Territorio & Eventi

Emigrazione dei piemontesi nel Sud Ovest della Francia: astigiani, cuneesi e biellesi

Scritto da La redazione Giovedì, 10 Mag 2018 - 0 Commenti

Associazioni Piemontesi di Francia, adottando un nuovo statuto. Tra i primi ad accogliere l’invito ad aderire a questa nuova entità, vi fu Renzo Grattapaglia, nato a Torino nel 1931 da genitori emigrati da Monale d’Asti. Non ha dimenticato il dialetto di Monale e ha conservato la cittadinanza italiana: è sempre in contatto con i cugini Grattapaglia e Maiocco, che vivono nell’Astigiano.

Prosegue la collaborazione con l'autore di numerosi volumi dedicati all’emigrazione piemontese nel mondo che illustra, tratte dai suoi libri, storie di migranti nei diversi Paesi del mondo. Biografie di piemontesi che han saputo mantenere un legame con la terra di origine.

La strada che i pellegrini percorrono per raggiungere Lourdes, dopo la città di Toulouse capoluogo della regione
francese Midi Pyrénées, attraversa il dipartimento del Tarn-et-Garonne; sin dalla metà dell’Ottocento ha visto un notevole flusso migratorio dalla Polonia, dalla Spagna, dal Portogallo, dalla Svizzera, dal Belgio e anche dall’Italia.

Gli italiani affluirono nella seconda metà dell’Ottocento per la costruzione della linea ferroviaria Montauban-Brive. Prima di tale data risulta presente la famiglia Buffa, originaria di Angrogna nel Pinerolese, che si è distinta anche in campo militare: Daniele, nato nel 1773 e Giovanni Piero, nato nel 1821, combatterono infatti tra le file francesi ed ebbero entrambi la Legion d’Onore.

Pionieri dell’emigrazione del '900 furono Gabriele Girodo e Benedetto Mazzola, che nel 1922 lasciarono Cuneo per trasferirsi a Castelsarrasin; poi, a poco a poco, arrivarono un centinaio di famiglie. Nei pressi di Montauban si installarono i fratelli Gualino, originari di Sostegno nel Biellese: essi videro nel Quercy (la zona che da Montauban va verso Cahor nel dipartimento del Lot) una zona simile a quella del Piemonte, in parte pianeggiante e in parte collinare, e installarono uno stabilimento per la lavorazione del latte favorendo l’arrivo dei contadini dal Piemonte.

Dopo la Prima Guerra Mondiale le cascine del dipartimento erano state abbandonate e i campi non erano più coltivati in quanto molti francesi erano morti sui campi di battaglia, come ricordano ancora oggi le lapidi presenti in tutte le chiese e nelle piazze dei paesi. I piemontesi arrivarono in due periodi, i primi tra il 1922 e il 1930, gli altri dopo l’alluvione del 1930 che aveva coperto d’acqua tutta la regione.

Lo stabilimento dei fratelli Gualino, che arrivò ad avere circa 150 dipendenti, raccoglieva il latte nelle cascine degli italiani (in massima parte piemontesi); tra questi dipendenti vi era anche Giuseppe Vanara emigrato dall’omonima borgata tra Cortandone e Cortazzone (provincia di Asti), che si occupava proprio della raccolta del latte.

Negli anni tra il 1940 e il 1955 in piazza Lalacque a Montauban, al sabato mattina, si teneva il mercato del bestiame; famoso era quello dei buoi e dei vitelli da latte. Qui d’obbligo era il piemontese in quanto sia i venditori (piccoli proprietari delle cascine del dipartimento) sia gli acquirenti (commercianti che giungevano dal Piemonte) parlavano la nostra lingua.

Un certo Abba, emigrato da Cuneo, un giorno disse in piemontese: "amìs an bele sì suma tuti ad noi, a part quaich forestè" (n.d.a. i francesi).

La locale società di mutuo soccorso, nel 1991 si trasformò nell’Associazione Regionale des Piemontais et Amis du Piemont de Montauban et de sa Région, una delle più attive Associazioni Piemontesi di Francia, adottando un nuovo statuto. Tra i primi ad accogliere l’invito ad aderire a questa nuova entità, vi fu Renzo Grattapaglia, nato a Torino nel 1931 da genitori emigrati da Monale d’Asti, all’età di 3 anni lasciò l’Italia con la famiglia e con lo zio Davide Cisero raggiungendo a Montauban alcuni parenti.

Tra questi gli zii Antonio Grattapaglia, padre di Ugo (oggi residente a Valgera, frazione di Asti) e di Enrico, entrambi imprenditori nel campo avicolo, e Battista e Davide Cisero, tutti originari di Monale. Questi ultimi affiancavano all’attività lavorativa, anche quella di suonatori di clarinetto e fisarmonica, formando con Tillio di Variglie, e con altri, un complessino molto richiesto nelle feste dei paesi del circondario.

Renzo Grattapaglia, per oltre 40 anni ha lavorato presso un centro di distribuzione bevande della zona e conosce ogni località del dipartimento avendo consegnato birra, vino, acqua. Ha sposato una francese, ma non ha dimenticato il dialetto di Monale e ha conservato la cittadinanza italiana: è sempre in contatto con i cugini Grattapaglia e Maiocco, che vivono nell’Astigiano, e con i Grattapaglia di Marsiglia, discendenti dello zio Giuseppe. Alleva ancora le galline ed i maiali per il consumo domestico come si usava una volta nelle cascine piemontesi.

Ad alcuni chilometri da Renzo abitava la zia Santina Fornaca (vedova di Battista Cisero) nata a Castello d’Annone e vissuta a Viatosto per 20 anni e poi in una cascina presso il Tanaro. Nel 1938, sposatasi con Battista, era emigrata a Montauban; qui lavorava (da quando spuntava il sole a quando calava!) nella raccolta e pulitura della frutta e nei lavori agricoli.

Anche lei ha mantenuto l’amore per la propria terra, il dialetto astigiano e la lettura dei libri; coltiva anche l’orto dove non mancano i peperoni quadrati di Motta di Costigliole.

Giancarlo Libert
 
(dal volume dell’autore, L’Emigrazione Piemontese nel Mondo, Chivasso 2009)


  • Adsense slot ID 9166920842">