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Le allevatrici di Norcia colpite dal terremoto dimenticate dal Governo

Scritto da Redazione Mercoledì, 6 Mar 2019 - 0 Commenti

"A quasi tre anni dal 24 agosto 2016. si è creato un circolo vizioso che blocca tutti i progetti per cui chi si occupa della ricostruzione non riesce a stare dietro ai tanti cambiamenti che vengono fatti alle leggi e ai vari decreti".

Alessia Brandimarte dell’Azienda Agricola Brandimarte di Norcia (Perugia) interviene a Radio Cusano Campus nel corso del programma “Un Giorno Da Ascoltare” con Arianna Caramanti e Misa Urbano, a seguito della raccolta fondi di Legambiente #allevaunasperanza al fine di aiutare alcune allevatrici, in vista della festa delle donne, le cui aziende agricole hanno subito gravi danni dopo il sisma del 2016.

La nostra azienda agricola è gestita interamente dalla mia famiglia. Ad ottobre del 2016, a seguito del forte terremoto che distrusse buona parte del centro Italia, il nostro capannone dentro il quale tenevamo tutti i nostri animali è crollato interamente schiacciando e uccidendo gran parte degli animali presenti. Subito dopo ci siamo arrangiati prendendo una stalla tunnel e a maggio abbiamo un caseificio nuovo che abbiamo costruito grazie a fondi privati e ai nostri finanziamenti".

"Abbiamo dovuto reinventarci proprio perché abbiamo cambiato il nostro modo di lavorare e anche il mercato: prima del terremoto la nostra produzione rimaneva sul nostro territorio, veniva acquistata dai produttori locali, oggi invece ci sostentiamo andando in giro per le fiere in tutta italia e stiamo collaborando anche con qualche negozio di prodotti tipici di Roma".

"I prodotti più richiesti sono le lenticchie di Castelluccio di Norcia in primis e poi molti formaggi e ricotta di nostra produzione. Ci hanno chiesto più volte di andare via dal posto, di allontanarci dalla nostra terra, senza pensare a quanto sia difficile spostare un’intera azienda agricola con tutti gli animali annessi da un territorio all’altro: chi si è occupato dell’emergenza non si è reso conto delle immani difficoltà e sacrifici che ci sono dietro al nostro lavoro e dei danni che andava a creare al cratere, infatti Norcia e tante altre piccole realtà stanno subendo uno spopolamento".

"La ricostruzione è ferma a quasi tre anni dal 24 agosto 2016. Non cambia nulla, è tutto bloccato, si è creato un circolo vizioso che blocca tutti i progetti per cui chi si occupa della ricostruzione non riesce a stare dietro ai tanti cambiamenti che vengono fatti alle leggi e ai vari decreti. Questo Governo non ha speso niente per noi perché poi c’è stata la tragedia di Genova e a noi ci hanno inserito come appendice del Decreto Genova quindi ci sentiamo messi da parte, dimenticati".

"Chiediamo soltanto di avere delle strutture nuove poiché le stalle tunnel non sono adatte per gli animali: troppo fredde d’inverno e troppo calde in estate tanto da non respirare quando si è dentro. Sono strutture di emergenza, una sorte di teli che coprono le strutture metalliche: è il terzo inverno che gli animali sono lì dentro quando sarebbero dovute essere delle strutture provvisorie. La cosa più importante per noi è che parta presto la ricostruzione: bisogna accelerare le pratiche, ridurre la burocrazia per poter ricostruire la nostra stalla idonea per i nostri animali”.