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I 25 anni della Cantina di Marco e Vittorio Adriano: il gusto per l'eccellenza

Scritto da La redazione Domenica, 3 Nov 2019 - 0 Commenti

La famiglia Adriano è un classico esempio di azienda agricola a conduzione famigliare, una vera tradizione in Piemonte.

Tre giorni di festa con centinaia di visitatori e addetti ai lavori per l’anniversario dei 25 anni della Cantina Adriano Marco e Vittorio. 

Nella cascina di San Rocco Seno d’Elvio - Alba (CN) l’intera famiglia impegnata ad accogliere tutti con una rassegna di prodotti gastronomici piemontesi di eccellenza in abbinamento ai vini di una cantina meravigliosa, i fratelli si raccontano.

“Il vino dà buona speranza, rallegra gli spiriti, fa l’animo audace, abbatte l’arroganza e produce una bellezza singolare”. Scriveva così Baldassarre Pisanelli, medico bolognese del XVI sec., autore  del “Trattato della natura de’ cibi et del bere”, consigli sulle buone pratiche alimentari e curiosità attorno ai cibi delle tavole dei signori.  È la  frase che accompagna ciascun tralcio di vite dato in regalo dai Fratelli Marco e Vittorio Adriano in occasione dei primi 25 anni di attività della Cantina di San Rocco Seno d’Elvio, a pochi passi da Alba, nello spettacolare territorio del Barbaresco. 

Una festa di compleanno coi fiocchi, con centinaia di visitatori e tanti operatori del settore Food & Beverage.

Per l’occasione sono state aperte al pubblico le cantine con un percorso gastronomico di eccellenze, che abbinava ai prodotti tipici di Langa i superbi vini dell’azienda di famiglia. 

Una Masterclass con una verticale di Barbaresco si è svolta nei giorni 27 e 28 ottobre dove, oltre alla degustazione del Barbaresco Docg Sanadaive e del Barbaresco Docg Basarin (annate 2006 -2011 – 2014 – 2016) condotta da Franco Alessandria, enologo responsabile del Laboratorio Enocontrol, sono state illustrate la geologia e le caratteristiche pedoclimatiche nei due vigneti (di San Rocco Seno d’Elvio per il Sanadaive e di Neive per il Basarin), a cura di Edmondo Bonelli, agronomo e naturalista.

Un evento voluto da Marco e Vittorio che da 25 anni ormai, da quel lontano 1994, hanno visto nascere e crescere questa cantina hanno dato il cuore e l’anima, hanno coinvolto le loro famiglie (da sottolineare l’apporto di Michela, figlia di Vittorio, nell’attività di marketing e relazioni esterne), hanno consolidato sacrifici e successi, ormai in tutto il mondo.

Due uomini semplici di una famiglia di contadini che con senso del dovere, impegno e tanti sacrifici, in periodi anche difficili, hanno saputo rimboccarsi le maniche, le hanno infilate sotto la terra per creare, tredici meraviglie (tanti sono i vini prodotti e in commercio) che sprigionano al palato gusto, felicità e bellezza.

Una menzione particolare va all’artefice principale di tutto questo, che giustamente i due fratelli ricordano con doveroso rispetto e benevolenza ogni volta che si parla della loro cantina: è papà Aldo! 

Un contadino di Langa che già coltivava la terra degli altri da mezzadro ed era riuscito ad acquistare la prima cascina a San Rocco Seno d’Elvio. Un maestro di vita, un uomo saggio, un  punto di riferimento che ha aperto questa strada fantastica a Marco e Vittorio, che ha consegnato loro insegnamenti, l’amore per quella vita in sintonia con i ritmi della natura e i valori dell’attività agricola. Aldo aveva continuato la vita del padre Giuseppe, già coltivatore agricolo sin dai primi del ‘900.

Una bellissima storia di famiglia, che non parla solo al maschile, ma che trova l’apporto di tutti i componenti, mogli e figli. 

Una bellezza e una felicità che si percepiscono quando varchi la soglia del cortile della cascina che ti accoglie a braccia aperte, con la sensazione che, oltre al sudore e alla fatica, qui stai bene, compresi i due cagnoni meravigliosi che ti danno il benvenuto, ti accolgono da amico e ti fanno compagnia per tutto il tempo.

Sudore e fatica che emergono dal racconto dei due fratelli, sorridenti e soddisfatti che sottolineano come “i 25 anni sono il raggiungimento di un obiettivo, una rivincita anche di nostro padre, contento nel vedere realizzato un sogno. Lui, con la vita da mezzadro, era riuscito a comprare una piccola cascina per dare un futuro ai figli e alla famiglia”.

