Economia & Lavoro

Asti, il Piemonte incontra e conosce la viticoltura Georgiana del Caucaso

Scritto da La redazione Sabato, 13 Gen 2018 - 0 Commenti

Venerdì prossimo 19 Gennaio, alle 10, nell'Aula Magna Polo Universitario UNI-ASTISS Rita Levi Montalcini. Proprio in questa regione, un gruppo di archeologi ha recentemente trovato la più antica cantina del mondo. Secondo gli archeobotanici, la successiva addomesticazione della vite farebbe degli antichi abitanti dell'odierna Georgia tra i più antichi vignaioli della storia.

Affrontare le sfide della viticoltura in Piemonte con la forza di due culture antiche, quella Piemontese e quella Georgiana nel Causaso, aree geografiche rinomate nel mondo dove tradizione ed innovazione nel vino e nella ricerca nel campo corrono nella stessa direzione.

E' quanto si propone  l'incontro di venerdì prossimo 19 gennaio, inizio ore 10, per scoprire le eventuali collegamenti antichi fra una terra sconosciuta che pare sia all'origine della viticoltura. Nel corso del convegno al polo universitario Uni Astiss Rita Levi- Montalcini verrà raccontata un'importante scoperta scientifica: il ritrovamento in Georgia della testimonianza della più antica vinificazione, alla presenza di due protagonisti della scoperta. Inoltre verrà presentato il progetto di vigneto sperimentale GEVIR 2018.

Il programma: alle 10 registrazione partecipanti; ore 10,30 saluti di autorità e organizzatori, fra i quali Giorgio Ferrero (Assessore Regione Piemonte), Michele Maggiora (Presidente di ASTISS), Vincenzo Gerbi (Università degli Studi, Torino), Elio Pescarmona e Paolo Triberti (Consorzio Tre Secoli SCA), Filippo Mobrici (Presidente del Consorzio del Barbera D’Asti e dei Vini del Monferrato); ore 11apertura delle relazioni scientifiche, coordinate da Vittorino Novello (Università degli Studi, Torino) con interventi di David Maghradze (Agricultural University of Georgia) "Ottomila vendemmie: dal mito alle prove archeologiche"; Osvaldo Failla (Università degli Studi, Milano) "La Georgia: passato e futuro della coltura e cultura della vite e del vino"; Silvia Toffolatti e Gabriella De Lorenzis, Fabio Quaglino (Università degli Studi, Milano) "Vitigni georgiani: resistenza e tolleranza alle malattie"; Eugenio Sartori (Vivai Cooperativi Rauscedo) "Innovare per la sostenibilità delle tradizioni viti-enologiche"; Attilio Scienza (Università degli Studi, Milano)

Un viaggio in Caucaso alla scoperta delle origini del vino. Proprio in questa regione, un gruppo di archeologi ha recentemente trovato la più antica cantina del mondo. Secondo gli archeobotanici, la successiva addomesticazione della vite farebbe degli antichi abitanti dell'odierna Georgia tra i più antichi vignaioli della storia.

La regione del Caucaso del Sud vanta un’antica storia vitivinicola, durante la quale si è sviluppato un ampio assortimento di varietà di uve e metodi tradizionali di vinificazione. La Georgia, in particolare, ha un’antica tradizione di viticoltura ed è uno dei più antichi centri di domesticazione della vite.

A testimonianza delle antichissime radici della coltura della vite e della produzione del vino nell’area caucasica, la National Geographic Society ha diffuso la notizia del ritrovamento in una grotta in Armenia di quella che secondo gli archeologici sarebbe la più antica cantina del mondo. Gli scavi, infatti, hanno portato alla luce un torchio per il vino e un recipiente per la fermentazione, risalenti a oltre 6000 anni fa.

Già gli autori dell’antichità citano le viti e i vini del Caucaso. Ne sono esempio Omero che nell’Odissea racconta dei vini profumati e frizzanti della Colchide (oggi Georgia occidentale) e Apollonio Rodio che nelle “Argonautiche” racconta come gli argonauti abbiano trovato una fontana di vino nel palazzo di Aieti (in Colchide) e si siano riposati all’ombra della vite.

L’importanza della coltura della vite e dell’enologia per la Georgia è messa in risalto anche dalla figura simbolo del cristianesimo del Paese, Santa Nino. La croce utilizzata dalla santa che convertì il re d’Iberia al cristianesimo nel 327 d.C., infatti, è una croce fatta di tralci di vite, oggi simbolo della cristianità georgiana. La vite e la croce di Santa Nino sono presenti negli affreschi e sui bassorilievi delle centinaia di monasteri e chiese disseminate su tutto il territorio georgiano.

David Magradze, esperto dell’Istituto di orticultura, viticultura ed enologia di Tbilisi, spiega che “secondo gli studi archeobotanici, l’addomesticazione della vite è iniziata nel Caucaso meridionale tra il VI ed il IV millennio a.C., nello stesso periodo in cui sarebbe iniziata in Mesopotamia. È in questa epoca che ha inizio lo sviluppo nella parte centrale della regione transcaucasica della cultura di Shulaveri-Shomu, la più antica cultura del Neolitico ad avere luogo nel Caucaso. E già a questo periodo risalgono alcuni semi di vite ritrovati in Georgia”.

La Georgia è una nazione situata sulla linea di demarcazione tra Europa e Asia. Un tempo Repubblica sovietica, è caratterizzata da piccoli villaggi sulle montagne del Caucaso e dalle spiagge del Mar Nero. Il Paese è noto per Vardzia, un grande monastero scavato nella roccia che risale al XII secolo, e per l'antica regione vinicola di Kakheti. La capitale Tbilisi è rinomata per l’architettura varia e il dedalo di strade acciottolate del centro storico.


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