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Agricoltura, proroga UE delle domande PAC

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La Commissione Europea Agricoltura, guidata dall’irlandese Phil Hogan, su forte sollecitazione di altri Stati, ma soprattutto del dicastero italiano delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, ha autorizzato la proroga fino al prossimo 15 giugno del termine per la presentazione delle richieste relative alla Politica Agricola Comune (Pac).

In particolare, il provvedimento interessa la domanda unica per gli aiuti diretti e alcune misure del Programma di Sviluppo Rurale.

“La proroga ottenuta - sottolinea il viceministro, Andrea Olivero - costituisce un segnale positivo nei confronti di migliaia di aziende del settore che, in questo modo, potranno avere ancora tempo a disposizione per beneficiare degli strumenti della Pac, senza rischiare di perdere risorse. Si tratta di un obiettivo importante, per il cui raggiungimento abbiamo lavorato molto in questi ultimi mesi. Ringrazio il commissario Hogan per aver reso concreto l’impegno assuntosi al Vinitaly di Verona”.

All’agricoltura è destinato quasi il 40% del bilancio europeo. Molti lo dimenticano, ma il settore è uno dei collanti dell’Unione e, non a caso, gli agricoltori britannici sono stati fino alla fine i più decisi oppositori alla Brexit. Per la programmazione 2014-2020, la Pac mette sul piatto dei 27 Paesi dell’Unione ben 408,312 miliardi di euro: 312,735 miliardi di euro di finanziamenti diretti e di sostegno al mercato (annuali) e 95,577 miliardi di euro di contributi per il supporto allo sviluppo rurale (Psr, su più anni)). Questi ultimi sono integrati dalle risorse rese disponibili dai Paesi membri.

L’Italia ha, in totale, da spendere, nel settennato 2014-2020, 52 miliardi di euro, di cui 27 miliardi di euro relativi a pagamenti diretti, 4 miliardi di euro per l’Organizzazione Comune del Mercato (Ocm) di vino e ortofrutta e 10,5 miliardi di euro per lo Sviluppo Rurale (Psr).

Lo stesso Psr può contare su altri 10,5 miliardi di euro di fondi nazionali.

Un importo complessivo piuttosto rilevante. Ma quali traguardi intende raggiungere il Governo italiano con queste risorse?

“La nostra agricoltura - risponde Olivero - necessita di crescere in redditività e produttività, mantenendo un alto livello qualitativo e garantendo la sostenibilità ambientale. Le risorse si concentrano su questi obiettivi. Infatti, per competere nel mondo globale dobbiamo assicurare ai nostri produttori un reddito dignitoso e risorse per poter fare gli investimenti necessari a garantire la qualità che tutti si attendono dall’Italia. E ci stiamo riuscendo, a vedere dai dati dell’export agroalimentare”.

Gli imprenditori agricoli del Piemonte e della provincia di Cuneo si sono spesso lamentati del ritardato pagamento dei contributi diretti della Pac. Si è trovata una soluzione?

“Il grave ritardo nella partenza della nuova pianificazione ha messo il sistema, già molto burocratico e farraginoso, in seria difficoltà. Ora gran parte dei problemi si sono potuti risolvere, ma stiamo monitorando perché Agea e Arpea (gli organismi pagatori nazionale e regionale) non tornino ad avere problemi, con conseguenti ritardi per le imprese agricole”.

Sul fronte del sostegno allo sviluppo delle aree rurali e dell’agricoltura, il Piemonte, per la programmazione 2014-2020, può contare su un miliardo e novanta milioni di euro di fondi europei. Fino a ora sono stati impegnati 700 milioni di euro, di cui certificati dall’Unione 124 milioni: un importo che vede il territorio subalpino al primo posto tra le regioni italiane come capacità di spesa.

Cosa ne pensa il viceministro Olivero?

“Credo - afferma - che si sia fatto un gran lavoro e che i risultati siano sotto gli occhi di tutti. Non solo per la capacità di spesa, ma anche per la gran quantità di progetti innovativi in corso. Non mancano margini per poter ancora migliorare e lo faremo, soprattutto se la Commissione Europea darà, come promesso, un netto taglio alla burocrazia, che ancora zavorra la Pac e il Psr anche nel nostro Piemonte”.

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