Territorio & Eventi

Roccaverano, Festival Colline d’Arte: una prima edizione (quasi) perfetta 

Scritto da La redazione Giovedì, 12 Set 2019 - 0 Commenti

Nuvole striate di grigio e bianco e una luce soffusa che filtrava da Sud, dalla vicina riviera ligure, la scorsa domenica 8 settembre hanno accolto di mattina presto gli organizzatori del festival Colline d’Arte, sulla cresta della collina del Parco Quarelli di Roccaverano.

Impossibilitati a completare l’allestimento il giorno precedente, a causa della minaccia di pioggia, le ore che precedono l’avvio del festival sono segnate dalla concitazione.

Si scaricano il grande gong, le campane tibetane e i didgeridoo per l’intrattenimento della seconda postazione, mentre la ballerina Irene prova gli spazi e lungo il prato digradante si sistemano i cuscini, le coperte e i materassi in stile.

Dal punto più alto del Parco, i leoni di bronzo di Davide Rivalta mirano l’avanzare dell’azzurro del cielo e del sole che spinge le nuvole lontano, verso oriente, infondendo energie. Il bel tempo sta arrivando, sorridendo agli sforzi degli organizzatori: si preannuncia una splendida giornata! 

Il telefono di Aragorn Emrys Silvio jn. Molinar, direttore artistico del festival, squilla di continuo. Frecce e indicazioni per sentiero e punti ristoro, scatoloni di vino, frigoriferi: più il tempo stringe, più l’organizzazione entra in trance lavorativa: deve essere tutto pronto per le 12.30.

Arrivano i partner della manifestazione, e con loro i sette artisti del Festival giunti da Torino: Nabil Hamai, violino e loop station, Valentina Padellini, ballerina e acrobata, Rio Ballerani, acrobata circense, Fiammetta Lari, ballerina acrobata, Massimiliano Semenzato, beat boxer, cantautore e chitarrista, Raffaele Riggio, equilibrista e acrobata, Eugenia Valentini, pittrice body painting. L’ultima ora prima dell’apertura del Festival è una novella intrisa di fraintendimenti, corse affannose, parole gridate da una parte all’altra della valle, tante telefonate e, come in ogni alchimia riuscita, una volontà laboriosa e complice di tanti diversi soggetti, tutti impegnati a realizzare – insieme – una bella cosa. 

Doverosi i ringraziamenti alla Proloco di Roccaverano, al Consorzio della Roccaverano DOP, al Sindaco del piccolo paese astigiano, Fabio Vergellato. Arrivano le guide: Vincenzo Reda, l’anima del Festival, Claudio Gallo di Monferrato Da Vedere, il miglior esperto del territorio, Anna Fila Robattino, esperta in discipline olistiche, e si preparano ad accogliere i loro rispettivi gruppi. 

“La passeggiata enogastronomica e artistica ‘il Bello e il Buono’ ha incantato i nostri ospiti: i suoni e le danze di Vittorio Rossi e Irene Valesano, sotto la vela Satura e Forma di Salvatore Astore, erano una mistica del paesaggio. Gustare un Barolo come quello di Buganza con la tipica battuta al coltello al cospetto della performance di Fiammetta Lari, trasfigurata in un mostro nato da Culture #1 di Ciro Vitale, risolveva e svelava l’anima carnivora dell’uomo. Raffaele Riggio interpretava alla perfezione in equilibrismo e fachirismo il rapporto dell’uomo contemporaneo con lo zucchero, piacere e veleno assieme, mitigato dallo spumante strepitoso di Borgo Maragliano Chardonnay – racconta Aragorn Molinar –. Si tornava alla corte del Parco Quarelli, con l’anima leggera, lo sguardo sorridente, stupiti ed entusiasti. Una nota di merito va a Eugenia per il suo lavoro di body painting sul tema naïf di Henri Rousseau e per la performance di Valentina Padellini su musica dal vivo di Nabil Hamai. Quando l’arte sa davvero parlare, improvvisamente in un evento affollato scende il silenzio”.

La cena spettacolo “L’Alta Langa in abito da sera” conclude la giornata: il sole si vela e arriva la pioggia che spaventa e ferma molte persone.

“Maledetto terrorismo meteorologico – afferma Aragorn –. Si è allestito in fretta, ma con la consueta cura per i particolari, nella sala museo del Quarelli: una cena in alto stile per più di quaranta invitati, quasi tutti stranieri, i partner. Gli artisti dell’Agenzia CRU vengono ancora una volta ringraziati per la disponibilità a modificare, senza perdere forza e intensità, il programma artistico della cena. Una prima edizione quasi perfetta, insomma”.