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Cherasco, qualità e piano di filiera per le nocciole cuneesi

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“Il settore corilicolo sta vivendo in provincia di Cuneo e in Piemonte un’espansione positiva, che va gestita in maniera accorta da parte di tutti gli attori del comparto, puntando sulla qualità e adottando un Piano nazionale di filiera, per far sì che in futuro non si presentino situazioni che possano danneggiare un’economia importante per il territorio”.

Con queste parole Enrico Allasia, presidente della Confagricoltura di Cuneo, ha aperto il convegno “Il nocciolo: territorio, filiera, qualità” che si è svolto stamane, 10 giugno, al PalaExpo di Cherasco. Che il settore stia attraversando un buon momento lo testimoniano, oltre ai dati in netta crescita di ettari e produzione, anche gli oltre 600 partecipanti che hanno affollato il PalaExpo per il tradizionale momento organizzato da Confagricoltura Cuneo, AscoPiemonte e Piemonte Asprocor.

I lavori si sono aperti con i saluti di Claudio Bogetti, sindaco di Cherasco, e del deputato Mino Taricco, per poi entrare nel vivo con gli interventi di Gianfranco Latino (Regione Piemonte – Settore Produzioni agrarie e zootecniche), che ha illustrato alla platea come dagli anni ‘60 ad oggi siano più che raddoppiati gli ettari di nocciolo nel mondo (da 300mila ad oltre 620mila) e soprattutto come questa crescita abbia interessato anche molte zone d’Italia, Piemonte e Cuneese su tutte.

Nel 2016, in particolare, vi è stato un vero e proprio boom nella nostra regione, con 2.800 ettari di nuovi impianti di nocciolo certificati (il 16% in più del 2015). In provincia di Cuneo l’incremento è stato del 12,27% con una superficie a corileto passata da 12.291 a 13.799 ettari. Di fronte a questo scenario è stata rimarcata l’importanza di ottimizzare il processo produttivo, organizzare l’offerta e consolidare il rapporto con il mondo della trasformazione.

Interessanti gli spunti di riflessione e confronto giunti poi dal francese Bruno Saphy della Cooperativa Unicoque, che ha presentato il modello di coltivazione della frutta in guscio adottato nel sud-ovest della Francia. A seguire Paolo Lambertini (Field Crop Expert Syngenta Italia Spa) ha spiegato l’importanza di un adeguato e corretto trattamento fitosanitario per contrastare la cimice asiatica, mentre Nadia Valentini (DISAFA – Università di Torino) ha illustrato ai presenti una sperimentazione che ha messo a confronto le principali varietà di nocciole coltivate in Italia: la Tonda Gentile Trilobata, la Tonda di Giffoni e la Tonda gentile Romana. Il confronto è avvenuto presentando pregi e i difetti delle tre varietà e facendo degustare direttamente ai presenti in sala campioni delle diverse nocciole.

Terminata questa prima parte, il dibattito è ripreso con una tavola rotonda a cui hanno preso parte: Pierpaolo Bertone, presidente di Ascopiemonte, che ha illustrato le attività al servizio dei soci messe in campo dalla OP, Roberto Botta, professore di agricoltura all’Università di Torino, che ha sottolineato l’importanza della ricerca e dell’innovazione per avere piante di nocciolo sempre più resistenti ai mutati scenari climatici, Benedetto Valentini, responsabile tecnico Assofrutti, che ha presentato la realtà dell’organizzazione di produttori del Viterbese, e Giorgio Setti, caporedattore Edagricole.

A chiudere la mattinata, inevitabilmente, la vicenda del ricorso al Tar contro l’iscrizione della Tonda Gentile delle Langhe nel registro nazionale delle varietà delle piante da frutto, che di fatto ne autorizza l’utilizzo in tutta Italia tranne che in Piemonte.

Dagli interventi di Nicoletta Ponchione, di Piemonte Asprocor, dell’eurodeputato Alberto Cirio e dell’assessore regionale all’Agricoltura Giorgio Ferrero, seppur con punti di vista differenti, è emersa la volontà e l’esigenza di giungere quanto prima a una soluzione concreta per tutelare l’eccellenza della produzione cuneese.

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