Cultura & Spettacoli

Pupi Avati Maestro di Cinema a Torino: girerà un Cortometraggio per Distretto Cinema

Scritto da La redazione Domenica, 27 Gen 2019 - 1 Commenti

Da Torino Pupi Avati: "...dimostro a me stesso, a 80 anni, che sono ancora "vivente". È doveroso dire ai giovani come si fa il cinema e io sono contento di farlo”. E parla anche di Lino Banfi.

A Torino per una nuova Masterclass, Pupi Avati racconta la nuova avventura. “un’impresa molto complessa in cui tutti saranno protagonisti allo stesso modo. Una sfida per tutti, anche per me, per dimostrare a me stesso, a 80 anni, che sono ancora ’vivente’. È doveroso dire ai giovani come si fa il cinema e io sono contento di farlo”. E parla anche di Lino Banfi.

Per il secondo anno consecutivo il regista Pupi Avati torna al Distretto Cinema di Torino, presso Lubiani Tecnologie, per una Masterclass rivolta a 22 attrici e attori provenienti da ogni parte d’Italia, con esperienze diversificate.

Continua così la collaborazione tra il regista bolognese e il Distretto Cinema che era iniziata lo scorso anno. Il progetto si rivolge ad attori, aspiranti attori, di diversa provenienza, con età diversa, curriculum professionale diversificati, ma che hanno una qualità in comune, cioè poca esperienza di cinema.

La finalità è girare un cortometraggio in città, sotto la prestigiosa regia del Maestro Avati, dove protagonisti saranno tutti e 22 aspiranti attrici e attori.

“Un corto di 12, 15 minuti in cui tutti abbiano l’opportunità di presentarsi, sottolinea Pupi Avati, un’impresa molto complessa in cui tutti saranno protagonisti allo stesso modo, non ci saranno attori o attrici principali. Li incontrerò ad uno ad uno attraverso un monologo che ho scritto appositamente e verificherò i ruoli che li attendono”.

“Occorreva un’idea narrativa, racconta il regista, con una troupe di Distretto Cinema, non mia, e questa sarà un’impresa non facilissima anche per me. Mi è subito piaciuta l’idea di girare questo corto, rivolgendosi a Fulvio Paganin, direttore di Distretto Cinema (nella foto di Andrea Di Bella), avremo tempo per prepararci ma poco tempo per girarlo. In funzione di quella che è la storia, propongo a ciascuno la parte. Fare cinema non è una cosa semplice, un film cambia a seconda dell’aspetto fisico dei protagonisti, della sintonia che si crea. Questa è una sfida per tutti, anche per me, per dimostrare a me stesso, a 80 anni, che sono ancora ’vivente’. Cerco nel loro entusiasmo il mio; energia, aspettative, competitività, sensibilità  sono caratteri essenziali”.

La conferenza stampa continua però senza che il Maestro ci svelasse la vera storia del cortometraggio, ma sollecitato, alla fine racconta.

“L’idea della narrazione doveva contemplare queste caratteristiche, afferma il Maestro, avere queste prerogative. La location è un ristorante con tutti gli attori, il contesto riguarda il mondo dell’informazione con dinamiche psicologiche e immaginando che gli interpreti siano 22 attori collaudati. Il corto sarà prodotto da Distretto Cinema con la mia consulenza”.

“È doveroso dire ai giovani come si fa il cinema e io sono contento di farlo, penso di poterlo insegnare dopo 50 film girati, 50! Ma ho ancora altre idee in testa, prima tra tutte un progetto sulla vita di Dante per la TV, basata sulla biografia di Boccaccio, per la RAI; ne ho parlato con i funzionari e il direttore generale Fabrizio Salini, ma sto accorgendomi che è complicato mantenere un livello alto in un momento in cui non viene premiata la qualità, nessuno mi ha risposto", dichiara, costernato Avati.  

Poi ci ride sopra e con la sua immancabile ironia dice “Ho 80 anni, ancora 40 di aspettativa di vita, da giovane ero un sognatore, come tutti, fisicamente ho un fisico impresentabile, recalcitrante, ma questo non significa che intellettualmente mi senta finito. Vale il detto che ‘il meglio deve ancora venire’, devo fare un film sulla mia vita. Non ho ancora espresso tutto quello che avevo dentro, non sono soddisfatto di tutto quello che ho fatto, non mi sento appagato. Non voglio essere valutato attraverso lo ‘share’, attraverso numeri, è orrendo! Nel mondo del cinema non esiste più la figura del recensore, ad esempio, i giornali non scrivono più, eppure quello aiutava tutti e anche me. Le faccine sorridenti di oggi non aiutano a migliorarci”.

A proposito di sorriso, il pensiero va a Lino Banfi e alla sua recente nomina di membro della Commissione Italiana Unesco. “Io faccio parte di questa Commissione, afferma Pupi Avati, me lo aveva chiesto il Ministro Calenda,  e Lino, fresco di nomina, mi ha telefonato chiedendomi cosa dovesse fare da lì in avanti. Ho risposto ‘niente’. Certo Banfi fa un cinema diverso dal mio, però il cinema lo conosce bene, lui è all’altezza di parlare di cinema, non dobbiamo essere razzisti, anche il cinema popolare ha la sua importanza”.

E prima di congedarsi riesce a svelare il mistero che aleggiava in tutta la sala, sin dall’inizio: il mistero del corto! “Una grande città, una Tv privata in crisi che viene acquistata da un nuovo proprietario, i vecchi dipendenti vengono invitati a cena per farsi conoscere, ma alla fine…”.

A cura di Andrea Di Bella