Economia & Lavoro

Dal Monferrato a Torino, il Caffè Lavazza si trasforma in “Nuvola”

Scritto da La redazione Lunedì, 16 Apr 2018 - 0 Commenti

È una Nuvola di oltre 30 mila metri quadrati, costata 120 milioni di euro, che produce idee e lavoro, cibo e cultura.

Il calendario segnava 1894 quando Luigi Lavazza, partito da Murisengo (Alessandria), nel Monferrato Casalese, lasciato il paese natale con un capitale di cinquanta lire, trovava lavoro come commesso presso alcune drogherie torinesi con torrefazione e decide, successivamente, di rilevare la dissestata Paissa e Olivero, all’angolo tra via San Tommaso e via Barbaroux.

Sono trascorsi più di 120 anni e l’8 giugno 2018 apre al pubblico ufficialmente la "Nuvola Lavazza", uno spazio aperto per la condivisione di progetti, cibo e cultura.

Ma la “nuvola” si è già presentata alla stampa e, in esclusiva, a un pubblico speciale, su prenotazione.

Uno spazio aperto alla città, all’Italia e al mondo, in cui il nuovo quartier generale di Lavazza dialoga con un ristorante gourmet e un museo interattivo, con un grande spazio eventi e un’area archeologica, con un bistrot innovativo e lo IAAD, l’Istituto d’Arte Applicata e Design.

Forte legame col territorio e innovazione sono i punti forti del progetto firmato dall’architetto Cino Zucchi che mette in mostra le sue “radici future”, dando forma ai valori e agli oltre 120 anni di storia dell’azienda.

Un progetto fortemente voluto dalla quarta generazione della Famiglia Lavazza, creato sinergicamente da  un “Golden Team” che unisce Cino Zucchi, Ferran Adrià e Federico Zanasi, Dante Ferretti e Ralph Appelbaum, massime espressioni nei campi dell’architettura, del food, della scenografia e del design.

La storia di un’impresa orgogliosamente e caparbiamente familiare e torinese continua. "Noi da qui non ce ne andremo, anzi restiamo per continuare a sognare", afferma il vice presidente Giuseppe Lavazza durante l’inaugurazione della Nuvola.

Da oggi ecco, quindi, una nuova Nuvola sotto il cielo di Torino.

È una Nuvola di oltre 30 mila metri quadrati, costata 120 milioni di euro, che produce idee e lavoro, cibo e cultura. È una Nuvola spalancata sul mondo, che porta il quartier generale nel cuore multietnico di Torino, che ha il sapore deciso del caffè italiano e quella capacità, tipica delle nuvole, di fare sognare, di far viaggiare l’immaginazione e di guardare lontano. Verso più di 90 Paesi in tutti i continenti... verso il futuro.

E come le nuvole in cielo cambiano forma in ogni momento, anche questa si trasforma, si adatta alle diverse situazioni nel corso della giornata. Infatti, è stata progettata nel rispetto dell’ambiente: è uffici all’avanguardia, ecocompatibili, è ristorante d’autore, condivisione allegra e informale di cibo, è museo di storia e di emozioni.

Non solo: Nuvola è una piazza aperta alla città, è area archeologica, con la possibilità di ammirare i resti di un’antica basilica paleocristiana all’interno, è un grande spazio eventi per ospitare dibattiti, congressi, appuntamenti culturali, musicali e artistici.

È un bistrot pensato per i dipendenti, ma aperto al pubblico ed è, infine, la sede dello IAAD, l’Istituto d’Arte Applicata e Design con i suoi oltre 700 giovani creativi.

Nuvola è Condivisione. “È stata pensata – ribadisce l’architetto Cino Zucchi - come un motore del dialogo, attivatore di progetti e di idee. A iniziare dall’edificio che ospita i nuovi uffici e che, con le sue forme armoniche, suggerisce il profilo di una grande nube, dando così il nome agli oltre 30.000 metri quadrati della Nuvola”.

Il progetto dà un volto nuovo – riqualificato e smart - al quartiere Aurora ed è pensato per ispirare le persone, mettere in circolo energie e attivare il dialogo, offrendo esperienze di condivisione culturale, sociale, di gusto e di business.

“La Nuvola contiene la nostra memoria e il nostro futuro”, dichiara Alberto Lavazza, Presidente del Gruppo. “Ha le radici ben salde nella città e nel quartiere Aurora, storicamente teatro del nostro sviluppo industriale, ma è allo stesso tempo un complesso all’avanguardia in grado di dialogare con tutto il mondo. Così ci piace pensare che Nuvola Lavazza abbia radici future, perché siamo convinti che il futuro possa maturare bene solo se le radici sono profonde”.

