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Come gestire il debito pubblico italiano in crescita di 100 milioni al giorno

Scritto da La redazione Venerdì, 8 Mar 2019 - 0 Commenti

La ricetta del senatore roerino Marco Perosino che ha presentato ieri a Palazzo Madama. i dati aggiornati e lanciato due proposte per rendere più gestibili i 2.350 miliardi di debito italiano, che si confronta con un Pil 2018 di 1.754,9 miliardi, compreso il 18% di attività in nero

Il debito pubblico italiano cresce al ritmo impressionante di 70mila euro al minuto, 4,2 milioni all'ora, 100 milioni di euro al giorno. Lo ha spiegato ieri mattina il senatore roerino Marco Perosino (Forza Italia), relatore al convegno "Attacco al debito pubblico", organizzato dall’Associazione "La Forza delle Idee" all’Istituto di Santa Maria in Aquiro a Roma.

Al convegno hanno partecipato anche la senatrice Anna Maria Bernini, capogruppo dei senatori di Forza Italia, Giuseppe Pisauro, economista e presidente dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio, Paolo Panerai, editore e direttore di MF-Milano Finanza, e Massimo Garavaglia, sottosegretario al Mef

Perosino ha ricordato che il debito pubblico italiano è pari a 2.350 miliardi di euro, cui aggiungere altri 64 miliardi di euro di debiti in capo alla pubblica amministrazione. Del totale, la quota del debiito europeo è di 250/350 miliardi.

A oggi i prestiti erogati dalle banche italiane al settore privato sono poco meno dei debiti dello Stato, ovvero 2.200 miliardi di euro, di cui 500 milioni rientrano nel capitolo Npl, non performing loans. Ovvero il 22,7% del totale.

"Questo si raffronta - ha spiegato Perosino - con 1.754,9 miliardi di euro di Pil registrati in Italia nel 2018, un dato che non sta scritto sui libri, perché comprende anche il 18% di ricchezza sommersa, che non viene denunciata al Fisco. Altre importanti voci di attività riguardano i depositi bancari, pari a 1.372 miliardi di euro, mentre la stima degli asset finanziari che comprendono obbligazioni, azioni, fondi comuni e prodotti assicurativi è di 2.760 miliardi. A queste voci vanno sommati gli immobili, il cui valore può aggirarsi su 4 mila miliardi di euro e le riserve auree della Banca d'Italia per 85 miliardi di euro".

A questo punto il senatore Perosino ha fatto due conti: gli incassi dello Stato sono pari a circa 800 miliardi di euro, che si confrontano con 250 miliardi di uscite in pensioni, 114 miliardi in sanità, 200 miliardi in stipendi alla pubblica amministrazione, oltre ad acquisti vari. Si arriva a 780 miliardi di euro. Ne deriva, conclude Perosino, un avanzo primario di 20 miliardi di euro.

Tuttavia non bisogna scordare che l'Italia deve pagare 69 miliardi l'anno di interessi sul debito. Le proposte per ristrutturare il debito sono due.

La prima è costituire una società pubblica cui conferire gli immobili dismessi dello Stato e immettere con gradualità (20 anni) sul mercato gli edifici, senza vincolo di destinazione. In una seconda fase banche e privati dovrebbero sottoscrivere quote della società pubblica e, con il capitale incassato, estinguere uno stock di debito.

Da questo progetto Perosino si attende una raffreddamento della speculazione e del costo degli interessi, una riduzione del debito di 150/200 miliardi di euro, oltre a 50 miliardi di investimenti in opere infrastrutturali, ricerca, sviluppo, settore sociale e scuola. Questo alla fine porterebbe alla creazione di un circolo virtuoso che ha come fine ultimo la crescita strutturata dell'economia.

La seconda proposta del Senatore riguarda invece un'operazione finanziaria, ovvero la ristrutturazione del debito attraverso l'allungamento della rata (potrebbe essere per esempio di 30 anni).

Questo debito nazionale, secondo Perosino, potrebbe confluire in un grande debito europeo assieme a quello delle altre nazioni, dove gli Stati pagano pro-quota gli interessi.

Gli effetti previsti da questa operazione sono un'inflazione controllata e soprattutto la riduzione degli interessi passivi, visto che si tratta di un bond europeo partecipato da Stati con rating differenti.

Purtroppo la Germania in primis e il Nord Europa sono piuttosto reticenti ad accogliere proposte di questo tipo.

Italia Oggi