Territorio & Eventi

Lo sviluppo turistico dell’Astigiano passa dal tartufo

Scritto da Redazione Domenica, 20 Ott 2019 - 0 Commenti

Il tartufo astigiano, conosciuto già nel 1818, langue fra tante fiere "locali": come lanciare una nuova forma di turismo.

Tanti tartufi e tante fiere, da mettere a sistema e comunicare come insieme, per attrarre, anche qui, turismo internazionale.

All’Astigiano non manca proprio nulla, salvo la capacità di raccontare e promuovere tutto il bello, buono e distintivo che ha da offrire.

L’autunno è certamente momento speciale per colori, sapori e profumi. I profumi dei suoi tartufi migliori, messi in fiera, anzi, in fiere: Asti, Canelli, Castelnuovo Don Bosco, Cortazzone, Mombaruzzo, Mombercelli, Moncalvo, Montechiaro, Montegrosso, Montiglio e San Damiano. 

La notorietà del Tartufo Astigiano parte da ben lontano, avendo goduto a lungo di un primato riconosciuto e documentato.

Ne racconta fin Gian Secondo De Canis, grande storico del territorio, nella sua "Corografia Astigiana del 1818": "Ma sovr'ogni altra produzione dell'Astigiano suolo la più pregievole sono i tartuffi bianchi che l'Europa intiera felicitano...Il concorso de' forestieri per farne compra è numerosissimo...”.

Dai tempi di De Canis, ahimè, molto è cambiato. Il numerosissimo “concorso de' forestieri per farne compra", grazie a marketing e comunicazione altrui, si è spostato verso ovest.

Per provare a recuperarne valore, utilissimo per sviluppare il turismo, le tante fiere  dovrebbero essere messe a sistema e comunicate come insieme, occasione unica per raccontare varietà, ricchezza e bellezza dell’Astigiano.

Tutto passa dalla capacità economica di comunicare ad un pubblico più ampio, internazionale, che nessuna delle singole manifestazioni ha o può avere.

Si mettessero a farlo assieme sarebbe sicuramente più facile e fruttuoso.

Davide Palazzetti

 

Perchè, vista la stretta collaborazione con Alba, non pensare ad una Fiera del Tartufo monferrino - un anno ad Asti ed un anno a Casale Monferrato - programmata da fine novembre a metà dicembre? Così tutti i Centri tartufigeni avrebbero il giusto spazio ed attenzione. Sarebbe una comunicazione "mirata".  (a.fu.)