“Abbiamo voluto che Nuvola Lavazza fosse molto di più del quartier generale efficiente e innovativo di un’impresa moderna e aperta alla contemporaneità”, afferma il Vice Presidente Giuseppe Lavazza. “Proprio qui abbiamo deciso di continuare a crescere: Nuvola è anche espressione della nostra determinazione a voler essere sempre di più portatori di innovazione, sviluppo e prosperità all’interno delle comunità e dei luoghi con cui entriamo in contatto. È simbolo globale di apertura e condivisione, dove le persone si mescolano, lavorano insieme, producono, scambiano idee, si confrontano e comunicano con il mondo”.

“Nuvola Lavazza è un luogo unico e innovativo, uno spazio aperto che dà forma ai nostri valori e alla nostra storia, offrendo esperienze di gusto e cultura accanto a eventi pubblici”, aggiunge Marco Lavazza, Vice Presidente dell’azienda. “È stata sviluppata mettendo al centro il comfort delle persone, il risparmio energetico e la tutela dell’ambiente. È stata restituita alla città un’area che era stata concepita per uso industriale, rileggendola in una logica diversa, con un approccio sostenibile. Anzi, è stata certificata come uno degli edifici più eco-sostenibili del mondo”.

Due luoghi, all’interno, sono pensati per la ristorazione: CONDIVIDERE, ristorante creato con la collaborazione di uno dei più grandi chef del mondo, Ferran Adrià e BISTROT.

Il concept di Ferran Adrià, la scenografia di Dante Ferretti e la cucina guidata dallo chef Federico Zanasi si fondono in un’esperienza gastronomica unica, in un luogo dal sapore magico. “Condividere” mette al centro la materia prima, la sostanza, il cibo e la sua qualità, riscoprendo il senso profondo - di spontaneità e di allegria - dell’ospitalità italiana. Il tempo riacquista valore e qualità, appare quasi sospeso.

Uno spazio innovativo di ristorazione collettiva, quello del Bistrot, ispirato alla filosofia Slow Food. È la nuova “mensa” Lavazza, attenta alla qualità dei cibi e alla composizione nutrizionale, che pone al centro la persona. Il Bistrot interpreta il cibo come motore di socialità e costruzione di comunità. I menu ruotano quotidianamente e sono divisi in tre “isole-ristoranti”: ¡Tierra! per la cucina green e salutistica, San Tommaso 10 per lo street food italiano, Murisengo per i piatti della tradizione nazionale e piemontese.

E l’ex centrale elettrica del quartiere Aurora diventa LA CENTRALE, un luogo, un  grande ambiente flessibile di oltre 4.500 metri quadrati pensato per produrre energia sotto un’altra forma, attraverso incontri e idee.

Ed eccoci arrivati a scoprire il Museo Lavazza: un momento emozionante per scoprire 120 anni di storia che mettono in circolo la cultura del caffè ma anche la sensibilità artistica della grande fotografia d’autore, la comunicazione creativa, l’architettura contemporanea e la tutela dei beni culturali.

“Il caffè è sempre l’inizio di qualcosa”,  pronuncia Francesca Lavazza, “capace di favorire la nascita di un’idea, di allargare lo sguardo”.

È il concetto ispiratore del Museo Lavazza. Un museo innovativo che, progettato dallo studio internazionale di Ralph Appelbaum, permette di intraprendere un viaggio sensoriale-emotivo nella cultura globale del caffè, intrecciando il racconto con la storia della famiglia Lavazza e, attraverso di essa, con la storia industriale italiana del XX secolo.

Nel 2014 i lavori di costruzione della Nuvola Lavazza hanno portato alla luce i resti di una Basilica paleocristiana del IV-V secolo d.C.: oggi si mostra alla città attraverso un’apposita copertura e una vetrata che protegge e permette di osservare i reperti archeologici: suggestiva!

È uno dei tanti angoli che la Nuvola fa scoprire. "È bello che le Nuvole possano essere inaugurate”, aveva affermato il conduttore Pierfrancesco Favino, dal palco, attorniato dalla quarta generazione della famiglia Lavazza, orgogliosa, commossa, felice, in un salone pieno di applausi.

Andrea Di Bella


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