Cultura & Spettacoli

Incontro con Paolo Sirotto, fondatore dell'Associazione culturale piemontese “Arte Ci Pare”

Scritto da La redazione Venerdì, 25 Gen 2019 - 1 Commenti

In un'epoca di anglomania trionfante, di beatificazioni fanatiche per i Freddy Mercury del caso, sentir parlare del Piemontese come lingua letteraria e dello chansonnier Roberto Balocco come proprio modello culturale di riferimento è fatto che suscita curiosità e simpatia a priori.

In un'epoca di anglomania trionfante, di beatificazioni fanatiche per i Freddy Mercury del caso, sentir parlare del Piemontese come lingua letteraria e dello chansonnier Roberto Balocco come proprio modello culturale di riferimento è fatto che suscita curiosità e simpatia a priori.

Con la recente fondazione di “Arte Ci Pare” (www.artecipiemont.eu), Paolo Sirotto da Tigliole d'Asti si propone, infatti, l'ambizioso obiettivo di rilanciare e illustrare a nuova gloria  radici e patrimonio culturale della nostra Regione.

Incontrato giorni fa al termine della festa inaugurale del nuovo sodalizio, Sirotto ci racconta la sua entusiastica e antica passione per le nostre cose:

“In casa da noi il Piemontese era correntemente parlato da tutti i membri della famiglia: pensi che quando a scuola dovevamo studiare una poesia a memoria, io portavo quella di Nino Costa! Col passare del tempo, va da sé che mi apersi - per così dire - al mondo esterno, ma devo ammettere  che, per quanto cantautori come Pierangelo Bertoli e soprattutto Fabrizio De Andrè abbiano segnato assai profondamente la mia giovinezza, per me i nuclei della mia formazione umana e artistica restano Gipo Farassino e Roberto Balocco: quest'ultimo, in particolare, è stato il mio Bruce Springsteeen o – per tornare a De Andrè – ciò che per lui aveva rappresentato Georges Brassens...”.

Richiesto di presentarci le linee-guida e le iniziative future di “Arte Ci Pare”, Paolo Sirotto premette che una delle cose che maggiormente gli preme è “provare a cancellare quell'immagine stereotipata e un po' cretina del Piemontese tonto, goffo e conformista”.

Per quanto ridicolizzata in televisione o al cinema, la parlata piemontese costituisce – soggiunge Sirotto - “una vera e propria lingua letteraria: pensi che il Piemontese vanta novecento anni di storia della letteratura, tanto che i celebri “Sermoni subalpini” - scritti nel 1100 - sono stati ormai unanimemente riconosciuti come base non solo del Piemontese, ma pure dell’Occitano. Esso è stato inoltre inserito dal Parlamento Europeo nella 'Carta dei Diritti delle Lingue Regionali e Minoritarie' (1992):. sarebbe a tal proposito assai opportuno che tutti capissimo che la lingua piemontese dovrebbe avere UNA grafia sola, ben definita e valevole da Domodossola a Garessio e dal Frejus a Tortona...”.

Procedendo nella nostra conversazione, Paolo ci racconta che si appoggerà all'espressione artistica in genere quale strumento e canale privilegiato per il rilancio della lingua e della cultura piemontese:

“Durante la serata di San Damiano, si sono succeduti sul palco personaggi quali la cantautrice Isa (vincitrice del Premio “Pigro – Ivan Graziani” con una canzone in lingua piemontese), Giorgio Brosio (con alcuni monologhi dell'Artuffo); Giorgio Ruffino (traduttore in Piemontese del succitato Brassens); Franco Marmello e le sue poesie... Per non dimenticare il gran finale con 'I Tre Lilu' e il loro spiritoso repertorio. Negli incontri a venire, 'Arte ci Pare' presenterà libri (di lingua, autore o tematica piemontese), spettacoli di danze popolari ed esibizioni artistiche più in generale...”,

Paolo Sirotto in conclusione rifiuta la potenziale critica di essere etichettato come un noioso e anacronistico “laudator temporis acti”:

“No no: qui non è affatto questione di facile nostalgia... Sa com'erano conosciuti verso la fine del Settecento i locali sostenitori della Rivoluzione Francese? Essi erano conosciuti come 'Coj ëd la sman-a ch’a-i ven' ('Quelli della settimana ventura', N.d.A.) proprio perché erano sempre avanti rispetto agli altri. Ecco, mi piacerebbe da morire che nel futuro 'Arte Ci Pare' venisse definita l’associazione ‘d coj ëd la sman-a ch’a-i ven”.

Paolo Ferrero

A sinistra in foto il Presidente di "Arte Ci Pare" Paolo Sirotto e i "Tre Lilu"