Il ricordo più bello? “Le vendemmie, ricorda Marco,  sono la cosa più bella… quando riesci a raccogliere i frutti di un anno di lavoro, a fare una vendemmia buona anche nelle annate difficili è la cosa che ti dà più soddisfazione”.

La produzione degli Adriano ormai annovera 13 vini. A partire dall’ultimo nato, Satifol, prodotto da vitigno bianco autoctono, da uve stramature, ecco Dudes, il dodicesimo, uno spumante brut rosato vino prodotto da un vitigno rosso autoctono, e poi Langhe Sauvignon, Langhe Freisa, Dolcetto d’Alba, Barbera d’Alba e Barbera d’Alba Superiore, Langhe Nebbiolo, Moscato d’Asti, Ardì, Barbaresco Sanadaive, Barbaresco Basarin e Barbaresco Basarin Riserva.

Parliamo con Vittorio di Dudes, il dodicesimo, “Uno spumante, una bollicina. Non essendo zona vocata per l’Alta Langa Metodo Classico, abbiamo optato per il Freisa, vitigno che offre profumi ed aromi molto interessanti di frutta, di piccoli frutti di bosco. Raccolta leggermente anticipata rispetto al Langhe Freisa per avere un’acidità più spiccata, abbiamo adottato il Metodo Martinotti per esaltare la freschezza e i profumi”.

E l’ultimo nato? “È il Satifol, ricorda Marco, che in piemontese significa ‘sei proprio matto’ , ‘sei uno stupido’. Racconto la storia strana di questo vino: innanzitutto è frutto di una vendemmia tardiva di uva Moscato. Normalmente il Moscato si vendemmia a inizio settembre, noi invece abbiamo lasciato l’uva sulla pianta fino a metà novembre. Quest’uva era stata aggredita dalla Botrytis, la muffa della vite; quando l’abbiamo vendemmiata c’era mio padre che non si dava pace e per tutto il giorno ha ripetuto incessantemente ‘ses fòl… ses fòl’, non ne verrete fuori! E da lì è nato Satifol”.

Il ricordo del primo giorno insieme, nel 1994, fa cambiare espressione a Marco e Vittorio.

“Io ho fatto l’Istituto Agrario, risponde Vittorio, e ho lavorato subito come cantiniere alla Cinzano, a patto che mi lasciassero del tempo per lavorare nelle vigne di papà. Nella nostra cascina non c’era ancora una cantina, perché le uve venivano vendute. Siamo partiti, era il 1986, e fino al ’94 non abbiamo prodotto una nostra etichetta. Poi sono arrivato al tempo pieno in cascina, c’era anche bisogno di me, ho lasciato lo stipendio sicuro e a gennaio ’94 per prima cosa ho cominciato a potare”.

Marco, invece, sin da bambino ha scelto di aiutare il padre: “Finita la scuola media, visto che lo studio non faceva per me, ho optato per il lavoro in campagna per aiutare mio padre. La mia scuola è stata mio padre! Mi sento felice, realizzato, rifarei la stessa strada che ho intrapreso 25 anni fa”.

“La strada percorsa mi ha dato entusiasmo e tante soddisfazioni, ribadisce Vittorio, anche se si sono dovute affrontare situazioni non facili. Il ’94, quando siamo partiti, ricordo che  non è stata una buona annata dal punto di vista climatico, in fioritura, quindi poca allegagione dei grappoli, e poi l’alluvione di novembre che ha devastato il territorio con 70 morti e centinaia di feriti. Un’alluvione devastante che ha procurato frane e distrutto vigneti, anche noi siamo stati colpiti duramente”.

Un messaggio per le future generazioni? “Impegno, sacrifici, abnegazione, in questo lavoro non bisogna avere fretta, ci vuole pazienza, e, se lavori onestamente, i risultati arrivano”. Questo è il pensiero di Vittorio, orgoglioso e sicuro di sé.

“Le condizioni climatiche dettano le regole nella vigna, conclude Marco, devi saperti adeguare e devi saper contrastare le situazioni complesse per ottenere sempre il massimo. Dietro questo calice di Barbaresco si nascondono anni di fatiche e prima di metterlo nel bicchiere gli ostacoli da superare sono tanti. Ai giovani dico che questo è un mestiere complicato ma bello. Una fatica per cui vale la pena impegnarsi, un lavoro che sa renderti felice”.

Due fratelli, una grande famiglia, un grandissimo cuore e tanta umiltà, una dote che ai giorni nostri diventa sempre più rara.

Auguri e buona fortuna Marco e Vittorio, i prossimi 25 anni arriveranno e vi porteranno parecchie  novità, ostacoli da superare certo, ma sicuramente tanta bellezza e felicità figlie del vostro coraggio.

A cura di Andrea Di Bella