Cronaca

Roma, la Coop: No al caporalato, al lavoro nero e allo sfruttamento

Scritto da La redazione Giovedì, 9 Ago 2018 - 0 Commenti

Per le filiere ortofrutticole particolarmente a rischio, tra cui quella del pomodoro, Coop ha coinvolto non solo gli 80 fornitori ortofrutticoli di prodotto a marchio Coop (per 7200 aziende agricole), ma tutti gli 832 fornitori nazionali e locali di ortofrutta (per oltre 70.000 aziende agricole). 

La tragica morte di 16 lavoratori in incidenti stradali in Puglia è strettamente legata allo sfruttamento del lavoro e alle mafie del caporalato. Si stima che il lavoro illegale in agricoltura in Italia tocchi punte del 50%, una percentuale tra le più alte in Europa (fonte Ispettorato Nazionale del Lavoro).

Le leggi ci sono, ma sono necessarie misure più incisive di controllo e di contrasto alla criminalità nell’agricoltura e nelle industrie di trasformazione.

Ogni giorno Coop si impegna a garantire la legalità del lavoro. Dal 1998 monitoriamo i fornitori di prodotto a marchio Coop nel rispetto dello standard SA8000, chiedendo la sottoscrizione e l’applicazione di un codice etico e svolgendo adeguati controlli, con auditor qualificati e indipendenti. 

Per le filiere ortofrutticole particolarmente a rischio, tra cui quella del pomodoro, Coop ha coinvolto non solo gli 80 fornitori ortofrutticoli di prodotto a marchio Coop (per 7200 aziende agricole), ma tutti gli 832 fornitori nazionali e locali di ortofrutta (per oltre 70.000 aziende agricole). 

A tutti i fornitori Coop chiede una serie di impegni per il rispetto dei diritti dei lavoratori e prevede l'esecuzione di un piano di controlli a cui non si può venir meno, pena in caso di non-adesione l'esclusione dal circuito. 

I controlli arrivano a coinvolgere le singole aziende agricole con un monitoraggio specifico. In caso di non-conformità alle tematiche in oggetto Coop chiede un immediato piano di miglioramento o, in relazione alla gravità, può anche decidere di escludere i fornitori o i subfornitori coinvolti.

Sono dieci le imprese escluse da Coop negli ultimi anni per il mancato rispetto delle norme etiche. In questo momento, come in tutti gli altri anni, ci sono sette ispettori che controllano il rispetto del codice etico direttamente nei campi di pomodoro di Puglia e Campania.

Ma la battaglia non si vince solo coi controlli, è necessario evitare che la moneta cattiva scacci la buona e che la ricerca del prezzo più basso possibile faccia a pugni con i diritti delle persone.

Per questo motivo non vengono fatte aste al ribasso e ci sono relazioni stabili e di lungo periodo coi fornitori. 
“Il prezzo che assicuriamo a chi producedichiara Marco Pedroni, presidente di Coop Italia - permette il rispetto della sicurezza e la giusta retribuzione ai lavoratori e alle imprese. L’accordo di filiera Coop garantisce agli agricoltori del Sud un prezzo superiore di oltre il 10% rispetto al prezzo dell’accordo interprofessionale. Fare agricoltura nel rispetto delle regole e facendo in modo che siano coperti i costi di produzione non solo è possibile, ma è anche sostenibile. Con la campagna Buoni&Giusti Coop lo abbiamo dimostrato. Buoni&Giusti Coop vuole essere un apripista per intervenire concretamente sul lavoro nero e su tutte le forme di illegalità. Vuole dire che noi ci siamo.”

 


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