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Il Presidente Mattarella sostiene le celebrazioni del 74° anniversario dei "23 giorni della città di Alba"

Scritto da La redazione Martedì, 9 Ott 2018 - 0 Commenti

Dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella un messaggio al sindaco della città di Alba Maurizio Marello.

"In occasione del 74° anniversario dei 23 Giorni di Alba, desidero esprimere apprezzamento per le iniziative promosse al fine di mantenere vivo il ricordo, soprattutto trai più giovani, di una vicenda che si inserisce nel solco degli episodi più significativi della Resistenza.

La breve esperienza della Repubblica ha, infatti, segnato in modo indelebile il territorio e la comunità tracciando un percorso di testimonianza dei valori di libertà e di partecipazione, contributi fondamentali per la nascita del nostro ordinamento democratico sancito dalla Costituzione.

Con questo spirito rivolto a Lei e a quanti interverranno alle manifestazioni previste un partecipe saluto".

 Sergio Mattarella

 

 

La conquista partigiana di Alba, avvenuta il 10 ottobre 1944 

Privi degli aiuti alleati, i partigiani resistono poche settimane prima di cedere nuovamente la città all'esercito della Repubblica Sociale Italiana il 2 novembre successivo, dopo appunto 23 giorni.

La conquista di Alba da parte delle formazioni autonome delle Langhe fu il coronamento di mesi e mesi di lotta sulle colline, che avevano ridotto il presidio fascista al lumicino, quasi confinato all'interno della città. Le truppe fasciste abbandonarono infatti la città in modo ordinato e concordato il 10 ottobre, grazie all'intervento della curia di Alba, incalzati dai partigiani che si apprestavano ad entrare trionfalmente per le vie, salutati poi dalla popolazione festante e dal suono delle campane di tutte le chiese cittadine.

L'occupazione militare della città diede molto fastidio alle alte autorità fasciste, da Torino fino a Salò, che subito pensarono al modo di rientrarne in possesso perché la zona libera rappresentava una "macchia" sul loro prestigio.

Per questo motivo alla riconquista di Alba non parteciparono truppe tedesche ma solo italiane, in particolare reparti anti-partigiani dei RAU (reparti arditi ufficiali), formazioni della GNR e brigata nera, un plotone di cavalleria ed alcuni reparti della X mas (Bgt Lupo e 1^ e 2^ cp. btg. Fulmine).[2] I partigiani, che diedero vita a un governo civile mantenendo l'ordine e i commerci, controllavano soprattutto le rive del fiume Tanaro a nord e l'ingresso della città dalla direttrice sud, mentre tutto il fianco ovest si pensava fosse ragionevolmente sicuro per la presenza del fiume in piena e soprattutto dopo la mina che, si pensava, aveva fatto crollare il ponte sul fiume in località Pollenzo, ad alcuni km di distanza.

Il ponte (di corde) però fu distrutto solo in parte, ed era sotto il controllo delle SS del capitano Wesser (di stanza nel castello della cinta reale di Pollenzo) e fu quindi riparato a loro insaputa. La notte del 2 novembre esso fu percorso dalle truppe fasciste, che raggiunsero la città da sud e l'aggirarono da est, sulle colline, mentre un altro gruppo passò il fiume su un ponte di barche e penetrò dalla direzione ovest.

L'allarme fu dato già di primo mattino da un uomo che riuscì a sfuggire alle avanguardie fasciste che avevano freddato i suoi tre compagni, in località Toetto, mentre si riparavano dalla fitta pioggia sotto la tettoia di una chiesetta (Fenoglio scrive che stavano giocando a carte). I partigiani attesero le avanguardie fasciste concentrandosi sulla linea sud di cascina san cassiano, dove esistevano alcune trincee, ma presto si accorsero che il nemico li stava aggirando da est perché cominciarono a sparare, e smisero una dopo l'altra, le mitragliere che avevano appostato su alcune posizioni dominanti (villa Monsordo, castelgherlone) sulla sinistra.

Colti in inferiorità numerica e con gravi difficoltà logistiche (dovute soprattutto alle avverse condizioni meteorologiche) i partigiani ripiegarono su un'altura (loc. villa Miroglio) per poi defilarsi nuovamente nella Langa. I fascisti, penetrati in Alba senza il saluto della popolazione, "andarono personalmente a suonarsi le campane" (B. Fenoglio, "I ventitré giorni della città di Alba").

Foto tratta da Ansa

 

 

 


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