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S.Damiano d'Asti, afflusso record alla presentazione del libro "Lo sport del doping"

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Afflusso record alla presentazione del libro "Lo sport del doping" di Alessandro Donati, ieri nella Sala consiliare del Comune di San Damiano d'Asti.

Donati, intervistato dal giornalista Paolo Cavaglià, ha raccontato quanto studiato, e imparato, "sul campo". Gli scandali del doping si susseguono coinvolgendo campioni di primissimo piano.

E' ormai consapevolezza diffusa che in diverse discipline sportive il ricorso al doping coinvolge gran parte degli atleti di vertice e altera i risultati delle maggiori competizioni sportive, favorito da dirigenti che guardano solo al numero delle vittorie e da una stampa sportiva che preferisce non vedere e non sentire.

Pochi sanno, invece, che tutto questo ha fatto ''scuola'' e che molti praticanti di livello amatoriale affollano gli ambulatori dei medici dei ''campioni'' per farsi prescrivere la ''cura'' miracolosa che può consentire loro di battere in gara il collega di ufficio o il vicino di pianerottolo.

Così il doping è diventato fenomeno di grandi numeri, con molti punti di contatto con la droga e sta generando traffici internazionali manovrati dietro le quinte dalle multinazionali farmaceutiche.

"La storia del doping ha vecchie origini", ha chiesto a Donati Cavaglià in prima battuta, che ha risposto: "Io credo che i giovani abbiano bisogno di adulti che sappiano indignarsi".

"Capii presto che il doping esisteva, ed era sostenuto da allenatori e media: era mostruoso, e dissi subito che non avrei accettato di condividere risultati fasulli sin dal principio. Poi mi resi conto che in Nazionale diversi atleti si erano "prestati", mentre i miei no, dopo aver colloquiato con loro. Così iniziai a chiedermi chi fosse onesto e disonesto, in realtà l'errore era degli adulti, della Federazione perché, l'atleta trattato, una volta "scoperto ", sarebbe stato solo".

"Si capisce bene - ha proseguito Donati - che la gente non sa e non vuole sapere, bada a chi vince la medaglia. Dunque la visione del doping non è solo l'atleta che risulta positivo, occorre porsi delle domande che vadano alla radice del problema". 

Dall'87 Donati iniziò a parlare apertamente di doping, e uscì altresì un'intervista sull'Espresso; gli venne chiesto di ritirare quanto detto, eppure non si fermò.  La complicità, per coprire "lo sporco " era totale. 

Andando avanti nel tempo Donati è stato sempre solo e accerchiato, eppure ha affermato: "Non ho mai avuto paura, però il sistema ti emargina, ti mette fuori, si sconta tutto perché è corrotto e ti propone il doping, e il pubblico non se ne accorge. Il danno? Giovani allenatori che acquisiscono il falso e dati coperti: si spiegano così le crisi e le involuzioni, poiché il detto non corrisponde al vero. Il danno è  esteso".

"Certe cose, o le vuoi vedere, o non le vuoi vedere", ha concluso Donati. 

 

Nello scatto: da sx il vice sindaco Giorgio Gilardetti, Alessandro Donati e Paolo Cavaglià

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