Economia & Lavoro

Gli italiani e la birra: consumi in crescita e ricerca gusti innovativi. Boom birrifici artigianali

Scritto da La redazione Sabato, 11 Ago 2018 - 0 Commenti

È quanto emerge da un’analisi Coldiretti, su dati Ismea/Nielsen, in occasione dell'International Beer Day. si segnala un balzo del 3% dei consumi nel primo semestre 2018, con oltre 238 milioni di litri bevuti e con un’ulteriore progressione rispetto al +8% registrato nel 2017. 

La preferite Bionda? Rossa? Bruna? Parliamo di birra, naturalmente,  o meglio di consumi  e tendenze degli italiani. In base ad un’analisi pubblicata da Coldiretti, in questi giorni, sui dati Ismea/Nielsen, si segnala un balzo del 3% dei consumi nel primo semestre 2018, con oltre 238 milioni di litri bevuti e con un’ulteriore progressione rispetto al +8% registrato nel 2017. 

In base all'analisi, "la birra piace a quasi la metà degli italiani adulti con un consumo pro capite medio di 31,8 litri all’anno il più alto sempre di sempre con una spesa totale delle famiglie che nel 2018 si stima raggiungerà per la prima volta il miliardo di euro se sarà mantenuto il trend di crescita del primo semestre".

 
Inoltre, è l’estate il periodo in cui si concentra il 40% delle consumazioni.

I dati sono stati pubblicati in occasione dell'International Beer Day, venerdì scorso, 3 agosto, giornata internazionale della birra.

Gli italiani si dimostrano favorevoli alle innovazioni, alla ricerca di gusti particolari ed originali, infatti “il consumo è diventato negli anni sempre più raffinato e consapevolesottolinea Coldiretticon la ricerca di varietà particolari e una produzione artigianale Made in Italy che si è molto diversificata con numerosi esempi di innovazione, dalla birra aromatizzata alla canapa a quella pugliese al carciofo di colore giallo paglierino ma c’è anche quella alle visciole, al radicchio rosso tardivo Igp o al riso".

"Il 77% degli italiani bevitori di birra –
spiega la Coldirettiè favorevole a sperimentare nuovi ingredienti e sapori secondo una ricerca Doxa". 

Un forte impulso economico al settore lo dà la crescita dei birrifici artigianali, “quadruplicati negli ultimi dieci anni, passando da poco più di 200 a oltre 860 fra brew pub, dove è anche possibile consumare sul posto la birra prodotta e micro birrifici di cui 1 su 4 agricolo con 55 milioni di litri prodotti”.

Numerose infatti continua la Coldirettisono le iniziative progettuali agricole che si basano sull’impiego dell’orzo aziendale in un contesto produttivo a ciclo chiuso garantito dallo stesso agricoltore. La regione in cui sono presenti più micro birrifici artigianali è la Lombardia, a seguire la Toscana, il Veneto e il Piemonte (Nella foto di Andrea Di Bella un birrificio artigianale torinese). Fra birre artigianali e industriali la filiera della birra in Italia vale complessivamente circa 6 miliardi di euro e offre, fra diretti e indiretti, 140mila posti di lavoro”.

“Oltre a contribuire all’economia, la birra artigianale rappresenta anche una forte spinta all’occupazione soprattutto tra gli under 35 che sono i più attivi nel settore con profonde innovazioni cheafferma Coldiretti vanno dalla certificazione dell’origine a chilometri zero al legame diretto con le aziende agricole ma anche la produzione di specialità altamente distintive o forme distributive innovative come i “brewpub” o i mercati degli agricoltori di Campagna Amica”. 

“Stanno nascendo anche nuove figure professionali conclude Coldiretti come il “sommelier delle birra” che conosce i fondamentali storici dei vari stili di birre ed è capace di interpretarne, tramite opportune tecniche di osservazione e degustazione, i caratteri principali di stile, gusto, composizione, colore, corpo, sentori a naso e palato e individuarne gli eventuali difetti, oltre a suggerire gli abbinamenti ideali delle diverse tipologie di birra con primi piatti, carne o pesce e anche con i dolci. La birra è sempre più bevanda di degustazione con richiami al territorio e al Made in Italy, due caratteristiche evocate, non sempre a proposito da etichette e pubblicità anche dai grandi marchi industriali”.


 Andrea Di Bella


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