Economia & Lavoro

La Cina guarda sempre di più al latte Made in Piemonte

Scritto da La redazione Domenica, 15 Apr 2018 - 0 Commenti

Coldiretti Piemonte: "Negli ultimi anni, dopo i casi di intossicazione infantile in Cina, quest’ultima è sempre più interessata alle produzioni italiane, sinonimo di qualità. Per questo è opportuno incentivare ed incrementare, a livello piemontese e nazionale, l’utilizzo del nostro latte per la produzione della polvere, attivando sempre di più accordi di filiera..".

Stop al far west sui contratti per il latte. E’ quanto chiede Coldiretti di fronte alle comunicazioni di variazione unilaterale al ribasso del prezzo alla stalla o di riduzione delle quantità richieste rispetto agli accordi presi, che le industrie stanno mandando agli allevatori e che mettono a rischio la sopravvivenza e il lavoro di oltre 30 mila aziende agricole, senza considerare l’indotto.

Si tratta di una situazione generata anche dalla pratica fuori legge ma ancora in uso di stipulare intese verbali e di durata inferiore ai 12 mesi.

“La legge 91 del luglio 2015 – ricordano Roberto Cabiale vicepresidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa delegato Confederale – prevede, infatti, l’obbligo di contratti scritti della durata minima di 12 mesi. E’ necessario, quindi, che intervengano al più presto gli organismi di controllo del Ministero delle Politiche Agricole, oltre ad attivare tutte le contromisure legali disponibili per bloccare questa situazione. Quanto sta avvenendo crea, oltretutto, una gran confusione poiché si sta facendo credere che i prezzi al ribasso siano dovuti ad un andamento di mercato negativo quando, invece, non è affatto così ed, anzi, i principali prodotti lattiero-caseari segnano un andamento in rialzo. Ribadiamo – continuano Cabiale e Rivarossa – che, dopo i contratti già stipulati in Francia, dagli importatori d’Oriente stanno arrivando chiari segnali di interesse verso le produzioni dell’areale Piemontese per l’elevata qualità, in particolare per la polvere di latte di cui sono 100 mila le tonnellate annue utilizzate in Italia dalle industrie agroalimentari. Negli ultimi anni, dopo i casi di intossicazione infantile in Cina, quest’ultima è sempre più interessata alle produzioni italiane, sinonimo di qualità. Per questo è opportuno incentivare ed incrementare, a livello piemontese e nazionale, l’utilizzo del nostro latte per la produzione della polvere, attivando sempre di più accordi di filiera. Questi, oltre a dare impulso all’economia del territorio ed a generare una importante ricaduta sul comparto e sull’indotto, garantiscono ai consumatori prodotti di cui è possibile tracciare la provenienza, a garanzia di una sana e corretta alimentazione, come i consumatori stessi chiedono anche per la salute dei bambini. A fronte di una situazione di mercato che vede crescere il Made in Italy a tavola in tutto il mondo – concludono Cabiale e Rivarossa – non è accettabile un atteggiamento delle industrie che cerca di speculare al ribasso sul prezzo del latte mettendo a rischio un intero comparto produttivo, fondamentale per la nostra economia. Il comparto in Piemonte registra una produzione lorda vendibile di 390 milioni, conta 2000 aziende produttrici con circa 8000 addetti e 51 specialità di formaggi, oltre all’unica unità produttiva italiana di polvere di latte”.

 

Immagine tratta da www.consumatrici.it


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