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Il cemento di Casale Monferrato a fine Ottocento emigra in Argentina - Luigi Defilippi

Scritto da La redazione Venerdì, 22 Giu 2018 - 0 Commenti

Nel 1910 Defilippi acquistò le cave di Valle Hermoso in provincia di Córdoba,  circa 100 ettari che costituivano uno dei più ricchi giacimenti di materiali calcarei dell’Argentina e dove si estraeva calcare, marmo e pietre per la fabbricazione del cemento con una produzione di 1.500 tonnellate di calce al mese.

Luigi Defilippi partì da Casale Monferrato  all’età di ventidue  anni  nel  1887;  era  impiegato  nella  ditta Ferdinando Cerrano, industriale  del  settore  calce  e cemento.

Nel viaggio accompagnava il suo datore di lavoro e il deputato Martinotti. Andavano a trovare Luigi Cerrano, cugino di Ferdinando, che aveva impiantato in Argentina la più importante fabbrica di calce allora esistente. In  quell’occasione Luigi Cerrano ottenne che il Defilippi rimanesse in Argentina come direttore tecnico della Fabbrica di Calce Argentina di sua proprietà.

Nel 1894 Luigi Defilippi, intuendo  che  il  settore  avrebbe  avuto  un  rapido  sviluppo, stante l’incremento delle costruzioni edilizie e l’espandersi della rete di comunicazioni, decise di impiantare per conto suo un grande forno per la calce in Buenos Aires tra le vie Parral e Bacacay.  Tre anni dopo era già in grado di acquistare i diritti di sfruttamento delle cave di Sierras Bayas in provincia di Buenos Aires,  e successivamente di quelle al Km. 18 in provincia di Córdoba.

Nel 1900 al Km. 2 di Córdoba impiantò un grande forno tipo Hoffmann e una doppia linea ferroviaria a scartamento grande e ridotto. Analoghe iniziative erano state prese nei forni di Parral.

La qualità della calce prodotta (quella idraulica era tale da poter sostituire con convenienza il cemento nella costruzione di pareti e di basi di pavimento) e del materiale estratto dalle cave guadagnarono alle fabbriche Defilippi e alle sue cave e miniere il favore dei costruttori e degli impresari edili. Nel 1900 il Governo della provincia di Buenos Aires gli concesse l’appalto per la costruzione di un grande canale di 300 chilometri, che partiva dal lago salato Mar Chiquita e giungeva a Baradero sul Rio Paranà.

A quest’opera colossale lavorarono oltre 5. mila operai. Successivamente, Defilippi in collaborazione con l’ingegnere Camps, per incarico della Compagnia Generale delle Ferrovie della Nazione, costruì il tronco di ferrovia da Buenos Aires e Marcos Paz. Nell’isola di Carabela presso Buenos Aires aprì una fabbrica di mattonelle tipo marsiglia e una di ceramica. Ad Alta Gracia in provincial di Córdoba nel 1892 iniziò la fabbricazione della calce e l’estrazione della mica destinate all’esportazione tramite la Casa Elliot.

I prodotti di Defilippi ebbero riconoscimenti nelle esposizioni di San Francisco nel 1897, Panama nel 1900, Milano nel 1906, Buenos Aires nel 1910, Roma nel 1911 e nel 1920, Torino nel 1911, Rio de Janeiro nel 1923. Tra I prodotti citiamo le calci di Córdoba e di Azul, il cemento giallo marca “Trenel” il carbonato, il quarzo, l’amianto, la mica.

Nel 1910 Defilippi acquistò le cave di Valle Hermoso in provincia di Córdoba,  circa 100 ettari che costituivano uno dei più ricchi giacimenti di materiali calcarei dell’Argentina e dove si estraeva calcare, marmo e pietre per la fabbricazione del cemento con una produzione di 1.500 tonnellate di calce al mese.

Nelle cave erano utilizzate grandi macchine perforatrici ad aria compressa, il trasporto era effettuato con due macchine da 100 HP cadauna attraverso una ferrovia lunga 6 chilometri. Il materiale era cotto in due forni con una capacità di 25 tonnellate al giorno. Nella zona erano installate le case dei 100 operai che lavoravano nella cava.

Nell’attività Luigi Defilippi era coadiuvato dal figlio Luigi Giuseppe mentre un altro  figlio  Raul, ingegnere agronomo,  dirigeva  le importanti proprietà  che I Defilippi possedevano in Argentina. Negli anni Venti del secolo scorso i Defilippi acquistarono in Cruz del Eje (dipartimento di Uacha) circa 7 mila ettari di bosco di quebracho bianco e di algarrobo dove costruirono una linea ferroviaria di quindici chilometri per il trasporto del legname.

Giancarlo Libert
 

(tratto dal volume dell’autore "Alessandrini nella Pampa", Chivasso 2015)


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