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Le colline di Gavi, l'estate e il piacere dei vini. Degustazione a "La Meirana" della famiglia Broglia

Scritto da La redazione Venerdì, 24 Ago 2018 - 0 Commenti

La storia che lega le colline del Gavi al vino parte da lontano: il primo documento ufficiale risale al 3 giugno 972 D.C., data in cui l’Arcivescovo di Genova Teodolfo dava in concessione a due signori del luogo, Pietro e Andrea, “….uomini liberi i vigneti e i castagneti che la Chiesa genovese possiede nei luoghi di Gavi e di Meirana…..”. 

Le colline del Gavi sono una delle eccellenze paesaggistiche piemontesi e, oltre ad offrire rifugio alle calure estive grazie alle brezze che giungono dal Mar Ligure, sono zona di produzione enologica di alta qualità.

La storia che lega le colline del Gavi al vino parte da lontano: il primo documento ufficiale risale al 3 giugno 972 D.C., data in cui l’Arcivescovo di Genova Teodolfo dava in concessione a due signori del luogo, Pietro e Andrea, “….uomini liberi i vigneti e i castagneti che la Chiesa genovese possiede nei luoghi di Gavi e di Meirana…..”. 

I patrizi genovesi decisero anche l’inizio della coltivazione di grappoli a bacca bianca in quella zona di Piemonte che ha sempre vissuto in stretto legame con Genova e la sua aristocrazia. I nobili genovesi per poter abbinare un vino alla loro cucina mediterranea, caratterizzata principalmente da pesce e carni bianche, sostituirono la varietà a bacca nera come il “nibiò” (nome locale del dolcetto), con il vitigno del Cortese.

Grazie all’elevata acidità totale delle sue uve, questo vitigno da sempre è stato utilizzato come materia prima per la produzione di vini bianchi nonché dei più importanti “metodo classico” della regione.

Fu Louis Oudard, enologo francese presso le cantine di Cavour a Grinzane, il primo ad utilizzare le uve di Cortese per i suoi spumanti, favorendone una notorietà che, limitata inizialmente alla sola Lombardia e alla Savoia, a partire dal 1860 ne estese il commercio in Germania, Svizzera e Sud America.

Esattamente mille anni dopo la storica concessione dell’Arcivescovo di Genova, la famiglia Broglia acquista la tenuta “La Meirana”, nel cuore del territorio del Gavi, denominazione che stava acquistando maggior prestigio, fino a competere con i grandi bianchi non solo piemontesi. Trascorrono solo due anni, e nel 1974 viene concessa la DOC Gavi e la famiglia Broglia imbottiglia il suo primo vino.

Oggi i 65 ettari vitati, dei circa 100 totali della tenuta, producono uve per circa 700 mila bottiglie annue, quasi tutte, il 93%, destinate ai mercati esteri, con prevalenza per le destinazioni del nord America, Regno Unito, Russia.

La degustazione è iniziata con un bicchiere di Roverello, il vino spumante metodo Martinotti, o Charmat, ottenuto con le uve dei vigneti più giovani, che lavorano su terreni argillosi, vendemmiati in anticipo per mantenere la giovinezza e la freschezza, sia quella al naso tipica floreale e fruttata, sia al palato.

Il Gavi “Il Doge”, il nome mantiene il legame delle terre di Gavi con i Dogi della Repubblica genovese, si presenta con sentori floreali e fruttati, che ne fanno un vino elegante e delicato. Si caratterizza per la particolare acidità, freschezza e bevibilità. E’ un vino molto versatile, che si adatta sia agli aperitivi, sia ad accompagnare la cucina mediterranea e le carni bianche. 

Il Gavi “La Meirana” è il vino più rappresentativo della gamma aziendale, non solo perché riporta in etichetta il nome della Tenuta ma anche per le 400 mila bottiglie prodotte. Le uve provengono dai vigneti impiantati negli anni 1953 – 1955, su terreni calcareo-marnosi.

"La Meirana" all'analisi organolettica si presenta di colore giallo paglierino con riflessi verdolini, con sentori di fiori bianchi e frutta, in particolare la pesca gialla, al naso. Al palato si ritrovano tutte le eccezionali caratteristiche della zona di Gavi: sorso ampio, di struttura, con il tipico retrogusto di mandorle.

L'abbinamento gastronomico migliore è con piatti a base di pesce o con carni bianche. In conclusione, il "Broglia Brut", spumante metodo classico nella piena tradizione della zona del Gavi.

Il vino proviene da uve raccolte leggermente in anticipo, per assicurare la necessaria acidità, è di colore giallo paglierino intenso, con profumi fragranti e complessi di fiori gialli, frutta matura bianca e crosta di pane. Il sapore è sapido, fine ed aromatico, persistente. Anche il Broglia Brut si adatta all’aperitivo e ai piatti della cucina mediterranea.

Paolo Manna


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