Economia & Lavoro

Coldiretti: "Accordo Ue-Giappone mette a rischio il Made in Piemonte"

Scritto da La redazione Lunedì, 4 Feb 2019 - 0 Commenti

L'accordo che prevede la protezione di appena 18 Igp italiane agroalimentari (appena il 6%) e 28 vini e alcolici su 523 Docg riconosciute in Italia (5%). Più possibilista, Daniela Patriarca, responsabile di Italian Culinary Tradition, da anni presente sul mercato giapponese con la sua organizzazione di corsi di formazione e consulenze enogastronomiche.

Via libera in Giappone al falso Made in Italy con l’entrata in vigore dell’accordo di libero cambio tra Unione Europea e Giappone JEFTA che, come prevedibile, peggiora le condizioni fissate nell’’accordo di libero scambio con il Canada (Ceta).

L’aggravante nel caso del Giappone è che non è stata neanche prevista la ratifica dei parlamenti nazionali per un accordo che prevede la protezione di appena 18 indicazioni geografiche italiane agroalimentari sul totale di 293 (appena il 6%) e 28 vini e alcolici sul totale delle 523 denominazioni di origine e indicazioni geografiche riconosciute in Italia (5%).

Peraltro anche se per Grana padano, Pecorino Romano e Toscano, Provolone Valpadana, Mozzarella di bufala campana e Mortadella Bologna viene garantita la protezione del nome complessivo, potranno essere comunque utilizzati i singoli termini (Grana; Romano, Bologna) e si potrà addirittura produrre e vendere Asiago, Fontina non italiani per i prossimi sette anni.

Tra questi prodotti rientra il Gorgonzola, di cui il Piemonte, nell'ultimo anno, ha prodotto 40 mila tonnellate ovvero circa il 50% della produzione nazionale, per cui rischiamo che per i prossimi 7 anni in Giappone venga prodotto e venduto, senza che abbia nulla di piemontese sottolineano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato ConfederaleContinuiamo, insomma, ad assistere al moltiplicarsi di accordi di libero scambio da parte dell’Unione Europea che legittimano, a livello internazionale, la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi. L’elenco, purtroppo è lungo, ma un’altra grave criticità è quella dell’accordo UE–Singapore che prevede la possibilità di utilizzare termini contenuti in una denominazione, il nome di una varietà di uve utilizzate nel territorio, come ad esempio «Nebbiolo".

"Continuiamo, quindi, le nostre battaglie a favore della trasparenza - concludono Moncalvo e Rivarossa per tutelare l’eccellente patrimonio enogastronomico piemontese che annovera 14 Dop, 9 Igp, 18 Docg e 42 Doc”.

Più possibilista, Daniela Patriarca, responsabile di Italian Culinary Tradition, da anni presente sul mercato giapponese con la sua organizzazione di corsi di formazione e consulenze enogastronomiche.

"Il Giappone è un Paese che ama la cucina italiana e lo dimostra per la presenza ormai consolidata di ristoranti italiani in tutto il Paese. Molti chef giapponesi hanno studiato in Italia ed hanno contribuito all'importazione in Giappone dei nostri prodotti alimentari di qualità. L'accordo di partenariato economico con il Giappone non dà garanzie di una tutela forte dei nostri prodotti, ma d'altro canto, apre le porte di un mercato nuovo a prodotti che non erano importabili, come la carne". 

"Ormai da alcuni anni in Giappone si produce vino e formaggio e, sicuramente, non mancheranno sempre maggiori occasioni di confusione qualora un formaggio prodotto in Giappone possa fare riferimento nel nome all'Italia - racconta ancora DanielaPer tutelare davvero le nostre produzioni di punta, sarà necessario continuare a promuoverne l'immagine e la conoscenza con dimostrazioni, lezioni ed eventi in cui li si spieghi adeguatamente. Non esiste la possibilità di una tutela migliore della divulgazione e formazione, in un mercato globalizzato".

Insomma, sarà necessario promuovere e formare adepti alle eccellenze enogastronomiche italiane. "Del resto i contatti con il Giappone potranno essere forieri anche di una nascita di nuovi prodotti e, sicuramente, gli artigiani italiani saranno capaci di dimostrare anche in questo senso la loro abilità: basti citare l'esempio di un formaggio italiano affinato nella salsa di soia che è ora al centro dell'attenzione dei gourmet giapponesi - conclude la responsabile dell'ICT che ha sede a Torino - E' nato ad Arona, sul lago Maggiore, è il frutto dell'abilità di un affinatore italiano che ha voluto mettere insieme due grandi prodotti, un formaggio italiano di qualità ed un'eccelsa salsa di soia giapponese, due prodotti che continueranno ad essere prodotti nei Paesi d'origine, ma assemblati da un grande artigiano italiano".