Cultura & Spettacoli

CAI Saluzzo, il film "Segantini. Ritorno alla natura" conclude Montagne di Sera

Scritto da La redazione Giovedì, 1 Mar 2018 - 0 Commenti

La vita del pittore Giovanni Segantini, interpretato da Filippo Timi, è ricostruita nei luoghi che le fecero da sfondo e da ispirazione. Si tratta di un’indagine sul senso che il luogo d’origine dell’artista ebbe in tutte le sue successive vicende artistiche e di vita.

La proiezione del film "Segantini. Ritorno alla natura" concluderà il ciclo di "Montagne di Sera", si terrà domani venerdì 2 marzo, alle 21, presso l'Antico Palazzo Comunale di Saluzzo (Cuneo) alla presenza della sceneggiatrice Roberta Bonazza (già nostra ospite nel 2012 con il film su Bruno Detassis “Sentiero Bruno”).

La serata sarà dedicata a Giovanni Segantini, pittore fra i massimi esponenti del Divisionismo e Simbolismo italiani.

Questa volta verrà sondato un modo diverso, da quelli fin’ora proposti negli incontri, di interpretare e vivere la montagna: si parlerà di un rapporto fra pittore e montagna.

Una serata di approfondimento su di un personaggio il cui nome è indissolubilmente legato all'Engadina, i cui splendidi paesaggi alpini sono ritratti in molti dei suoi quadri, non poteva mancare in una rassegna dedicata ai temi della montagna.

Il film “Segantini. Ritorno alla natura” è diretto da Francesco Fei ed interpretato da Filippo Timi.

Ecco la sinossi.

La vita del pittore Giovanni Segantini, interpretato da Filippo Timi, è ricostruita nei luoghi che le fecero da sfondo e da ispirazione. Si tratta di un’indagine sul senso che il luogo d’origine dell’artista ebbe in tutte le sue successive vicende artistiche e di vita.

Segantini ritorno alla natura narra la storia singolare e straordinaria di Giovanni Segantini, ponendo l'accento sul suo modo di sentire la natura come fonte d'ispirazione artistica e spirituale. Nato ad Arco di Trento, di umili origini e con un tortuoso percorso di vita, Segantini riuscirà a diventare uno dei pittori simbolisti più importanti dell’Ottocento.

Il film entra nelle strade e nei borghi, nelle valli e nei paesaggi alpini che segnarono l’opera e l’anima di quello che Vasilij Kandinskij definì “il pittore più spirituale mai esistito”. Il documentario restituisce un ritratto complesso dell’artista, ricostruisce gli scenari della sua vita come fosse un romanzo e parallelamente interroga pensieri e ricordi di chi l’ha conosciuto e studiato a fondo. Un intreccio di vita e di arte che è anche un affascinante scorcio di Ottocento.

L’interpretazione di Filippo Timi, nelle parti di fiction, sottolinea l'intensità delle lettere autografe del pittore. Il filo rosso familiare è condotto dalla nipote dell’artista Gioconda Segantini, mentre le parti storico artistiche da Annie-Paul Quinsac massima esperta dell’arte segantiniana, da Franco Marrocco direttore dell’Accademia di Brera e da Romano Turrini storico di Arco.


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