Economia & Lavoro

In crisi il mercato delle pesche: quotazioni sotto i costi e l'obbligo della raccolta

Scritto da La redazione Venerdì, 23 Ago 2019 - 0 Commenti

Il meccanismo perverso danneggia ulteriormente il mercato e favorisce solo l’industria di trasformazione. Coldiretti Piemonte chiede con urgenza la dichiarazione dello stato di crisi da parte della Regione Piemonte sul comparto frutticolo, con l’applicazione di tutte le formule agevolative a favore del settore.

La campagna di produzione piemontese delle pesche è segnata da una pesante crisi di mercato: mentre per la remunerazione del prodotto di prima scelta si parla di quotazioni ben al di sotto dei costi di produzione, per il prodotto destinato all’industrie di trasformazione che pretendono addirittura venga loro regalato. 

L’industria è ben consapevole che la produzione non può essere lasciata in campo, per evitare da un lato l’abbandono del raccolto e delle normali pratiche di coltivazione, dall’altro poiché genererebbe pesanti decurtazioni nella produzione assicurabile per eventi calamitosi nella campagna di produzione successiva a sfavore delle aziende agricole. 

“È quanto sta succedendo in questi giorni” sostengono Roberto Moncalvo, Presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa, Delegato Confederale “I produttori piemontesi di pesche si stanno accollando i costi di produzione e di raccolta (da 0,40 a 0,46 €/Kg - fonte Agrion) per ‘regalare’ la frutta all’industria. Il comportamento delle realtà della trasformazione frutticola è pesantemente sleale, soprattutto perché il consumatore finale non ottiene alcun beneficio dalla diminuzione dei costi di produzione, come vorrebbero invece le dinamiche di mercato”.

L’attuale meccanismo burocratico, che va urgentemente cambiato, legato al metodo assicurativo prevede purtroppo che il produttore dimostri la produttività del proprio appezzamento con la media produttiva degli anni precedenti, ad oggi dimostrabile soltanto con i documenti che attestano la commercializzazione della produzione. 

Un paradosso che grava ulteriormente sulla sopravvivenza economica delle imprese.

Coldiretti e Asnacodi, a partire dal 2015, hanno più volte segnalato al Ministero le difficoltà provocate dai meccanismi di calcolo della “media storica” e la necessità di superare questo meccanismo e i pericoli che ne conseguono per le imprese. 

Alla luce della grave situazione di crisi serve sicuramente un intervento della Regione nei confronti del Ministero per sburocratizzare anche queste procedure.

In attesa delle soluzioni strutturali e burocratiche, Coldiretti Piemonte chiede con urgenza la dichiarazione dello stato di crisi da parte della Regione Piemonte sul comparto frutticolo, con l’applicazione di tutte le formule agevolative a favore del settore.