protagonista attivo l'infermiere.

Poco meno della meta' dei cittadini conferma che l'infermiere di riferimento si e' attivato per fornire orientamento nell'accesso ad eventuali altri servizi, garantendo continuita' di assistenza tra ospedale e territorio. Piu' in generale un infermiere su due (54%) risponde ai bisogni assistenziali della persona, compresi quelli psicologici e sociali. Il 65% circa dei cittadini, poi, constata come l'infermiere abbia lavorato in modo coordinato e integrato con medici ed altri professionisti sanitari, tuttavia viene segnalato che quasi un infermiere su quattro, indagata la presenza di dolore, non si e' coordinato con altri professionisti, per gestirlo in modo tempestivo.

Durante l'assistenza infermieristica, quattro su cinque si sentono molto o abbastanza sicuri; mentre resta un 17% circa che non ha avuto questa stessa sensazione. Il 52% circa dei cittadini, inoltre, reputa insufficiente il numero degli infermieri e ne chiede un potenziamento per evitare che i carichi burocratici, che quasi un paziente su due vede pesare eccessivamente sugli infermieri, incidano negativamente su qualita' e sicurezza dell'assistenza.

Non solo in ospedale. Piu' infermieri sul territorio: tre cittadini su cinque, cioe' il 78%, riterrebbe utile poter scegliere e disporre di un infermiere di famiglia come si fa con il medico, in particolar modo (80%) per poterlo consultare in caso di lesioni da decubito. Infine, l'84% accoglierebbe volentieri un infermiere nei plessi scolastici.

Cosa sanno i cittadini degli infermieri. Gli intervistati dall'Osservatorio civico Fnopi-Cittadinanzattiva, inoltre, sono consapevoli (79% circa) che per diventare infermiere occorre la laurea; circa uno su due (53%) sa che si tratta di una professione sanitaria che opera in autonomia e non piu' ausiliaria di quella medica.

Buona la conoscenza dell'infermiere che opera in ambito palliativo, preventivo, curativo e riabilitativo (71%), cosi' come l'83% sa che tra le competenze infermieristiche c'e' anche quella di valutare la gravita' del caso e assegnare il codice di priorita' al pronto soccorso.

Tra le competenze dell'infermiere che si conoscono meno, infine, ci sono: educazione sanitaria (44%); supporto all'autogestione delle persone con malattie croniche/rare (37%); supporto per l'aderenza alle terapie (32%); orientamento ai servizi (44%).

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