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Piemonte, indagine su giovani e lavoro: solo 1 su 4 ha un lavoro a tempo indeterminato

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Hanno trovato lavoro soprattutto nelle fabbriche, negli uffici amministrativi e studi professionali o in bar e ristoranti. I giovani piemontesi tra 15 e 35 anni sono però tornati a guardare con interesse all’agricoltura e alla terra per costruirsi una carriera e un futuro. Pochi dei 350 mila giovani piemontesi riusciti a trovare almeno un lavoro tra il 2015 e il 2016 hanno però conquistato il tanto agognato contratto a tempo indeterminato.

Tra i 650 mila avviamenti al lavoro analizzati nell’indagine “Chi offre e crea lavoro in Piemonte” di Regione e Conferenza Episcopale Piemontese solo il 24,1% è stato a tempo indeterminato. La durata dei contratti nel 28% dei casi ha occupato i giovani piemontesi da un minino di 8 giorni a un massimo di 3 mesi e nel 22,5% dei casi per al massimo una settimana. Solo il 3,6% dei giovani è quanto meno riuscito ad avere un determinato della durata di almeno un anno.

Studiate le comunicazioni obbligatorie delle aziende e ricostruita la mappa degli avviamenti al lavoro nel biennio 2015-2016, lo studio ha analizzato 170 diverse attività svolte dai giovani in 17 luoghi di lavoro (l’azienda agricola, la fabbrica, il supermercato, la bottega, la scuola, l’ospedale, ecc.), presentati con sei verbi che colgono le dimensioni più importanti del lavoro: fabbricare, vendere, gestire, muovere, dialogare, prendersi cura.

Nel biennio 2015-2016 oltre 97.300 giovani (il 27,8% del totale) sono stati impegnati a fabbricare, produrre qualcosa, in una fabbrica (il 12,8%), in un’azienda agricola (il 6,8%), in un cantiere edile (il 4,6%) o in una bottega artigiana (il 3,6%).

Di poco inferiore il numero di giovani che si sono dedicati a vendere beni e servizi: sono stati circa 94.600, di cui 46.977 (il 13,6%) in alberghi, bar e ristoranti, 35.112 (il 10%) in negozi e supermercati e 12.548 (il 3,6%) nell’help-desk.

In tutto 57.200 under 35 sono invece stati occupati nella gestione di problemi, informazioni e procedure, la maggior parte di loro in un ufficio, studio amministrativo o professionale.

Altri 31.126 giovani si sono impegnati nella movimentazione di persone e merci, mentre oltre 27.200 hanno iniziato a lavorare sul dialogo e l’insegnamento: 17.600 in scuole o agenzie formative; 9.600 in attività legate allo spettacolo. Infine, 41.749 giovani si sono presi cura di qualcuno o di qualcosa, prestando assistenza nelle strutture (7.768, il 2,2%), in famiglia (11.606, il 3,3 %), oppure occupandosi della pulizia dei locali e dell’ambiente urbano (12.258, 3,5%), o di attività di vigilanza e sicurezza.

Le occasioni di lavoro, si ricava inoltre dall’indagine, sono state equamente ripartite tra maschi (51,6%) e femmine (48,4%); hanno interessato al 79% giovani italiani, al 21% stranieri, più della metà dei quali extracomunitari. Oltre il  40% dei giovani assunti, inoltre, ha meno di 25 anni. E il 24% degli avviamenti risulta essere a tempo indeterminato.

Guardando alla ripartizione geografica delle opportunità di lavoro, si osserva poi come nel capoluogo piemontese il maggior numero di avviamenti sia legato al comparto dei servizi alle imprese, nelle province di Cuneo e Asti prevalgono invece le attività connesse all’agricoltura, nel Verbano Cusio Ossola al turismo.  Nelle restanti province, tra cui Alessandria, la maggior fonte di occupazione per i giovani è invece la fabbrica.

Quanto alle iniziative imprenditoriali promosse da under 35, l’analisi, condotta in questo caso grazie alle informazioni contenute nel Registro delle Imprese e nella Banca Dati Ulisse della Camera di Commercio di Torino, mette in evidenza come tra il 2014 e il 2016 siano state avviate in Piemonte complessivamente più di 10.000 imprese individuali con titolare di età compresa tra i 15 e i 29 anni. Il loro numero è cresciuto in tre anni del 54,7% passando da 2.800 del 2014 a 4300 del 2016. Delle 2800 aziende avviate nel 2014, inoltre, il 70,7% è ancora operativo a tre anni  di distanza. Particolarmente positiva, poi, la performance delle aziende giovanili nel settore agricolo, che si caratterizzano per un indice di sopravvivenza superiore alla media (87,3%), per un numero notevole di nuove iscrizioni (9,3% del totale) e per un incremento molto significativo di nuove attività imprenditoriali nell’ultimo anno (+453%).

Non stupisce quindi che tra le 10 imprese con i più alti tassi di crescita nel periodo 2014-2016 figurino 6 categorie di imprese agricole (coltivazione di uva, coltivazione di frutta e ortaggi, allevamento di bovini e allevamento animali, coltivazioni agricole associate all’allevamento di animali), insieme ad altri tipi di attività: sportive, ad esempio, sartoriali, oppure legate all’e-commerce e alla ristorazione.

Quello del “ritorno alla terra” appare un fenomeno abbastanza recente, visto che ai primi posti nella top ten delle aziende più numerose compaiono attività legate all’edilizia, al commercio ambulante e all’estetica.

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